L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 giugno 2016

Milano elezioni - Sala paga le sue enormi bugie sull'Expo che da cavallo di battaglia è diventato quello di Troia

Psicodramma Sala. Partiva invincibile ora si prepara al ko

Un lapsus tradisce il candidato del Pd: "5mila voti di differenza non sono niente". Le urne sanciscono anche la fine del "modello Pisapia": arancioni sotto il 4%

È ricomparso dopo sedici ore di black out. Nella lunga notte elettorale, quando addirittura le proiezioni hanno ribaltato per qualche ora il risultato a favore di Stefano Parisi, il candidato sindaco del Pd a Milano Beppe Sala ha spento la luce dell'ufficio elettorale e rinviato ogni commento al giorno dopo.


È finita con una distanza di 5mila schede, l'ex commissario Expo davanti con il 41,7% dei voti (224.156 schede) contro il 40,78% del manager del centrodestra (219.218). «È un risultato rispettabile, un ottimo punto di partenza» ha dichiarato ieri Sala. Salvo ridimensionarlo durante un'ora di conversazione ad «un risultato da non buttare via» fino ad ammettere (forse un lapsus?) che «un margine di 5mila voti non sono assolutamente niente». Appunto: il suo vantaggio è risicatissimo. Molta confusione sotto il cielo della sinistra. Metteo Renzi qualche girone prima del voto lo aveva avvertito: «Hai davanti un calcio di rigore, lo puoi solo sbagliare». Ha «tirato il rigore sopra la traversa» ironizzava ieri il leader della Lega Matteo Salvini. A mr Expo tocca difendersi e continua col gergo calcistico: «Comunque siamo avanti, significa che un rigore lo avranno pure parato, ma uno lo abbiamo segnato». Dopo 6 mesi sotto i riflettori di Expo e una campagna elettorale lunga sei mesi tra primarie Pd e Comunali, Parisi in campo solo tre mesi lo ha già agganciato al primo turno. Il pallone di Sala è arrivato ben lontano dalla porta.
Sala ha parlato ieri con Renzi, «mi ha espresso la sua soddisfazione per il nostro 42%. E mi ha detto che dobbiamo ripartire subito con rapidità, non possiamo perdere neanche un momento in vista del ballottaggio». Da Roma raccontano un altro film. Il Pd teme il «biscotto», un accordo tra centrodestra e Movimento 5 Stelle, e la performance di Sala viene data almeno due punti sotto le aspettative. Almeno. L'ex commissario si è presentato in continuità con Giuliano Pisapia e paga dazio. Nel 2011 aveva promesso di «liberare Milano» ma in 5 anni ha alzato del 130% le tasse rispetto all'ex sindaco Letizia Moratti e i (pochi) progetti di sviluppo sono rimasti al palo a causa delle liti interne al Pd e con la sinistra radicale. Dopo le primarie ha lanciato una lista di appoggio a Sala - nelle sue intenzioni, un sistema per conquistare poltrone in aula e pesare nelle decisioni - ma «Sinistra x Milano» guidata da Daria Colombo, lady Vecchioni, ha incassato solo il 3,83%. Altro che «giunta ombra». È finita la stagione dei sindaci arancioni? Massimo Zedda ha vinto al primo turno, Luigi De Magistris al ballottaggio per Napoli parte in vantaggio. Sopra le attese invece la lista civica di Beppe Sala: «Noi, Milano» con il 7,6% mostra che una campagna moderata, senza snaturarsi nel «compagno Beppe», gli avrebbe portato più fortuna. Anche se al secondo round rischia di doversi spostare ancora più a sinistra. Sala ha già preso contatti con gli ex sfidanti Marco Cappato dei Radicali e Basilio Rizzo che è sceso in campo per coprire l'ala anti-renziana. Ma i più votati della lista Rizzo sono anche i volti della sinistra più radicale. Luciano Muhlbauer è noto per le battaglie a fianco dei centri sociali, Anita Sonego difende i comitati contro gli sgomberi. Due esponenti che sono stati convintamente No Expo. Se Sala strapperà un accordo per il ballottaggio dovrà mettere in conto gli stessi blocchi ai progetti di sviluppi subiti da Pisapia.
Ora mr Expo annuncia una giunta più snella, priorità a lavoro, ambiente, periferie. «L'unica cosa che potrebbe indurmi ad essere negativo potrebbe essere una presa di posizione chiara dei 5 Stelle ma credo non ci sarà. Tutti gli altri sono più vicini a me. E su temi come trasparenza e legalità, credo che gli elettori grillini siano più vicini alle mie posizioni. Quindi sono in vantaggio». Così dice.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/psicodramma-sala-partiva-invincibile-ora-si-prepara-ko-1268370.html 

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