L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 giugno 2016

Insegnamento elezioni - niente destra, niente sinistra ma gli interessi delle comunità, obiettivo la Piena Occupazione Dignitosa

Destra e sinistra addio, è l'ora dei terzi incomodi anti-sistema
 

Il successo grillino è l’esempio italiano di un fenomeno europeo. Siamo in un sistema “tripolare”. Emergono le “terze forze”, né di destra nè di sinistra. E contro tutte le previsioni l’Italicum rischia di trasformarsi in un fattore di instabilità politica
di Flavia Perina


7 Giugno 2016 

«C’è il tripolarismo, cari», dice più o meno Renzi ai giornalisti nella conferenza stampa dopo il voto, spiegando certi risultati deludenti, e ha senz’altro ragione. E’ il tripolarismo che scassa il senso delle cose soprattutto dove il voto non è “di paese” ma cittadino o addirittura metropolitano.
L’Italia arriva ultima a questo schema a tre, che altrove è già da anni la croce delle classi dirigenti e dei sistemi politici: vedi la Francia, che combatte da un ventennio contro i successi elettorali lepenisti, e si salva ogni volta in corner grazie alla convergenza destra/sinistra per fermare i barbari alle porte. Ma persino i maestri francesi del doppio turno sembrano in affanno nel loro fortino.
Per non parlare di altri pezzi di continente: l’Austria ha dovuto affidare ai Verdi la sua stabilità presidenziale (e chissà cosa succederà alle politiche). La Gran Bretagna rischia addirittura di uscire dall’Europa per l’affermarsi della “terza forza” anti-Ue, spuntata come un drago dalle sonnecchianti dinamiche conservatori/progressisti.

La Francia combatte da un ventennio contro i successi elettorali lepenisti, l’Austria ha dovuto affidare ai Verdi la sua stabilità presidenziale, La Gran Bretagna rischia addirittura di uscire dall’Europa per l’affermarsi della “terza forza” anti-Ue

Insomma, se fino a un anno fa il doppio turno sembrava il miglior sistema per tenere a bada questi terzi incomodi anti-sistema, fermi nell’irrilevanza rumorosa, adesso la ricetta appare un po’ usurata. E i punti interrogativi si moltiplicano, checché ne dicano i fan del Nazareno, quelli che coltivano l’ottimismo del desiderio, unitevi e moltiplicatevi, accordatevi e sopravvivete.
Portare sui candidati di sinistra, oggi, voti di destra in nome della governabilità è operazione molto più ardua che in passato. La componente di protesta in entrambi gli schieramenti si è fatta larga, e si diffonde da tutte e due le parti uno spirito vendicativo assai simile alle dinamiche di curva, dove c’è tanta gente che paga l’abbonamento e non si perde una partita sperando nella sconfitta dell’allenatore che gli sta sul cavolo o del Presidente che non ha comprato il bomber che serviva.

Scommettere sull’Italicum, che copia pari pari dal modello dei sindaci, e quindi sullo schema Nazareno, era ovvio quando la destra deteneva una sua forza nonostante la crisi del berlusconismo. Ma con la FI del 4 per cento a Roma, del 4,6 a Torino e sotto il 10 quasi ovunque tranne Milano e Napoli; con una Lega al lumicino ovunque salvo Bologna; con la destra di Fdi forte solo a Roma (dove comunque la lista è al 12 per cento, pochino), non ci sono sicurezze. Già è difficile trasferire voti da una parte all’altra, figuriamoci che calvario sarà in un futuro voto politico, dopo un primo turno pieno di amarezze, recriminazioni, delusione nella parte perdente.

I ballottaggi nelle città saranno un test anche per questo, e vedremo come andrà. Tuttavia, al posto di chi guida la corsa, comincerei a pensare a un Piano B, perché il Piano A, la strategia incardinata sul patto dei partiti di governo contro i partiti di lotta, rischia di obbedire alla solita eterogenesi dei fini: tanta fatica, tanta furbizia e abilità, tanto sangue versato nel costruire maggioranze parlamentari e produrre una legge che imponga la governabilità e la vittoria delle forze tradizionali “comunque vada”, per ottenere il risultato opposto a quello che volevi. 


http://www.linkiesta.it/it/article/2016/06/07/destra-e-sinistra-addio-e-lora-dei-terzi-incomodi-anti-sistema/30660/ 

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