L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 giugno 2016

Fabrizio Palenzona&Roberto Mercuri - Unicredit - avete mai visto una banca che viene gestita da un uomo che non ha titolo e tiene un ufficio nei piani alti senza motivo? come dar torto al Ceo prescelto? Azionisti, che devono pesantemente dar mano al loro portafoglio per l'aumento di capitale e che hanno fatto finta di ignorare l'illegittimità di quello che succedeva


Unicredit, Ceo prescelto non ne vuole sapere: “Sto bene dove sono”

14 giugno 2016, di Alessandra Caparello
 
MILANO (WSI) – Continua la saga di Unicredit e il toto-nomi per il successore del silurato AD uscente Federico Ghizzoni che, il 24 maggio scorso, aveva dato la sua disponibilità a definire un accordo per la risoluzione del rapporto. All’inizio si è parlato di una sostituzione rapida e indolore di Ghizzoni già nel board previsto il 9 giugno scorso ma poi la situazione è degenerata  e i tempi si sono allungati.
Così la scorsa settimana il presidente della banca di piazza Gae Aulenti, Giuseppe Vita ha confermato l’allungamento dei tempi annunciando che il nuovo amministratore delegato di Unicredit verrà nominato entro l’estate, massimo fine luglio.
E i nomi che sono circolati negli ambienti sono tanti: Sergio Ermiotti, ceo di Ubs, Alberto Nagel Ceo di Mediobanca, Flavio Valeri di Deutsche bank Italia, l’ad di Cariparma Giampiero Maioli, Andrea Orcel,  capo dell’investment banking di Ubs, Jean-Pierre Mustier, ex capo dell’investment banking di UniCredit.
Ma un nome fra tutti sarebbe in pole position, quello di Marco Morelli, capo di Bofa-Merrill Lynch Italia anche se nelle ultime ore lo stesso Morelli smentisce qualsiasi nomina in arrivo.
Nel corso di una riunione interna della banca Bofa-Merrill Lynch Italia, Morelli ha smorzato le voci insistenti che lo vogliono nuovo ad di Unicredit sulla poltrona di Federico Ghizzoni. “Sto bene dove sono” – ha detto Morelli ai suoi colleghi e collaboratori non aggiungendo però altro.
Continua così la ricerca da parte dei “cacciatori di teste” Egon Zehender, la società di head hunting incaricata dal gruppo di presentare una rosa di candidati adatti a succedere a Federico Ghizzoni.
Insomma, una situazione sempre più complicata per la seconda banca più importante del nostro paese, al limite del paradossale come ha affermato qualche giorno fa anche il numero uno del Fondo Atlante, Alessandro Penati.
“Avete mai visto una banca che manda a casa un AD e non ne ha uno pronto? C’è da prendere gli azionisti e mandarli tutti a casa”.

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