L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 giugno 2016

Roma elezioni - ma cosa si aspettano questi papponi del Pd dopo anni e anni in cui hanno deciso insieme ai potentati nelle segrete stanze di fare strame degli interessi dei romani


Viaggio nel Partito Democratico romano: dalle sedi in crisi passa il flop elettorale del primo turno
Un viaggio nei circoli del Pd romano rivela come il partito nella capitale sia confuso, incerto, disgregato in mille correnti. Difficile capire chi comanda. Gli iscritti nel Pd a Roma sono scesi dai 12mila del 2012 ai circa 5mila di oggi. Il partito ha accumulato più di 2 milioni di euro di debiti e alcune delle sezioni storiche rischiano di essere smantellate. Tra pochi giorni questo popolo confuso andrà a votare in occasione del ballottaggio tra Roberto Giachetti e Virginia Raggi, mobilitando quello che resta del partito. 


di Fiammetta Cupellaro

15 giugno 2016
 
La sezione di Testaccio del Partito Democratico

ROMA. “Prima te dicono de menà, poi se lamentano se qualcuno se fa male…”, così commentava un militante del Pd romano quando è scoppiato lo scandalo delle tessere false facendo intuire le responsabilità del partito per quella vicenda mai chiarita. Era l’ottobre del 2013. Da quel momento, il partito nella Capitale è stato investito da un terremoto dietro l’altro.

Prima il coinvolgimento di consiglieri comunali e regionali nell’inchiesta “Mafia Capitale”, la decisione del premier-segretario Matteo Renzi, di commissariare la federazione romana e di metterne il destino nelle mani di Matteo Orfini, poi la mappa dei 27 “circoli dannosi” stilata da Fabrizio Barca, infine la parabola triste del sindaco Ignazio Marino, portato in Campidoglio con oltre il 60 per cento poi “messo gentilmente alla porta” passando per lo studio di un notaio.

“A Roma c’è il peggior Pd d’Italia” è stata la sentenza di Renzi dopo gli arresti del “mondo di mezzo”, promettendo che “nel giro di due anni”, il partito romano sarebbe diventato “un modello per Napoli e Milano”. Al momento, però anche i vertici della federazione campana stanno per essere azzerati, mentre a Milano si vive nell’incubo che al ballottaggio il centrosinistra possa perdere palazzo Marino. Le tensioni all’interno delle sezioni rispecchiano quelle a livello nazionale. Un viaggio nei circoli del Pd romano rivela come il partito nella capitale sia confuso, incerto, disgregato. Difficile capire chi comanda nella capitale.

Viaggio nel Pd romano: la sede delle crisi racconta la crisi del partito Un viaggio nei circoli del Pd romano rivela come il partito nella capitale sia confuso, incerto, disgregato in mille correnti. Difficile capire chi comanda. Gli iscritti nel Pd a Roma sono scesi dai 12mila del 2012 ai circa 5mila di oggi. Il partito ha accumulato più di 2 milioni di euro di debiti e alcune delle sezioni storiche rischiano di essere smantellate. È un popolo confuso quello che ha votato alle elezioni per il sindaco e che andrà a votare in occasione del ballottaggio tra Roberto Giachetti e Virginia Raggi, mobilitando quello che resta del partito. (servizio di Fiametta Cupellaro, montaggio video Anna Saccoccio)

“Manca un gruppo dirigente che controlla gli umori, le spinte che arrivano sulla base da molte direzioni” spiega Piepaolo Bellu, giovanissimo segretario della sezione di San Giovanni, immortalata da Diego Bianchi (lo Zoro della trasmissione Gazebo) nel film “Arance e Martello”. Confida che molti suoi amici, che prima votavano Pd, al primo turno hanno votato Cinquestelle. “L’azione del commissario non ha né pacificato, né unificato il partito: ogni circolo va per conto suo, alcuni subiscono ancora le pressioni dei capibastione che Renzi si era impegnato a cacciare”, commenta sconsolato Lino Senziola uno dei vecchi iscritti allo stesso circolo che confida: “ ’na bottarella a Renzi gli serverebbe per fargli capire che le decisioni non possono essere calate dall’alto, ma condivise. Prima incita gli elettori a non andare a votare e spetta a noi poi spiegare perché non è giusto votare contro le trivellazioni, adesso ci dice ‘dovete mobilitare i militanti a votare’, ma qui facciamo fatica perfino a far partecipare ad una riunione chi ha la tessera del partito da 30 anni. Figuriamoci obbligarli a votare chi non vogliono. Il candidato ideale per Roma? Alle primarie a San Giovanni ci siamo divisi tra Giachetti e Roberto Morassut che di Roma conosce pure i sampietrini” però promette “Il 19 giugno saremo leali. Perché se perdiamo sarà un casino”.

