L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 giugno 2016

Pd Corrotto - Il Giglio magico massonico, ha pianificato tutto dalla truffa ai risparmiatori a non mollare la presa finanziaria sulla Toscana, strategia di chi oggi riorganizza tutto intorno a Chianti Banca

Toscana al lavoro sulla «sua» banca


Chianti Banca punta su un pezzo dell'Etruria. Per diventare un polo regionale






Camilla Conti
La Toscana vuol rifarsi una banca sfruttando il riassetto del credito cooperativo. La sfida parte da ChiantiBanca, che ha deciso di correre da sola e di non fondersi con un gruppo unico nazionale mettendo già nel mirino una possibile preda: la fiorentina Federico Del Vecchio oggi controllata dalla Nuova Banca Etruria.

L'istituto presieduto dall'ex banchiere della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, lunedì scorso ha presentato in Bankitalia la cosiddetta istanza di «way out», inviando anche la relativa comunicazione ai soci che saranno chiamati a decidere in un'assemblea da convocare in autunno. La riforma sulle Bcc prevede infatti che quelle con patrimonio superiore ai 200 milioni di euro, come ChiantiBanca il cui patrimonio al 31 dicembre 2015 era pari a 232 milioni e dopo la fusione con la Bcc di Prato e Pistoia, operativa dal 1 luglio, salirà a 310), possano scegliere di restare autonome e non aderire alla holding unica nazionale del credito cooperativo pagando al'Erario un'imposta pari al 20% del patrimonio stesso.

«L'unico obiettivo è quello di continuare a far crescere la banca per essere una protagonista dell'economia toscana, cogliendo le opportunità dello sviluppo territoriale e mantenendo inalterato il radicamento alle comunità», si legge in una nota diffusa ieri dal cda. Tradotto: la strategia è quella di diventare il polo aggregante di altre Bcc nella regione. Del resto, c'è un grande bacino di potenziali clienti da conquistare: il Monte dei Paschi è ancora a caccia di un promesso sposo che comunque, se verrà trovato, lo porterà più lontano da Siena (non è un caso se nel nuovo statuto della Fondazione Mps, è scomparso il riferimento al mantenimento della sede dell'istituto nella città del Palio). Non solo. Il terremoto del Monte ha mutato il quadro del credito sul territorio toscano, soprattutto per il venir meno delle ingenti risorse che arrivavano sia come crediti erogati da Rocca Salimbeni sia dalla Fondazione. ChiantiBanca - che ha sede proprio in provincia di Siena, a Monteriggioni - punta al ruolo che anni fa aveva la ex Banca Toscana (poi assorbita nel Monte) nel sistema del credito locale. Bini Smaghi sa di non poter competere con Mps o Intesa che è presente con CrFirenze, ma vuol diventare un nuovo punto di riferimento per le pmi toscane, soprattutto quelle del settore edile e vitivinicolo. Imprese che poi potrebbero anche diventare azioniste.

Prima però andrà rafforzata la struttura interna in modo da portare a regime l'acquisto avvenuto nel 2012 del Credito Cooperativo Fiorentino di Denis Verdini. Ma la crescita avverrà anche per linee esterne, «stando bene attenti a non ripetere gli errori commessi in passato con gli intrecci tra finanza e politica da cui lo stesso Bini Smaghi intende appunto smarcarsi in maniera chiara», sottolinea una fonte vicina al cda aggiungendo che il banchiere resterà alla presidenza solo se l'istituto verrà trasformato in spa.

Nel mirino, potrebbe finire la Banca Federico Del Vecchio messa in vendita insieme alla good bank della caporguppo Etruria. L'istituto fiorentino, che conta su solo sei sportelli, sul suo sito Internet si propone come riferimento «per le élites della città e un soggetto autorevole per la gestione dei patrimoni privati nell'area del capoluogo toscano».

http://www.ilgiornale.it/news/economia/toscana-lavoro-sulla-sua-banca-1271774.html 

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