L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 giugno 2016

Implosione europea - Renzi racoglie quello che ha seminato ed è uno dei punti di rottura gli altri sono, la Francia e/o l'Austria, per non parlare dell'Olanda

FT: Brexit, Renzi ha fallito, Italia prossima a uscire

28 giugno 2016, di Alberto Battaglia
 


MILANO (WSI) – L’Italia è il Paese che l’Europa dovrà tenere d’occhio, per evitare di perdere il prossimo pezzo e naufragare definitivamente.

A puntare gli occhi sull’Italia è Wolfgang Münchau, fra i più noti commentatori del Financial Times: la Brexit “non solo spezza i legami fra Regno Unito e il blocco europeo, e probabilmente quelli fra Scozia e Inghilterra: ha il potenziale per distruggere l’intera l’l’Eurozona. […] “.

Munchau ne è certo:
“Sono convinto che le conseguenze della Brexit saranno neutre o moderatamente negative per il Regno Unito, ma devastanti per l’Unione Europea”.

Perché sarebbe proprio l’Italia “la prossima tessera di domino” prossima alla caduta?

Tre sono i passaggi riassunti da Münchau: la sconfitta del premier Matteo Renzi nel prossimo referendum di ottobre, dal cui esito dipende la sua sopravvivenza a Palazzo Chigi; l’arrivo al potere del M5S e, infine, la vittoria del ‘no’ nel referendum sull’euro che i Cinque Stelle promettono nel proprio programma.


E se l’Italia dovesse abbandonare l’Eurozona, per di più attraverso un procedimento non consensuale, sarebbe un disastro globale peggiore del crac Lehman Brothers o della crisi del ’29, scrive l’editorialista del Ft.

Personalizzare il referendum costituzionale è “un azzardo non meno rischioso di quello compiuto da David Cameron”, pericoloso anche perché “l’elettorato italiano è in un umore insurrezionalista”.
Le ragioni per la rabbia, comunque, non mancano: secondo Münchau “Renzi ha fallito nell’arginare gli scandali della corruzione e, soprattutto, nel risollevare l’economia del Paese”, la cui “produttività non cresce da quando è entrata nell’euro, nel 1999”.

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