L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 giugno 2016

Pensioni - o siamo imbecilli noi o è imbecille il governo. I sindacati se ci sono battano un colpo

Pensioni, flessibilità in uscita costerà cara. Taglio assegno fino al 15%

15 giugno 2016, di Alessandra Caparello
 


ROMA (WSI) – Comincia lentamente a prendere forma l’Ape, l’anticipo pensionistico annunciato dal premier Renzi e che dovrebbe trovare posto nella prossima Legge di Stabilità 2017. Ieri si sono incontrati nuovamente governo e parti sociali proprio per discutere sulla riforma previdenziale e conoscere più da vicino l’ipotesi del prestito pensionistico previsto con l’Ape che permette di andare in pensione con 3 anni di anticipo.
Si tratta in sostanza di un prestito che concede una banca al pensionato che riceverà un assegno netto per gli anni che gli mancano al raggiungimento del requisito anagrafico per andare in pensione. La restituzione avverrà in 20 anni con una rata sull’assegno mensile e modulata a seconda dei casi. Tra i maggiori beneficiari dell’Ape ci saranno i dipendenti che hanno perso il posto di lavoro a seguito di ristrutturazione aziendali con la possibilità di ottenere anche sgravi e detrazioni fiscali.
Sono sfavoriti coloro che scelgono volontariamente di uscire dal mondo del lavoro e ritirarsi 3 anni prima. Solo per questi ultimi soggetti infatti si prevede un taglio dell’assegno previdenziale mensile fino al 15%. Ipotizzando allora un’indicizzazione del trattamento previdenziale pari all’1% per ogni anno e un tasso d’interesse applicato del 3,5%, un lavoratore che accedesse con un anno di anticipo e con un trattamento pari a 1.000 euro lordi perderebbe così il 6,9% della pensione, ovvero il corrispettivo di un importo mensile netto in meno ogni anno (898 euro). L’onere, chiaramente, crescerebbe all’aumentare degli anni di anticipo.

L’Ape partirà inizialmente in via sperimentale nel 2017 coinvolgendo i nati tra il 1951 e il 1953 (gli over 63) e nel 2018 i nati del 1954 e quello seguenti i nati del 1955. Come hanno reagito i sindacati? Il giudizio prevalso è positivo ma di prudenza.
“C’è qualche novità positiva e la disponibilità del governo a entrare nel merito dei vari aspetti” – ha detto la leader della Cgil Susanna Camusso. “Il clima è cambiato, si è attivato un confronto vero”, ha aggiunto Annamaria Furlan. Infine Carmelo Barbagallo della Uil: “Non c’è ancora un giudizio complessivo. Il Paese si aspetta qualcosa di buono, vediamo di non deluderlo”.

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