L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 giugno 2016

Cina - sono aziende private che producono acciaio e queste si muovono nella logica del libero mercato

Acciaio, schiaffo cinese a Europa e Stati Uniti
 

–di Rita Fatiguso
07 giugno 2016 


(Afp)

Nel dialogo strategico ed economico Usa-Cina (l’ottavo round si è aperto ieri nella Diaoyutai Guesthouse) la parte del leone tocca all’overcapacity, specie quella dell’acciaio. Gli Stati Uniti hanno attivato nei giorni scorsi una controffensiva sull’acciaio cinese a basso costo, aprendo un’inchiesta per accertare l’entità del dumping, più che logico, quindi, il rimbalzo della questione sui tavoli economici del dialogo in corso in questi giorni a Pechino.

Ci aveva già pensato del resto domenica scorsa il segretario al Tesoro Jacob Lew a definire il problema “grave” non solo per il mondo ma anche per la Cina stessa, invitando Pechino a prendere misure più decise per favorire una crescita sana. Morale: ieri in conferenza stampa il ministro delle finanze cinese Lou Jiwei, dando conto del tavolo di lavoro bilaterale dedicato all’economia, si è mostrato particolarmente scettico sull’overcapacity.

La Cina non ama le intrusioni nelle misure di politica interna, quindi l’approccio di Lew è stato giudicato piuttosto invadente. «La metà delle aziende cinesi dell’acciaio è privata non pubblica – ha detto il ministro – quindi noi non possiamo fare molto per incidere sulle loro decisioni concrete».
CINA PRIMO PRODUTTORE DI ACCIAIO NEL MONDO


Il concetto è stato ripetuto per una seconda volta quando gli è stato chiesto se si riesce a quantificare il numero degli esuberi, ad esempio, per ogni 10mila tonnellate di acciaio prodotte in meno. Lou Jiwei, come in un disco rotto, ha risposto che sui comportamenti dei privati Pechino non può fare molto. Quindi, non è possibile nemmeno sapere quanti lavoratori rimarrebbero a casa se l’output di acciaio dovesse essere tagliato in misura consistente. La cifra esatta dei licenziamenti preventivati in caso di chiusura o conversione di acciaierie è quindi sconosciuta. Circolano cifre puramente indicative, molte delle quali si rifanno al 2008, anno chiave della crisi finanziaria globale in cui milioni di cinesi persero il lavoro. Ma da allora non si è più capito cosa i vertici stanno meditando di fare, almeno per le aziende statali per le quali è stata messa in campo un'eterna riforma.

Quindi Lou Jiwei, il ministro cinese delle finanze che aveva il compito di spiegare l’esito del tavolo bilaterale con i counterparts americani ha praticamente glissato la questione. Segno che il dialogo tra Pechino e Washington è pieno di ostacoli. Lou Jiwei ha ricordato le poste in gioco del Governo per far fronte alla perdita di posti di lavoro, almeno un miliardo di renminbi, ma poi ha preferito aggirare la questione, tutt’altro che semplice da gestire.

Anche il tavolo precedente, dedicato al climate change, indirettamente è stato dominato dai costi della riconversione delle produzioni pesanti e inquinanti.



Dialogo Cina-Usa
6 giugno 2016
Clima, Xie Zhenghua (NDRC): ratificare entro l'anno l'accordo di Parigi
Xie Zhenhua, che non è un funzionario qualunque ma lo special representative on climate change della potente NDRC, il braccio armato del partito per le riforme, ne ha parlato come di uno sforzo enorme, in termini economici e umani. Anche quello sul climate change è un fronte importante, l’incontro con i counterparts americani è stato laborioso, perché bisogna implementare le decisioni prese, Cina e Usa sono tra i primi inquinatori al mondo. E ognuno a casa propria deve iniziare a impugnare l’accetta. C’è soprattutto da recepire l’accordo di Parigi sul clima, tutti promettono di farlo entro l’anno, ma i costi che si profilano sono tali da scoraggiare anche le economie più solide. In Cina, soprattutto, rendere le produzioni più “pulite” implicherà, ha fatto capire Xie Zhenhua, politiche lacrime e sangue.

http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2016-06-06/acciaio-schiaffo-cinese-europa-e-stati-uniti-165506.shtml?uuid=ADjoe0W 

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