L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 giugno 2016

'Ndrangheta - è situata nei gangli del sistema capitalistico, ma il cervello risiede in Calabria

Il Procuratore Nicola Gratteri a Gli Intoccabili

Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro lunedì 13 giugno sarà ospite nella quarta puntata de Gli Intoccabili, il primo docu-reality sulle mafie realizzato da Klaus Davi e LaC

venerdì 10 giugno 2016 
 

Nicola Gratteri a confronto con Klaus Davi per Gli Intoccabili. Negli studi di LaC arriverà il procuratore della Repubblica di Catanzaro, fresco di nomina, per continuare il viaggio all'interno del "mondo 'ndranghetista", tirandolo fuori dal "cono d'ombra" informativo che impedisce un'esatta valutazione del problema.

Gratteri, da sempre un magistrato in prima linea nella lotta alla 'ndrangheta, vive sotto scorta dal lontano 1989. Le sue indagini nel Reggino hanno permesso di delineare la struttura organizzativa,verticistica e contemporaneamente orizzontale della 'ndrangheta e soprattutto il ruolo fondamentale assunto nel traffico internazionale di droga dalle cosche calabresi.

Grazie alla droga, grazie al riciclaggio degli enormi proventi derivanti dal traffico di stupefacenti, la 'ndrangheta, secondo Gratteri, ha assunto un ruolo rilevante nel mondo della criminalità organizzata internazionale.

Enorme mole di capitali che non viene investita in Calabria, ma nelle regioni del nord d'Italia e in tantissimi altri paesi del mondo. In Svizzera, in Germania, negli altri paesi europei, ma anche in Canada, in Australia, a New York. Le indagini, e i processi, hanno confermato questa capacità espansiva della mafia calabrese, che mantiene però un contatto costante con la "mamma". E' qui in Calabria che si determinano le strategie di un'organizzazione mafiosa oramai decisa a infiltrarsi nel sistema legale capitatilistico.

Questa espansione internazionale della 'ndrangheta è difficile da contenere, secondo il neo procuratore della Repubblica di Catanzaro, perché nel mondo non c'è l'esatta consapevolezza della complessità del fenomeno. Le leggi di contrasto al fenomeno mafioso presenti in Italia non esistono negli altri paesi, neanche in Europa, dove è difficile inseguire i capitali 'ndranghetisti per l'assenza di omogeneità dei sistemi giuridici.

Per far crescere la consapevolezza della potenza del fenomeno 'ndranghetista, Gratteri è da sempre impegnato non solo nella sua attività di procuratore, ma anche nella divulgazione. Numerose le sue pubblicazioni, che hanno permesso al grande pubblico di conoscere origine ed evoluzione della 'ndrangheta. Costanti anche i suoi interventi sui media per tenere alto il livello di attenzione, e per chiedere le riforme legislative necessarie, anche al Governo italiano. Governo di cui avrebbe potuto far parte nel momento della formazione della squadra di Renzi, escluso per un veto dell'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ("Un magistrato non può guidare il ministero della Giustizia").

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