L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 giugno 2016

Fronte Unico contro gli euroimbecilli si alla Nuova Lira

L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / GLI ''ECONOMISTI ALLA ZINGALES'' VOGLIONO LA TROIKA IN ITALIA, NOI INVECE VOGLIAMO LA LIRA.
lunedì 6 giugno 2016

A distanza di poco più di due anni, torniamo ad occuparci di Luigi Zingales, l’economista che piace alla gente che piace. Due anni fa si lasciò andare a previsioni nerissime in caso di uscita dell’Italia dall’euro, con una svalutazione del 30% e l’arrivo dell’iperinflazione. Peccato che in questi 24 mesi l’euro sia passato da un massimo di 1,3993 ad un minimo di 1,0455 (oggi galleggia intorno 1,1 quindi ha subito una svalutazione micidiale in questi due anni) senza che si siano scatenati cataclismi e, anzi, il paese e l’intera eurozona sono sprofondati nella deflazione, come ha annuniato Draghi da Vienna giovedì scorso avvisando che "l'inflazione sarà negativa nei prossimi mesi". Tutto ciò è l’esatto contrario di quanto teorizzato dal telegenico economista molto chic e anche molto radical.

Ora, dopo una simile cantonata, molti riterrebbero opportuno evitare di esternare, ed invece il nostro prode Zingales dalle colonne del Fatto Quotidiano è tornato a far sentire il suo pensiero, affermando che l’Italia dovrebbe dichiarare la crisi sistemica, attingere al fondo salva stati e consegnarsi alla troika. Proprio come fatto dalla Grecia, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: dopo le amorevoli cure del trio infernale FMI-BCE-UE, il paese ellenico è praticamente morto. Problemi risolti dalla troika? Nessuno, semmai ne ha generati molti in precedenza assenti.

Non si capisce quindi quale sarebbe l’utilità di consegnarsi alla troika, se non quello di annientare, distruggere, massacrare quel poco di tessuto economico e sociale che è rimasto nell’italico stivale dopo le “riforme” realizzate dall’altro trio infernale, quello composto da Monti-Letta-Renzi, sotto dettatura tedesca.

Ecco, sulla Germania, l’economista che vien bene in fotografia ha un sussulto di onestà, affermando testualmente “Ovviamente il governo non lo vuole fare (di ricorrere alla troika ndr). Però guardi, è l’unica strada per dare uno scossone al Paese, e poi, tra essere governati dalla Germania o dalla Troika la differenza è poca.”

Incredibile a dirsi, Zingales ha il coraggio di ammettere che la Ue e l’Italia sono un mero protettorato germanico, sottomessi ai voleri del fuhrer Merkel e del suo fiero ministro Schaeuble.

Proprio alla luce di questa affermazione, ci saremmo aspettati una proposta diversa, l’unica razionale e percorribile: salutare l’euro e la ue e tornare alla lira ed alla sovranità monetaria oltreché politica.

Ricordiamoci, difatti, che con la tanto vituperata lira, l’Italia era la quinta potenza economica mondiale, mentre oggi, grazie all’euro, è franata all’ottavo posto. Un gran bel successo dell’adozione della moneta unica. D’altra parte non poteva essere altrimenti, visto che il rapporto di cambio fissato tra le diverse monete europee è stato strutturato per avvantaggiare esclusivamente una nazione: la Germania, che oggi vanta il più grande surplus commerciale al mondo, pari a ben 286 miliardi di dollari. Com’è stato possibile per la Germania ottenere un simile risultato? Semplice: l’euro è una moneta decisamente svalutata rispetto al vecchio marco, per cui essa può esportare in modo predatorio nelle altre nazioni che, al contrario, si trovano un euro sopravvalutato rispetto alla loro precedente moneta nazionale, Italia in primis.

Per riuscire a riequilibrare la bilancia, queste nazioni hanno una sola via: la svalutazione interna, ovvero tagliare stipendi e guadagni per riuscire ad abbassare i costi e quindi far tornare competitivi i propri prodotti rispetto alla concorrenza sleale dei tedeschi. Difatti è quello che il trio infernale Monti-Letta-Renzi stanno portando avanti con arrogante pervicacia: impoverire gli italiani. Non ci credete? Ebbene, nel 2001 (ultimo anno della lira), il PIL pro capite era pari a 27.800 euro, oggi è franato a 25.500. Il dato rispetto alla media europea è addirittura agghiacciante: nel 2001 il nostro Pil pro capite era superiore a quello medio del 18,8%, oggi è inferiore del 3%. Un calo del 21,8% del PIL pro capite dall’introduzione dell’euro significa una sola cosa: la moneta unica è il cancro che sta annientando l’italico stivale e non ci sarà benessere fino a che ci si intestardirà a rimanervi all’interno.

Chi si ostina a difendere la moneta unica e la permanenza nella Ue, magari invocando la troika come Zingales, ha la responsabilità morale di condannare alla miseria un’intera nazione. Noi abbiamo il dovere di indicare la via della salvezza: mandare a quel paese i tedeschi e l’euro e tornare padroni a casa nostra. L’alternativa è la morte economica, sociale, morale.


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