L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 12 giugno 2016

Milano elezioni - il bugiardo Sala continua a dire balle, dopo quelle sull'Expo adesso sulle periferie milanesi

Parisi smaschera Sala su casa e conti Expo «Basta balle, prende in giro gli elettori»

Ieri a «Porta a Porta» lo scontro tra i candidati Al centrosinistra niente appoggio dai Radicali

Milano «Beppe Sala ha detto una enorme balla elettorale. Non si prendono in giro gli elettori, in particolare le migliaia di persone che vivono nelle case popolari».


Addio fair play, a nove giorni dal ballottaggio anche a Milano si alzano i toni dello scontro tra i candidati-manager. Nel duello a Porta a Porta andato in onda ieri sera, Stefano Parisi ha smontato il progetto annunciato 24 ore prima dallo sfidante del Pd. «Do una notizia - aveva lanciato Sala - Milano sta procedendo alla vendita delle quote della società autostradale Serravalle. La vendita vale più o meno cento milioni e sono esattamente i denari necessari per un'opera di manutenzione straordinaria delle periferie, con quelle risorse partirò subito con un piano per le case popolari». Ma «non è fattibile - ha attaccato Parisi - ho parlato con gli amministratori della società e secondo la legge Madia per legge le quote dovrebbero essere acquisite dalla Serravalle stessa e non è in grado di sostenere l'acquisto. Raccontare che si vende e si fanno 100 milioni di investimenti sulle case popolari è una bugia, non si può trattare con tanta disinvoltura il bene pubblico come fa Sala, e come sembra aver fatto anche sui bilanci di Expo». L'ex commissario è stato bersagliato non solo dal centrodestra ma anche da una parte del Pd e della sinistra che poi lo ha sostenuto al voto sulla scarsa trasparenza sui conti del 2015. Ieri ha ribattuto nervoso a Parisi: «Vai sul sito expo2015.com a leggere i conti, avete la capacità di buttare tutto in caciara, non facciamo i fenomeni e lasciamo stare Expo. Spiega piuttosto come fai a tagliare 200 milioni di tasse». Dopo molte ore con una nota Sala assicura che Serravalle «ha allo studio diverse modalità per alienare le quote entro fine anno». Il secondo round è su Area C, il ticket d'ingresso in centro. «Funziona ma Parisi vuole abolirla» attacca Mr. Expo. «Stai zitto e non mettermi in bocca cose che non ho mai detto, voglio renderla gratuita per i residenti nell'Area» la replica.

Da parte di entrambi i manager continua la caccia ai voti del Movimento 5 Stelle, anche se Sala riconosce che i grillini «potrebbero avere una reazione anti-Renzi e votare a destra». Per attirare i Radicali annuncia «un referendum nel 2017 sulla riapertura dei Navigli». Ma i milanesi hanno già votato 5 anni fa. Per ora, Sala per ora incassa un appello web di Costantino della Gherardesca e dell'Arcigay.

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