L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 5 giugno 2016

No al cambiamento della Costituzione - la Rai non fa servizio pubblico ma è al servizio di Renzi, il canone deve pagarlo solo lui

La Rai paga 200mila euro per la replica di Benigni sulla Costituzione

La Rai paga 200mila euro per la replica di Benigni sulla Costituzione
 
Nel 2012 lo spettacolo sulla Costituzione è costato 1,8 milioni di euro con ascolti record. La replica ha fatto flop. Così Stefano Feltri e Carlo Tecce su “Il Fatto Quotidiano”.

Rai, 200 mila euro per i 6 minuti di Benigni

Rassegna stampa: Il Fatto Quotidiano, pagina 8, di Stefano Feltri e Carlo Tecce.

Nel 2012 lo spettacolo sulla Costituzione è costato 1,8 milioni di euro con ascolti record.
Sei minuti del Roberto Benigni convertito al Sì per il referendum costituzionale sono costati 200.000 euro circa alla Rai. Un compromesso andato in onda la sera del 2 giugno che ha evitato grandi imbarazzi e lascia qualche strascico di polemiche. Quando nei giorni scorsi a Palazzo Chigi è arrivata la notizia che la Rai prevedeva di celebrare i 70 anni della Repubblica riproponendo il monologo di Benigni del 2012, La più bella del mondo, tutti hanno capito la delicatezza della questione: il 3 maggio Benigni aveva detto di essere “orientato a votare No” al referendum costituzionale di ottobre. Senza correttivi, la replica dello show del 2012 rischiava di essere uno spot al fronte che vuole fermare la riforma alla quale il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha appeso il suo destino politico. Si trova traccia di queste tensioni nelle dichiarazioni del sempre aggressivo Michele Anzaldi, deputato Pd molto attento a segnalare quando la Rai non è abbastanza allineata con l’esecutivo: “Credo che in Rai, purtroppo, ci sia molta sciatteria. E soprattutto una visione errata, o peggio che non tiene conto dell’impegno previsto dal rispetto del contratto di servizio”, diceva il 30 maggio, definendo “inconcepibile” l’idea di celebrare il 2 giugno con una replica di Benigni.
I vertici di Rai l'hanno trovato il compromesso con il manager di Lucio Presta, non certo ostile a Renzi visto che fino a poche settimane fa era candidato del Pd a sindaco di Cosenza, prima di ritirarsi. Nel 2012, Presta e Benigni avevano concordato con la Rai 1,8 milioni chiavi in mano per La più bella del mondo. Come sempre i due non hanno ceduto i diritti, ma solo “affittato” lo spettacolo per la serata. Il costo era elevato, ma il risultato è stato da record: quasi il 43 per cento di share e 12 milioni di spettatori. Una produzione costosa, ma con un risultato da Festival di Sanremo. Tutti contenti. Quando, nelle scorse settimane, in Rai hanno avuto l’idea della replica hanno riaperto il negoziato con Lucio Presta. Il risultato lo hanno visto tutti: tagliati i riferimenti all’attualità del 2012, limitato qualcosa qua e là, e aggiunta del prologo di Benigni. Con una piccola ma decisiva aggiunta: “La Costituzione si può ritoccare? Ma certo, è scritto dentro la Costituzione, non la prima parte dei diritti e doveri fondamentali, ma la seconda parte sì, lo dice l’articolo 138″.
Prezzo: 200 mila euro, un po’ meno della metà di quanto costa di solito una prima serata della Rai. Gli ascolti sono stati da replica di lusso, ma pur sempre da replica: 15 per cento. Dal punto di vista aziendale, niente di cui lamentarsi. Ma per ottenere il risultato politico mancava una cosa: l’intervista all’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro la mattina della messa in onda: “Io voterò sì al referendum. Si ottengono obiettivi che aspettiamo da decenni come quello di superare il bicameralismo perfetto”, trasformando la replica in una revisione, da celebrazione di una Carta perfetta così com’è a un testo che va modificato, “un paradiso da cui non si può uscire diventa un inferno”. Poche parole per dare allo spettacolo un sapore molto diverso da quattro anni fa. Arturo Diaconale, consigliere di amministrazione Rai di centro destra, ha protestato. Positivo invece Paolo Messa, altro membro del cda: “Se Benigni si fosse espresso contro il referendum, quelli che oggi protestano sarebbero ad applaudirlo e magari a invocare repliche di tutti i suoi spettacoli da qui a ottobre”.
(Nella foto Roberto Benigni)

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