L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 giugno 2016

Messico - le varie facce del potere morte e finzioni

Messico: perchè il Governo è costretto a trattare con i maestri

Comunicato Ezln e CNI dopo il massacro di Nochixtlán



Dopo il violento attacco a Nochixtlán, nella zona mixteca del meridionale stato messicano di Oaxaca, costata la vita a 11 manifestanti, il Governo messicano ha aperto un tavolo di trattativa con i maestri in lotta da tre anni contro la riforma educativa. Intanto nel paese continuano le mobilitazioni con manifestazioni, presidi e atti di solidarietà con i maestri in lotta.
La prima domanda che sale spontanea è perchè in Messico, uno stato che si definisce democratico, per arrivare ad una trattativa serve un massacro?
O forse non è meglio dire che la trattativa serve solo a ridarsi un volto pseudo-democratico, recitando la parte di chi si dice preoccupato perchè può essere che le forze dell’ordine abbiano esagerato?
Come se la catena di comando di questi episodi non arrivasse dall’alto e di certo non possa essere spiegata solo con la trita e ritrita versione delle mele marce?
Il governo ha dichiarato e vorrebbe che la trattativa non sia sulla riforma educativa ma solo per discutere la situazione di tensione che si è creata nel paese.
La Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE) mette sul tavolo le sue richieste che vanno dal rifiuto della privatizzazione dell’educazione, che sottende la riforma alla fine della repressione, dei licenziamenti contro chi ha scioperato.
Gli incontri sono già stati due. Per il momento dal tavolo negoziale non è uscito niente di concreto e mercoledì il Segretario di governo, Miguel Angel Osorio Chong si riunirà con i familiari delle persone morte domenica a Nochixtlán.
E come se ogni volta che un episodio estremo di repressione, violenza delle forze dell’ordine o dell’esercito, sparizioni fa puntare i riflettori, anche internazionali, sul paese, il governo sia costretto per un fugace attimo a darsi una parvenza di azione super partes, per poi tornare costantemente alla sua vera attitudine.
Il Messico è governato da un coacervo di interessi che non esitano ad armare con l’indicazione diretta o l’impunità le mani di chi spara, uccide, fa sparire e tortura, sia che indossi una divisa sia che non la porti e faccia parte delle truppe della delinquenza organizzata.
Un coacervo di interessi che guidano le politiche economiche, di saccheggio delle comunità e dei territori, accompagnate da una costante disinformazione mainstream.
E’ in questo quadro che si inserisce la riforma educativa a cui si oppongono i maestri.
E in questo quadro che l’opposizione alla Riforma e alla repressione che l’accompagna può rappresentare un tassello dentro il più ampio e radicale cambiamento di cui il Messico ha bisogno, come dicono il Congresso Nazionale Indigeno e l’Esercito zapatista di Liberazione Nazionale nel loro ultimo comunicato.
DALLA TEMPESTA. Comunicato congiunto del Congresso Nazionale Indigeno e dell’EZLN sul vile attacco della polizia contro il Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione e della comunità indigena di Nochixtlán, Oaxaca. 20 giugno 2016.
Al Popolo messicano.
Ai Popoli del Mondo:

Contro il vile attacco repressivo che hanno subito i maestri, le maestre e la comunità di Nochixtlán, Oaxaca, -con cui lo Stato messicano ci ricorda che questa è una guerra contro tutte e tutti-; noi popoli, nazioni e tribù che componiamo il Congresso Nazionale Indigeno e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, diciamo al magistero degno che non è solo, che sappiamo che la ragione e la verità sono dalla sua parte, che la dignità collettiva con cui parla la sua resistenza è infrangibile e che questa è l’arma principale di quelli che, come noi, stanno in basso.
Condanniamo l’intensificazione della repressione con la quale si cerca di imporre in tutto il paese la riforma neoliberale capitalista chiamata “educativa”, soprattutto negli stati di Oaxaca, Chiapas, Guerrero e Michoacán. Con minacce, persecuzioni, colpi, imprigionamenti ingiusti e ora persino uccisioni, si vuole spezzare la dignità del magistero ribelle.
Invitiamo la nostra gente e la società civile in generale a stare dalla parte dei docenti che resistono in ogni momento, di riconoscerci in loro, perché la violenza di privarli delle garanzie lavorative fondamentali al fine di privatizzare l’istruzione, è un riflesso della violenza con la quale ci stanno depredando, noi popoli indigeni, noi popoli contadini e urbani.
Coloro che godono del potere hanno deciso che l’istruzione, la salute, i territori indigeni e contadini, e persino la pace e la sicurezza, sono una merce per coloro che possono permettersi di pagarla, che i diritti non sono diritti, ma prodotti e servizi da strappare, da depredare, da distruggere e da scambiare secondo il dettame dal grande capitale. E questa aberrazione cercano di imporla in modo cruento; assassinando e sequestrando le nostre compagne e i nostri compagni, mandando in prigioni di massima sicurezza i nostri portavoce, facendo della tortura sfacciata il marketing del governo e, con l’aiuto dei media a pagamento, equiparando con la delinquenza il meglio della società messicana, vale a dire quelli che lottano, che non si arrendono, che non si vendono e non vacillano.
Esigiamo il cessare della repressione contro il magistero in lotta e il rilascio immediato e incondizionato di TUTTI i prigionieri politici.
Invitiamo tutte le persone dalla campagna e dalle città ad essere attenti e solidali con la lotta degli insegnanti, ad organizzarsi autonomamente per essere informati e allerta su questa tempesta che cade su tutte e tutti, sapendo che una tempesta, oltre che portare caos e tumulto, rende fertile la terra da cui nasce sempre un nuovo mondo.
Dalle montagne, dai campi, dalle valli e dai quartieri dei popoli, delle nazioni e delle tribù originarie del Messico.
¡Mai più un Messico senza di Noi!
Congresso Nazionale Indigeno.
Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
Messico, 20 giugno 2016.


http://www.yabasta.it/spip.php?article2186

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