L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 giugno 2016

Italia - obiettivo Fronte Unico per l'uscita dall'Euro adesso è guerra vera niente pù tatticismi o euroimbecilli o italiani


Occhi da panda per Matteo [Alceste]

Prima le elezioni italiane, poi la Brexit.
Due eventi importanti per quel che resta del nostro Paese.
I fatti in questione hanno dato la stura a migliaia di interpretazioni.
La maggior parte d’esse è vergata, per usare una salace definizione di Giulio Andreotti, da “profeti postumi”, ovvero da coloro che piccansi d’aver preveduto l’imprevedibile: “come avevo detto …”, “come era scontato …”, “era inevitabile, com’io ebbi a dirvi …”, “come scrissi un anno fa …” oppure “come si evince dal mio libro del 2012 …” è intercalare usuale fra tali Nostradamus a babbo morto.
Nulla da eccepire, per carità … ognuno è libero di cicalare come meglio crede … sarebbe preferibile, tuttavia, per la nostra sanità mentale e per intendere con più sagacia gli sviluppi futuri, lasciar almeno depositare la polvere di tali esplosivi accadimenti.
Per conto mio, essendo ignorante come una zucca in politica, geopolitica e affini, mi limito a descrivere zone marginali della storia italiana – landa già marginale di suo. Il mio campo, infatti, sono le prospettive minime e inconsuete.
Sono un Gozzano della controinformazione.
Per cui dico subito che non so cosa accadrà dell’Europa.
Al massimo mi arrischio a presumere questo: il potere che, a differenza di noi, ha un progetto e un’utopia, dovrà riassestare in fretta la tattica d’attacco, a costo di sacrificare qualche suo diligente giocatore.
Il tiki taka non funziona più. Quella ragnatela di passaggi a centrocampo, buona per imbonire gli avversari (ovvero noi) e ipnotizzarli, in modo da sfruttare improvvisi e rapidissimi affondi, non ottiene più gli scopi prefissati (tiki taka o tattica alla vaselina).
Qualcosa si è rotto.
Alcuni interpreti sono logori, altri inadeguati.
Fra gli inadeguati c’è Matteo Renzi.
Matteo è un gran talento, ma non è un regista; ha il fiato corto, e quando si gioca duro va in confusione.
In altre parole: quando il vento è in poppa e la squadra è ben orchestrata lui vanta una buona capacità realizzativa (jobs act, distruzione costituzione repubblicana, trucchi contabili, tasse e imposte occulte, favori alle banche …); ora che i suoi padrini sono in difficoltà annaspa come una papera senz’acqua.
Un burattino senza fili.
L’uno-due dell’ultima settimana gli ha regalato due vistosi occhi da panda (gergo da lotta clandestina; significa: occhi tumefatti) che non gli donano un bell’aspetto.
Il Nostro twitta furiosamente, si agita, rassicura, minaccia, esterna, allude, ma ormai pure un mammalucco come Speranza gli dà sulla voce.
A ottobre rischia d’essere richiamato in panchina. E Matteo in panchina farà una brutta fine. Non possiede certo una statura da intellettuale o da tecnico. Forse lo manderanno in serie B (una serie B doratissima, naturalmente) assieme ad altri venduti e nullità come Schroeder, Aznar, Blair, Barroso e compagnia.
Il ragazzo aveva talento … ma ha fatto il suo tempo.
In fondo era solo un effervescente garzone di bottega, un maggiordomo con la scadenza, uno zelante ciambellano, un frizzante cicisbeo, un domestico a ore soggetto alle bizze del vero padrone.
Come nel simpatico telefilm The Gilmore girls dove la protagonista trova una cameriera diversa ogniqualvolta va a trovare la madre, una spietata WASP del Connecticut dal licenziamento facile.
Sapeva d’essere un servo? Lo spero.
Persino il PD rischia d’essere sostituito.
Il potere dovrà inventarsi qualcosa. Cooptazione dei 5S? Ci proveranno, a breve. Nel medio termine vedo il nascere di un nuovo soggetto politico a destra. Con un pizzico di populismo.
Quel versante è da tempo scoperto: Meloni e Salvini hanno solo forza vicaria, serve un personaggio nuovo, sorgivo, altamente creativo.
Funzionerà? Chissà.
Intanto il panda-Matteo cerca pateticamente di resistere.
I bracconieri dello spread gli sono addosso, però … un passo falso a ottobre e lo Iattante del Lungarno farà un “ciaone” a Palazzo Chigi tramutandosi, rapido, in uno sbiadito ricordo … tanto che fra pochi anni si faticherà persino a credere che un gradasso di tal fatta avesse a reggere, incontrastato a ogni livello, le sorti del Paesucolo …
Una volta licenziato Matteo avrà molto tempo per meditare, e imparare – lo speriamo, almeno – la differenza fra sguattero e maître … quale si evince, ad esempio, da questa intervista di Eugenio Scalfari a Romano Prodi. Leggetela anche voi, è davvero istruttiva:
Quelle pacche ideologiche di Scalfari … la fratellanza, la fratellanza … da buoni vecchi massoni … la celebrazione della famiglia … la prudenza … e l’umiltà di Prodi, la bonomia … l’orgia del potere a bassa intensità …
Hai capito Matteo? Prodi, uno che ha imbarcato l’Italia nel progetto più distruttivo del dopoguerra, è riverito come un padre della patria e tu, che eseguivi solo gli ordini con zelo, sarai universalmente ricordato come un coglionazzo …
Viene a fagiolo (o a cetriolo?) una celebre frase tratta da Fantozzi, adeguatamente adattata: la tua è fortuna, la loro è classe, caro il mio coglionazzo, pura classe da razza padrona …
Sic transit gloria coleorum …
In ogni caso, buona Brexit a tutti!

Nessun commento:

Posta un commento