L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 giugno 2016

Fratellanza Musulmana - una progettualità: Africa&Europa

Erdogan “conquista” la Somalia mentre Roma dorme
di Gianandrea Gaiani
7 giugno 2016
 
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A Roma si guardano l’ombelico mentre l’Italia si sta giocando anche gli ultimi residui di influenza nelle sue ex colonie africane e se in Libia contiamo sempre meno a vantaggio di altre potenze europee e soprattutto di Qatar e Turchia, in Somalia abbiamo gettato la spugna da un pezzo.
E’ vero che a Mogadiscio i vertici della missione di supporto militare EUTM Somalia e della rappresentanza diplomatica Ue sono italiani ma Roma è assente da troppo tempo e sta perdendo terreno nei confronti dei turchi, protagonisti e nostri rivali anche in Libia dove sono i partner prioritari del governo di Fayez al-Sarraj.
Per trovare un segno di interesse dell’Italia per la sua ex colonia dell’Africa Orientale bisogna tornare al giugno 2014, quando giunse a Mogadiscio il sottosegretario agli esteri Lapo Pistelli.
Invece il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha effettuato nei giorni scorsi il suo terzo viaggio a Mogadiscio dopo quelli del 2011 e dell’anno scorso.
Scortato dalle forze speciali turche e accolto trionfalmente (il sito Somalia Agenda lo definisce ” The Hero of Somalia”) Recep Tayyp Erdogan ha stanziato per la Somalia più aiuti economici di qualunque altro Paese: ha realizzato il nuovo aeroporto, il nuovo porto (gestito da società turche) e nuove strade illuminate dall’energia accumulata da pannelli solari. (nell’ultima immagine)
Dopo aver fatto tappa in Uganda e Kenya il presidente turco ha inaugurato a Mogadiscio la più grande ambasciata turca di tutto il continente africano e ha annunciato che ne aprirà altre in tutti i Paesi del continente.
La Turchia intende aprire delle ambasciate in tutti i 54 paesi africani. Ha detto Erdogan mentre l’Italia non ha rappresentanze diplomatiche neppure in molti dei Paesi di provenienza degli immigrati clandestini che giungono nella Penisola.
“Tredici o quattordici anni fa, le nostre ambasciate lavoravano in dodici paesi africani, ora siamo presenti in 39 e il nostro obiettivo è quello di aprire ambasciate in tutti i 54 paesi africani. Ambasciate non devono essere situate in locali in affitto così abbiamo iniziato a comprare dei terreni” ha detto Erdogan.
Quello turco è l’unico presidente non africano ad aver visitato negli ultimi decenni la Somalia, devastata dalla guerra e dalle carestie. La nuova ambasciata turca è situata sul lungomare di Mogadiscio e, secondo Erdogan, è la più grande e più moderna turca in Africa.
“I nostri progetti in Somalia vanno avanti” ha annunciato con soddisfazione.
Il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud ha elogiato l’appoggio dalla Turchia alla Somalia, dicendo che le sue azioni indicano quanto il governo turco sia impegnato nell’aiutare il Paese che quest’anno ha in programma le elezioni presidenziali, nonostante i combattimenti e le violenze.
Secondo quanto riportato dall’agenzia turca Anadolou, martedì scorso il parlamento turco ha approvato una legge che consentirà al governo somalo di ricevere due milioni di dollari al mese, confermando così la Turchia come il primo donatore del Paese del Corno d’Africa.
La Turchia è inoltre pronta ad aprire proprio in Somalia la sua prima base militare del continente africano, in grado di ospitare fino a 1.500 uomini e dove i militari di Ankara addestreranno truppe somale nella contro insurrezione contro i miliziani jihadisti Shabab.
Mogadiscio chiede da anni l’invio di una missione militare italiana di consulenza alle forze somale.
A Roma se ne parla da tempo ma non se n’è mai fatto nulla mentre si trovano truppe e denaro per soddisfare le richieste degli USA in missioni in Afghanistan e Iraq ormai del tutto marginali per gli interessi italiani
Mentre Roma dorme e chiacchiera la Turchia persegue invece una coerente ed efficace politica di penetrazione nazionale in diverse aree del continente africano (ma anche in Asia Centrale e Medio Oriente) e soprattutto in Libia e Somalia, in quella che un tempo erano aree di influenza italiane.
Fot: Anadolu, Somalia Agenda, AFP

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