L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 giugno 2016

Israele - il popolo eletto distrugge strutture costruite dagli euroimbecilli

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Israele ha demolito 65 milioni di euro di progetti nei Territori Occupati

08 giu 2016

Il rapporto di Euro-Med: in 5 anni Tel Aviv ha raso al suolo con bombe e bulldozer strutture finanziate da Bruxelles. Che preferisce non protestare


Un’immagine di archivio: una struttura Ue demolita a Hebron (Foto: Mamoun Wazwaz/Apa images)

della redazione
Gerusalemme, 8 giugno 2016, Nena News – Sessantacinque milioni di euro evaporati sotto le bombe dell’aviazione israeliane e le ruspe e i bulldozer dell’esercito di Tel Aviv: è il bilancio di cinque anni di aggressioni contro progetti finanziati dall’Unione Europea nei Territori Occupati e sistematicamente distrutti da Israele.

Il calcolo lo ha fatto Euro-Mediterranean Human Rights Monitor, organizzazione indipendente con sede a Ginevra, in un rapporto che srà pubblicato tra pochi giorni quando verrà consegnato alle istituzioni europee. A rivelarne i contenuti in anteprima è al-Jazeera: dal 2011 al 2015 Israele ha fatto perdere a Bruxelles 65 milioni di euro in progetti finanziati a Gaza e in Cisgiordania. Di questi 23 milioni sono andati perduti durante “Margine Protettivo”, l’operazione militare dell’estate del 2014 che ha ucciso oltre 2.250 palestinesi in 50 giorni.

Alle bombe sganciate su scuole, asili, cliniche, reti idriche finanziate dalla Ue a Gaza si aggiungono le demolizioni portate avanti dai bulldozer dell’esercito israeliano in Cisgiordania, dietro la giustificazione di non avere i relativi permessi di costruzione rilasciati in Area C (il 60% della Cisgiordania sotto il totale controllo civile e militare israeliani). Secondo l’ong, nei primi tre mesi del 2016 il numero di demolizioni è triplicato, passando da una media di 50 strutture demolite mensilmente tra il 2012 e il 2015 a 165 distrutte in media tra gennaio e marzo. Tra queste, 120 erano state finanziate e costruite dall’Unione Europea.

Un’ondata di violenza contro i civili che ha accompagnato i mesi della sollevazione palestinese, la cosiddetta Intifada di Gerusalemme che ha visto morire oltre 200 palestinesi e 30 israeliani. Ma che ha anche assistito ad una stretta brutale dei controlli e delle violazioni in Cisgiordania, come forma punitiva verso le comunità palestinesi.

Già lo scorso anno 31 organizzazioni per i diritti umani avevano condannato la distruzione di proprietà palestinesi e di progetti finanziati dalla cooperazione internazionale. Ma niente è cambiato, tanto più che è la stessa Ue – a fronte di perdite tanto consistenti – a non protestare. Non protesta per i propri progetti distrutti, che siano scuole o cliniche o impianti fotovoltaici. Non protesta perché l’occupante rifiuta nel 98% dei casi di rilasciare ai palestinesi che vivono in Area C i permessi per costruire, costringendoli nella pratica a costruire “illegalmente”. Non protesta quando i propri mezzi e le proprie attrezzature vengono confiscate.

Condanne ci sono, a parole, di facciata, ma conducono a poco. Tra le misure più consistenti prese nel recente passato c’è l’etichettatura dei prodotti delle colonie, obbligatoria per i beni che vengono immessi nel mercato europeo. Ma si tratta di una misura a metà: invece di impedirne l’arrivo perché prodotti realizzati in un territorio internazionalmente riconosciuto come occupato, Bruxelles ha rimesso la scelta nelle mani dei consumatori. La Ue si limita a fare informazione, tutto qui.

Eppure tale mossa era stata aspramente criticata da Tel Aviv tanto che Euro-Med è convinto che l’aumento delle demolizioni di progetti finanziati dalla Ue altro non sia che una forma di rappresaglia per la decisione di etichettare i prodotti degli insediamenti israeliani. Nena News

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