L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 giugno 2016

Corrotto Pd - il Giglio Magico massonico mafioso seppelisce i risparmiatori italiani, il risparmio era una delle poche cose che il capitale finanziario straniero voleva e il governo gli lo serve su un piatto d'argento

Poste Italiane, tutti i dettagli sulla seconda tranche di privatizzazione

Poste Italiane, tutti i dettagli sulla seconda tranche di privatizzazione

Prendono il via i lavori per la cessione di una seconda tranche delle Poste Italiane, che il governo intende completare entro l’anno. Lo schema di decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, che definisce i criteri e le modalità di vendita, è stato depositato ieri alla commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato per riceverne il parere necessario.
Dopo la cessione del 35,3% del capitale dello scorso ottobre, che ha consentito al ministero dell’Economia di incassare 3.058 milioni, questa volta si replica con il collocamento di un altro 29,7% del capitale, unico pacchetto di azioni del gruppo rimasto in mano a Via XX Settembre.
Il mese scorso, infatti, il ministero dell’Economia, che dopo l’ipo di ottobre era rimasto azionista di Poste con il 64,7%, ha conferito un altro 35% a Cassa Depositi e Prestiti, tramite un’operazione di aumento di capitale riservato di Cdp, per un valore 2,93 miliardi. Iniezione che ha consentito di rafforzare il patrimonio di Cdp, impegnata nel sostegno all’economia italiana, con operazioni già programmante dell’ordine di 3 miliardi di euro, mentre per quanto riguarda la governance della quota di Poste conferita, che confluirà nella gestione separata di Cdp, è già stato chiarito che l’attività di indirizzo e di gestione continuerà a essere esercitata dal ministero dell’Economia.
Il nuovo decreto della presidenza del Consiglio dei ministri non prevede significative novità rispetto all’operazione già realizzata lo scorso ottobre. Anche questa volta è prevista la vendita mediante un’offerta rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, inclusi i dipendenti del gruppo Poste e investitori istituzionali esteri e nazionali. Il comma 3 del decreto prevede, più in particolare, la possibilità di attivare forme di incentivazione per la partecipazione all’offerta all’offerta da parte di risparmiatori e dipendenti del gruppo, come quote di offerta riservate, ma anche agevolazioni di prezzo, come le bonus share utilizzate nell’operazione di ottobre.
Allora era stata prevista l’assegnazione di una azione gratis ogni 20 mantenute per almeno un anno, in pratica con un rendimento del 5% che sarà riconosciuto ad autunno. Nella prima operazione a prevalere erano stati però gli investitori istituzionali, che avevano sottoscritto il 72,7% dell’offerta, mentre al retail è andato il 27,3%.
Nel decreto, sempre con l’obiettivo di incentivare l’adesione all’offerta da parte du clienti e dipendenti, sono poi state previste «agevolazioni nelle modalità di finanziamento per l’acquisto di azioni della società», si legge nel documento, ma appare improbabile che questa leva sarà effettivamente utilizzata dalle Poste, visto che non era stata usata neppure nella prima edizione.
Resta però il nodo del valore di borsa del titolo. La volatilità dei mercati dei giorni scorsi, provocata dal voto britannico favorevole all’uscita dall’Unione Europea, ha portato le azioni di Poste Italiane a valori di circa 5,9 euro, decisamente meno dei 6,75 euro della ipo.

Pubblicato su Italia Oggi/ MF/Milano Finanza, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

Nessun commento:

Posta un commento