Tra pochi giorni questo popolo confuso e stanco andrà a votare, mobilitando quel che resta del partito. “Chiuderò la mia esperienza di commissario prima dell’inizio dell’inizio del Giubileo” aveva annunciato Orfini nel marzo 2015, ma il Pd romano però è ancora sotto tutela, e un gruppo di iscritti ha trascinato il commissario in Tribunale facendo bloccare dai giudici il progetto “Luoghi Idea(li)”. Quel famoso piano stilato da Barca e da cui secondo Renzi sarebbe dovuto rinascere il partito. I giudici il 19 maggio scorso, hanno sospeso (in via cautelare) la delibera con la quale il commissario si attribuiva “il compito di emanare l’elenco delle sezioni territoriali, di quelle del lavoro e delle sezioni tematiche, di stabilire le regole per il tesseramento e l’iscrizione”. “La delibera è in contrasto sotto vari aspetti con gli statuti nazionali e regionali del Pd che riconosce ai circoli autonomia organizzativa, politica e patrimoniale” hanno scritto i magistrati. Tutto da rifare dunque per Orfini e Barca, che nei circoli è considerato più un “giustiziere” con il dossier tra chi “deve chiudere” e chi invece “può continuare a fare attività politica”. Della sua “mobilitazione cognitiva” del 2013 nessuno si ricorda più, non è mai partita e nei circoli nessuno ha mai spiegato cosa volesse dire. “Orfini? Barca? Giachetti? Mai visti a Tor Bella Monaca. C’hanno detto de’ chiude ma qui come se chiude la sezione Pd arriva Casa Pound” è la previsione di Angelo Colasanti, il più vecchio iscritto alla sezione dello scandalo.

Nel frattempo, senza una guida e senza un congresso, gli iscritti del Pd a Roma sono scesi dai 12mila del 2012 ai circa 5mila di oggi. Il partito ha accumulato più di 2 milioni di euro di debiti, tra sezioni storiche che rischiano di essere smantellate come Testaccio che non ha i soldi per pagare le bollette o Giubbonari al centro di una lunga causa per morosità, tra risse e furti, come a Tor Bella Monaca oppure quelle che, sfidando apertamente il commissario che gli ha imposto di chiudere continuano a restare aperte.

Accade alla sezione storica di Donna Olimpia (Monteverde) dove, il giovane segretario Federico Spannaciati, nonna partigiana e lavoro di avvocato, sta tenendo testa ad Orfini. “Ci voleva escludere dalle primarie, proprio questa sezione, una delle più antiche di Roma, dove erano iscritti Giancarlo Pajetta e Miriam Mafai, ma le abbiamo fatte lo stesso, in cortile”. I militanti hanno piazzato un gazebo all’esterno della sezione dove hanno visto arrivare proprio Roberto Giachetti. L’attuale candidato sindaco alle primarie ha votato al gazebo dei ribelli Dem. “Eppure - ha spiegato Federico - il partito a Roma un’anima ce l’ha ancora. Bisogna ritrovarla, prima che sia troppo tardi”.
DONNA OLIMPIA, LA SEZIONE SIMBOLO CHE VOGLIONO ACCORPARE


Donna Olimpia. Iscritti 105. La sezione è considerata un simbolo nel quartiere, situata nei locali dell’ex casa del fascio è stata consegnata nel 1945 agli antifascisti diventando la sezione del Pci di “Donna Olimpia”. Ora è dedicata a Miriam Mafai che qui era iscritta insieme a Giancarlo Pajetta. Nonostante sia stato considerato dal dossier di Fabrizio Barca uno dei 9 circoli “virtuosi” di Roma, il commissario del Pd romano Matteo Orfini nella riorganizzazione delle sezioni ha deciso che Donna Olimpia chiuda e che venga accorpata a quella di Monteverde. Gli iscritti si sono ribellati: “Barca e Orfini rivedano la loro posizione”. Niente da fare, nessuna autorizzazione neanche per fare le primarie, ma loro le hanno fatte lo stesso con un gazebo piazzato fuori la sezione. L’attuale candidato sindaco Roberto Giachetti si è presentato proprio dai “ribelli” di Donna Olimpia per votare. Il segretario della sezione è Federico Spannacciati, nonna partigiana e lavoro di avvocato, sta tenendo testa al commissario Matteo Orfini. “Il circolo rappresenta la storia del quartiere e finché non ci spiegheranno perché qui non si può fare più attività politica restiamo aperti”.

