L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 giugno 2016

Implosione europea - questi partiti che si dicono di sinistra e che sono servi delle Multinazionali e degli Stati Uniti non hanno vita lunga

Una batosta per Matteo Renzi

L’indebolimento del Partito democratico è destinato a creare problemi all’intera Europa

Il primo turno delle elezioni amministrative italiane si è concluso con una sconfitta del Partito democratico. La trasformazione della natura della formazione principale della sinistra italiana nel partito della nazione è riuscita, ma si è tradotta in un flop elettorale. Infatti il partito di Matteo Renzi ha perso gran parte della sua tradizionale base elettorale. Ha vinto nei quartieri maggiormente benestanti delle grandi città ed è stato sconfitto nei quartieri popolari e nelle periferie. L’elettorato ha compreso che la politica del Governo risponde ai desideri dell’Europa, degli Stati Uniti e dei grandi potentati economici e finanziari, ma non rappresenta le istanze dei giovani senza lavoro, degli indigenti e di una popolazione che da una decina di anni soffre per le conseguenze di una lunga e grave crisi economica. In base ai risultati attuali è probabile che il turno di ballottaggio che si terrà tra due settimane vedrà il Partito democratico perdere a Roma, Milano e Torino oltre che a Napoli dove è già stato estromesso dalla corsa per la poltrona di sindaco. In questa sede non vogliamo comunque fare un’analisi del voto, ma soffermarci sulle sue conseguenze. La sconfitta di Matteo Renzi è destinata ad avere importanti riflessi internazionali: rappresenta un grande campanello d’allarme per l’Europa e per gli Stati Uniti e un duro colpo (forse mortale) per il Trattato commerciale transatlantico (Ttip) fortemente sostenuto dal Governo italiano.
L’Italia è il grande malato dell’Europa. Ancor piu’ dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea costituisce la maggiore minaccia per lo scricchiolante castello europeo. Il forte indebolimento del Partito democratico fa si’ che per la prima volta si presenti il rischio di un maggiore Paese europeo sprovvisto di un forte partito europeista. Infatti la Lega, Fratelli d’Italia e il Movimento 5 stelle cullano l’idea di un’uscita dall’euro e anche Forza Italia non esclude una simile prospettiva. Quindi la sconfitta di Matteo Renzi propone un’altra grande incognita politica per il traballante castello europeo. Si tratta di un grande rischio, poiché tutti sono consapevoli che il Vecchio Continente non sta imboccando la strada della ripresa e che la crisi dell’euro è stata solo congelata grazie alla continua stampa di miliardi iniettati nel sistema dalla Banca centrale europea. Dunque l’instabilità politica del Paese conseguente a queste elezioni e alla probabile sconfitta del referendum sulla Costituzione previsto per l’autunno prossimo creano nuovi e gravi rischi per un’Europa già lacerata dalla crisi dei rifugiati.
L’indebolimento di Matteo Renzi toglie agli Stati Uniti un alleato fidato e soprattutto determinante nel far trangugiare al Vecchio Continente il Trattato commerciale transatlantico (Ttip), i cui negoziati finora condotti in modo segreto devono essere conclusi entro l’estate per avere il tempo di fare approvare il Ttip dal Congresso americano prima che Obama lasci la Casa Bianca. Come noto, l’attuale Governo italiano è uno dei maggiori sostenitori di questa intesa che vedrà comparire in Europa il Chianti della California e il formaggio parmigiano del Texas. Dopo questa batosta elettorale appare improbabile che Matteo Renzi abbia il coraggio di sfidare l’opinione pubblica chiedendo l’approvazione di un Trattato che riduce drasticamente la sovranità nazionale e la trasferisce alle multinazionali. Queste ultime potranno infatti denunciare le leggi di un Paese contraente se le ritengono non conformi al Ttip invocando il giudizio di un arbitrato internazionale.
Insomma la domenica elettorale italiana è destinata ad avere importanti riflessi internazionali. Essa conferma la crisi di una sinistra che ha abbracciato i dogmi della globalizzazione e che non rappresenta piu’ le istanze dei ceti popolari. Non è un fenomeno solo italiano. Qualcosa di simile sta accadendo anche in Francia doveFrançois Hollande sta sfidando le piazze per difendere una legge che deregolamenta il mercato del lavoro. Si tratta di un tradimento delle promesse elettorali. Oramai la sinistra tradizionale (e non solo quella) è diventata il braccio politico dei grandi centri di potere economici e finanziari e in nome dell’internazionalismo combatte contro gli interessi dei ceti popolari. Su questa metamorfosi ci soffermeremo in un prossimo blog.
Alfonso Tuor | 8 giu 2016

Nessun commento:

Posta un commento