L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 6 giugno 2016

Capitalismo Totalizzante - tutto mercifica anche i militari e le guerre, mentre il capitalismo straccione di Renzi manda 450 soldati pagati con i soldi nostri a proteggere i profitti dei privati

La dottrina militare di Obama: i mercenari sostituiscono l'esercito

Mercenario in Afghanistan
 
Operatore di sicurezza privato ascolta la radio durante il turno di guardia a Camp Nathan Smith nei pressi di Kandahar in Afghanistan. 7 maggio 2010. REUTERS/NIKOLA SOLIC
L'eredità che il Comandante in capo Barack Obama lascerà al suo successore è una linea di demarcazione molto netta tra il passato e il futuro, in termini di assetto militare: la vera “dottrina Obama”, un termine coniato dalla rivista The Atlantic nel marzo scorso, riguarda un radicale cambio di rotta nella politica estera americana, un cambio che trasgredisce l'imperativo morale dell'egemonia americana sul mondo.
Fedele alla sua linea, chissà se dettata dal prematuro Premio Nobel per la Pace riconosciuto al neo-Presidente americano appena eletto nel lontano 2008, Obama ha progressivamente ritirato le truppe americane dall'Afghanistan e dall'Iraq – salvo fare una lieve marcia indietro in tempi più recenti – e inquadrato la politica militare in una forma più attendista e dialogante in campo internazionale. Pensiamo ad esempio alla gestione delle crisi in Medio Oriente, alle primavere arabe e ai tentennamenti sull'intervento armato in Siria. Quindi è vero: Obama ha diminuito enormemente la presenza militare americana all'estero. C'è tuttavia un aspetto molto importante della “dottrina Obama”, molto meno analizzato e praticamente assente nelle cronache internazionali, che tuttavia non è sfuggito a qualche esperto analista militare: riguarda l'uso senza precedenti di contractor fatto dall'amministrazione Obama, in italiano si parla di “mercenari”, per sostenere e guidare le missioni americane e straniere all'estero.
Se da un lato Obama ha ritirato le truppe a stelle e strisce dall'altro ha assunto decine di migliaia di contractor per rimpiazzarli. Attualmente in Afghanistan ci sono tre mercenari ogni soldato americano (28.626 unità mercenarie contro 9.800 soldati), una proporzione senza precedenti nella storia degli Stati Uniti, e in Iraq i professionisti che supportano le operazioni del Pentagono e della Difesa americana sono 7.773 a fronte di poco più di 4.000 soldati regolari. Numeri che non comprendono i fornitori di servizi di intelligence alla CIA o di altri servizi simili: l'ammiraglio Michael Rogers, scriveva Foreign Policy nel marzo scorso, durante una recente audizione al Senato degli Stati Uniti ha affermato che i fornitori esterni di servizi di cyber sicurezza rappresentano il 25 per cento della forza lavoro di tutto il Cyber Command americano.
Il Washington Post, in un recente articolo nel quale cita un rapporto dell'Armed Services Committee della Camera dei Rappresentanti americana, si legge che in Afghanistan la pesante dipendenza americana dalle società di sicurezza professioniste sta erodendo sempre più le competenze delle unità delle forze armate schierate nel Paese. Un esempio piuttosto evidente, si legge nel documento, è nell'uso di professionisti civili per la manutenzione dei mezzi dell'aviazione, scelta che ha azzerato le competenze dei soldati e degli avieri dell'esercito. Un altro aspetto si evidenzia nelle azioni sul campo: l'uso sempre più frequente di contractor non sta solo erodendo le competenze militari e strategiche più “spicciole” ma anche riportando indietro di anni i livelli di conoscenza del territorio e della società afghana da parte dell'esercito degli Stati Uniti. E gli effetti sono già visibili: da due anni i Taliban sembrano aver ritrovato nuove forze e nuove motivazioni al jihad contro “il diavolo americano”.
Tra il 1 gennaio 2009 e il 31 marzo 2016 1.540 contractor sono morti in missione (176 in Iraq e 1.364 in Afghanistan) mentre nello stesso periodo i soldati americani morti sul campo sono stati 1.301 (289 in Iraq e 1.012 in Afghanistan). Solo lo scorso anno i contractor deceduti nei due paesi sono stati 58 mentre 27 sono stati i membri delle forze armate rientrati in America avvolti nella bandiera: meno della metà. In realtà, spiega il New York Times, è molto difficile stabilire di quante aziende e di quanti uomini si avvalgano gli Stati Uniti per sostituire le proprie forze armate: sono le stesse aziende di mercenari a rilasciare dati con il contagocce, o spesso a non rilasciarne affatto, mentre il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha cominciato a diffondere qualche dato solo nel 2007. Nel febbraio scorso il senatore repubblicano John McCain, avversario di Obama nel 2008, Presidente della Commissione sulle Forze Armate del Senato ha chiesto in forma ufficiale all'esercito di rendere noto il numero esatto di contractor impiegati dal Dipartimento della Difesa ma la risposta tarda ad arrivare.
Un altro elemento discutibile della dottrina Obama riguarda le informazioni sul ruolo, la portata e le dimensioni dell'uso di contractor quando si annuncia una campagna militare, informazioni che non vengono mai fornite, nemmeno quando i cronisti si ricordano di chiederlo. Anche il Congresso fino ad oggi ha agevolato l'allungarsi delle ombre di mistero sui rapporti tra i contractor e le forze armate: la supervisione delle loro attività fino ad oggi si è dimostrata molto limitata, tranne in qualche caso in cui un operatore di sicurezza non americano ha ucciso accidentalmente un membro delle forze armate USA o per qualche caso di furto, frode e abuso di risorse dei contribuenti americani.
L'eredità della dottrina Obama in materia militare è forse il lascito più importante del primo presidente afroamericano della più grande democrazia occidentale: eppure fino ad oggi nessuno ha posto domande ai candidati alla Casa Bianca in merito alla loro opinione sull'impiego di aziende private in scenari di guerra e questo è piuttosto emblematico di come il tema sia tenuto in scarsissima considerazione.
Secondo un operatore di sicurezza che ha chiesto a IBTimes Italia di restare anonimo “nei prossimi 40 anni gli Stati Uniti potrebbero sostituire tutte le forze armate impiegate all'estero appaltando la guerra a società private. O almeno, questo è lo scenario che vedo io dall'interno”. Una contraddizione non indifferente per chi ancora oggi pretende di “esportare” valori democratici in tutto il mondo a colpi di bombardamenti.
Insomma, gli Stati Uniti sembrano andare in una direzione decisamente opposta a quella di molti altri, a cominciare dall'Italia, che forse esagera in maniera opposta. Il fu ministro della Difesa Ignazio La Russa decise di inviare i militari italiani (come i fucilieri di Marina Latorre e Girone) sui mercantili privati italiani che attraversano il golfo di Aden con funzioni di antipirateria: soldati pagati dai contribuenti mandati a tutelare gli interessi, seppur legittimi, di imprenditori privati che non si sono fatti scrupoli a lasciarli al loro destino una volta successo il pasticcio dell'Enrica Lexie. Nello stesso ambito rientra anche la decisione del governo Renzi di inviare militari italiani a Mosul, nel nord dell'Iraq, per proteggere l'appalto miliardario per il restauro della diga aggiudicatosi dalla società italiana Trevi.

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