L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 giugno 2016

Pd corrotto - Campania - un conglomerato di clan, mafie, capibastoni, cordate, clientele, massonerie, consorterie che fanno capo a De Luca

il voto

De Luca trionfa e strega la Campania, crolla il Partito Democratico

A Salerno 26 seggi su 32 a Napoli senza il simbolo del partito e gli “uomini del presidente”, Lettieri e Motta, vanno al ballottaggio Ma il gruppo del governatore non piace al premier e a Orfini

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Vincenzo De Luca e Enzo Napoli (Foto Sgpress)
SALERNO. Dopo il crollo di Valeria Valente a Napoli, il premier e segretario del Partito democratico, Matteo Renzi si accorge – e solo ora – che nel capoluogo campano c’è un problema Pd. Ma esiste il Partito democratico in Campania? E se sì, che partito è? Chi lo governa? Chi decide? Chi sposta i voti e a che prezzo lo fa? È giusto ancora parlare di Pd o sarebbe il caso di parlare, oggi, del partito del governatore Vincenzo De Luca? Lo sceriffo “vince” a Napoli e Battipaglia e a mani basse a Salerno. E piazza i suoi candidati a Giffoni Valle Piana, a Montecorvino Pugliano e Castellabate.

Cosa c’è dietro l’affermazione bulgara delle liste collegate al presidente della Regione, che qui ha trasformato il Pd in qualcosa di diverso, qui è il Partito deluchiano. E poi ci sono gli errori terribili delle opposizioni. Con questo quadro De Luca avrà vita facile anche negli anni a venire

L’ira di Renzi. Dopo che la candidata dei “giovani turchi” non arriva al ballottaggio, Renzi diventa nervoso e dichiara: «Il risultato peggiore del Pd è a Napoli, è un risultato che riguarda la città dove il Pd non riesce a esprimersi al meglio». E così il premier-segretario lancia il suo anatema: «C’è bisogno di una soluzione commissariale molto forte». Lo dice dopo aver ignorato gli appelli di Antonio Bassolino – che pure aveva alzato la guardia in più occasioni – e lo fa dopo che il neo governatore De Luca, per sedersi sulla poltrona di Palazzo Santa Lucia, ha imbarcato nelle sue liste la qualunque, compresi gli “impresentabili” di Rosy Bindi. Renzi strepita pur sapendo il feeling tra Gianni Lettieri (centrodestra) e il governatore; e a Battipaglia, con Gerardo Motta (pure lui centrodestra), sul cui altare sacrifica il segretario provinciale Nicola Landolfi. Ma a Renzi, si sa, piace vincere. E se il Pd lo fa infarcendo le liste di nomi borderline e nominando consulenti quelli che il Pd stesso non ha voluto candidare (Franco Alfieri), il premier-segretario fa come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Il problema sostanziale, dicono gli osservatori interni, è che in Campania, il Pd a cui fa riferimento l’ex sindaco di Firenze, non c’è. Non c’è mai stato. E passato dalle mani di Bassolino a quelle di De Luca e sempre sotto la supervisione di Ciriaco De Mita. Il Pd secondo De Luca. Definiva i vertici «anime morte» rinchiuse nei palazzi romani. Tra l’ex sindaco di Salerno e il partito, non c’è mai stato tanto feeling quanto in quest’ultimo periodo con Renzi. Il simbolo non lo ha mai esposto in nessuna competizione cittadina per 23 anni. Qualcuno gliel’ha rimproverato ma lui ha sempre fatto spallucce. Anche i parlamentari salernitani, alla fine, tous ensemble con De Luca. Solo l’ex senatore Alfonso Andria (Pd) provò a contrastarlo nel 2006 ma non ebbe il piacere del simbolo del partito. E l’ex parlamentare Pd, Guglielmo Vaccaro occupò la sede di via Manzo per protestare contro le primarie. Oggi Vaccaro è con Corrado Passera. Insomma tutto il veleno scagliato negli anni contro la segreteria nazionale o l’ex governatore Bassolino si è digerito davanti a quelle percentuali bulgare che a Bersani così come a Renzi, hanno fatto bene alla salute politica. E ora anche il presidente Matteo Orfini alza la voce sul voto di Napoli. È lo stesso Orfini che qualche primaria fa venne a Salerno a fare da censore del deluchismo, salvo poi accodarsi anche lui a Renzi-De Luca. Il presidente nazionale del Pd prova a stigmatizzare l’alleanza con i verdiniani di Ala («I due casi in cui c’era una alleanza con Ala è evidente che non sono andati bene»). Ovviamente non ha detto nulla alle Regionali quando i cosentiniani del senatore Vincenzo D’Anna erano tutti con De Luca. Anche Orfini spiega che «il problema è il Partito democratico». E anche lui non capisce che il Pd, in Campania, ha un solo nome e cognome: Vincenzo De Luca.

http://lacittadisalerno.gelocal.it/salerno/cronaca/2016/06/07/news/il-modello-de-luca-strega-la-campania-1.13618786 

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