L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 17 giugno 2016

Pensioni - ma veramente questi imbecilli al governo possono pensare che ci faremo truffare in maniera così plateale?

Economia

Pensioni anticipate, banche prudenti. Si rischia di ripetere il flop del Tfr

Anche assicurazioni e fondi cauti in attesa del piano del Governo - di ACHILLE PEREGO

di ACHILLE PEREGO
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Pensioni anticipate, le simulazioni

Pensioni anticipate, le simulazioni

Milano, 16 giugno 2016 - Una buona dose di prudenza, in attesa di capire meglio come funzionerà il meccanismo del prestito per la pensione anticipata, accompagnata da un’altrettante dose di scetticismo. Il giorno dopo la proposta, messa sul tavolo del confronto tra governo e sindacati sulla flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, di favorire chi vuole lasciare fino a tre anni prima l’impiego attraverso il ricorso a un finanziamento bancario da restituire con rate fino a vent’anni, tutte le principali categorie interessate dal provvedimento che potrebbe finire nella prossima Legge finanziaria per debuttare nel 2017, hanno evitato commenti ufficiali. Nessuna reazione quindi né dell’Abi (banche), né dall’Ania (assicurazioni) e anche il presidente dell’Ivass (previdenza) Salvatore Rossi ha spiegato di «non avere un’opinione perché non ne so ancora abbastanza».
Ma al di là delle assenti prese di posizione ufficiali, le ombre sembrano superare le luci. E se la possibilità di lasciare prima il lavoro ricorrendo a un prestito (il «mutuo-pensione») rientra nel campo delle chances offerte agli italiani, il rischio di ripetere, anche se non nella stessa dimensione, il flop dell’anticipo del Tfr viene ritenuto molto alto.
Nell’ottobre del 2014, per rilanciare i consumi, il governo Renzi aveva infatti approvato l’anticipo in busta paga della ex liquidazione. Ma, per lo svantaggio fiscale, le adesioni sono rimaste al lumicino sebbene l’Abi avesse stipulato una convenzione per favorire la liquidità alle imprese. Anche per il prestito-pensione, fanno sapere ambienti vicini all’Associazione bancaria, non ci sarebbero problemi da parte del sistema bancario, all’interno di un quadro di regole certe, a stipulare una convenzione. E per le assicurazioni non sarebbe difficile garantire il prestito perché, in caso di morte, l’onere del rimborso non ricadrebbe sugli eredi. Una scelta corretta, ma costosa perché più aumenta l’età, più cresce il premio assicurativo. E quindi l’importo della garanzia aumenterebbe la rata da rimborsare sulla quale peserebbero anche i tassi d’interesse ipotizzati attorno al 3%. Un livello, in questa fase, non certo conveniente, sottolinea Michele Tronconi, presidente su indicazione di Confindustria di Assofondipensione, l’associazione che vede presenti sia le aziende sia i sindacati e rappresenta i fondi pensione dei lavoratori.
Così, secondo la Uil su una pensione netta di 2.500 euro mensili, il rimborso del prestito (97.500), anticipando di tre anni il pensionamento, peserebbe per 500 euro al mese per vent’anni con una riduzione dell’assegno che potrebbe arrivare al 20%. Cifra alla quale andrebbe aggiunto anche il premio assicurativo. Per questo, secondo il segretario confederale Uil Domenico Proietti, il costo di questa operazione non potrà ricadere solo sui lavoratori. Ma il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha ribadito ieri che l’intervento pubblico riguarderebbe solo i disoccupati.
Resta quindi il nodo, aggiunge Tronconi, di chi sosterrà un onere stimato in 10 miliardi. E se dovessero essere le aziende, nel caso di licenziamenti per ristrutturazioni aziendali, allora andrebbero anch’esse invitate al tavolo del confronto. Ma, come trapela dal mondo delle imprese e da quello delle banche, se i costi dovessero pesare sui lavoratori, la platea dei possibili interessati al prestito-pensione si ridurrebbe a casi limitati. E volontariamente ben pochi lascerebbero il lavoro tre anni prima per prendere un assegno più basso e rimborsare un oneroso «mutuo-pensione».

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