L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 giugno 2016

Disincanto

La sceneggiata delle comunali di Eugenio Orso
Posted on 6 giugno 2016

“Un pirla, un voto” dovrebbe essere il modo di dire che accompagna, oggi, le elezioni comunali … e non solo quelle.

Si va a votare come soldatini del tutto spendibili, date le controriforme in atto che distruggono il nostro tessuto sociale, credendo aprioristicamente – per fede cieca nella democrazia occidentale! – alla contrapposizione fra cartelli elettorali e liste che non si sogneranno mai di mettere in discussione il Potere Vigente (maiuscole orwelliane), impossibilitate a farlo soprattutto nelle elezioni di natura amministrativa che hanno altri scopi.

Nel primo turno delle comunali di domenica 5 giugno il piddì ha preso una batosta? Renzi e il governo-Quisling soggetto alla troika ne risentiranno, in qualche misura, anche se il guitto fiorentino delle Banche Sovrane punta tutto (a suo dire e almeno in apparenza) sul referendum costituzionale di ottobre?

Sono domande che molti si pongono, dopo il responso delle urne, ma la risposta che mi sento di dare è un categorico No!

Certo … i media servi e persino i siti-troll vicini al piddì e all’area troikista-sinistroide, come ad esempio ilsussidiario.net, cercano di nascondere, con sotterfugi, il calo di consensi del piddì, a fronte di un’astensione piuttosto alta ma ancora ben al di sotto del 50% (purtroppo). Il citato sussidiario, pescando a caso, insinua che il radicaloide piddino-renziano Giachetti, noto per gli scioperi della fame che faceva da giovane col defunto Pannella, è favorito nel ballottaggio sulla Raggi del cinque stelle. Cinguettano con Renzi, in pratica, il quale sostiene che “Giachetti a Roma ha fatto un mezzo miracolo”. Come dire: il piddì è sempre in corsa, non è andata da schifo! Altri nascondono il risultato non proprio esaltante per le liste piddine per evidente sudditanza. Si cerca di minimizzare, insomma … Ordini “di scuderia” ai pennivendoli e ai blogger compiacenti o almeno l’”autocensura” del servo? Sicuramente Sì!

L’astensione c’è stata, ma non dilagante come qualcuno sperava (io e pochi altri, per l’esattezza), il piddì non è crollato di schianto, i cinque stelle avanzano ma non ovunque e non sfondano, la Lega porta a casa qualche risultato ma niente di più (Borgonzoni al ballottaggio a Bologna), i berlusconiani superstiti cantano vittoria per Parisi al ballottaggio a Milano nonché per Lettieri a Napoli (e per Di Piazza primo a Trieste).

Nulla cambia per noi. Il rito elettorale si è riprodotto senza astensionismo enorme (tale sarebbe al 60%, ma per ora fuori portata), lo stesso piddì, con Renzi, può esprimere un po’ di soddisfazione, nonostante il deludente risultato di lista a Roma e il mancato ballottaggio per Valente a Napoli. In compenso, continueranno l’invasione dei Voucher e il crollo della produzione, quella reale non quella “stimata”. Il cinque stelle, che avrà quasi sicuramente il sindaco a Roma, continuerà a essere inutile, per noi che ci aspettiamo il peggio, e a fare il “partito di riserva” in parlamento.

Queste elezioni comunali, in cui i programmi politici erano assenti (a che cazzo servono?), hanno alimentato i pessimi talk show, durante la campagna elettorale, e infine le scontate maratone televisive durante lo scrutinio, come quella di Mentana su La7, con dovizia di exit poll, proiezioni su dati reali, sparate di noti giornalisti sempre in televisione e interviste “a caldo”.

Credete che la sceneggiata non ancora conclusa – ci saranno le solite “analisi del voto” e soprattutto i ballottaggi! – possa cambiare qualcosa, nella vostra esistenza in salita? Se ci credete veramente, per voi vale il motto “Un pirla, un voto”, perché dire uomo è un po’ troppo!

Sic et simpliciter

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