Viaggio nel Pd romano: Donna Olimpia, la sezione ribelle Iscritti 105. La sezione è considerata un simbolo nel quartiere, situata nei locali dell’ex casa del fascio è stata consegnata nel 1945 agli antifascisti diventando la sezione del Pci di “Donna Olimpia”. Ora è dedicata a Miriam Mafai che qui era iscritta insieme a Giancarlo Pajetta. Nonostante sia stato considerato dal dossier di Fabrizio Barca uno dei 9 circoli “virtuosi” di Roma, il commissario del Pd romano Matteo Orfini nella riorganizzazione delle sezioni ha deciso che Donna Olimpia chiuda e che venga accorpata a quella di Monteverde
SAN GIOVANNI, IN UN ANNO ISCRITTI CROLLATI


San Giovanni. In un anno gli iscritti sono crollati da 230 a 110. Anche il circolo di “San Giovanni” come “Donna Olimpia” è una sede storica: un ex casa del fascio data fin dal dopoguerra ai militanti del Pci che ne hanno fatto uno dei punti di aggregazione di tutto il quartiere. Oggi il segretario è uno studente universitario Pierpaolo Bellu che è riuscito a tenere insieme i vecchi iscritti con i giovani militanti: “Ma sono sempre meno” ammette. Fondamentale aver ospitato nella sede del Pd anche il circolo culturale Woody Allen che riunisce i ragazzi del quartiere. La vita della sezione è stata raccontata da Diego Bianchi lo “Zoro” della trasmissione Gazebo in un film “Arance e martello”. Alle primarie però tra vecchi e giovani militanti c’è stata una spaccatura. Una parte degli anziani iscritti si sono schierati per il deputato della sinistra Dem Roberto Morassut “uno che de’ Roma conosce pure i sampietrini” dice Lino Senziola, uno dei “vecchi”iscritti che reputa la scelta di candidare Roberto Giachetti al Campidoglio “calata dall’alto, da palazzo Chigi” e alla fine confessa “Noi siamo leali, ma a Renzi ‘na bella bottarella je servirebbe per faje capì che le scelte le deve fa con noi, la base del partito altrimenti non vinci”.

Viaggio nel Pd romano, San Giovanni: la sezione raccontata da Zoro In un anno gli iscritti sono crollati da 230 a 110. Anche il circolo di “San Giovanni” come “Donna Olimpia” è una sede storica: un ex casa del fascio data fin dal dopoguerra ai militanti del Pci che ne hanno fatto uno dei punti di aggregazione di tutto il quartiere.
TESTACCIO: "MANCO I SOLDI PER LE BOLLETTE"

Testaccio. Iscritti 70. “Manco i soldi per le bollette”. Il quartiere fino al 2013 era considerato una delle roccaforti “rosse” della capitale. Il Pd viaggiava oltre il 38%. Ora rischia di chiudere ed è sempre deserta. Cosa è accaduto? Fabrizio Barca nel suo dossier per la riorganizzazione del partito a Roma prima ha inserito Testaccio tra i circoli definiti “dannosi” per poi rividerne il giudizio neanche un mese dopo. “Eravamo stati troppo ligi, succede nelle valutazioni, per una ricerca rigida di coerenza” è stata la giustificazione di Fabrizio Barca. Ma ormai il danno d’immagine e mediatico si era compiuto. “Grazie al professor Barca e la pubblicità negativa che ha fatto al nostro circolo c’è stato un fuggi fuggi degli iscritti. La sede è sempre chiusa e non abbiamo nemmeno i soldi per le bollette. La politica sul territorio? Ma se qui è diventato difficile pure fare una riunione” racconta Yuri Trombetti uno dei pochi che dedica ancora qualche pomeriggio a tenere aperta la sezione. Accanto la sezione di Sel è aperta sette giorni su sette.

Viaggio nel Pd, Testaccio: "Manco i soldi per le bollette" Il quartiere fino al 2013 era considerato una delle roccaforti “rosse”della capitale. Il Pd viaggiava oltre il 38%. Ora rischia di chiudereed è sempre deserta. Cosa è accaduto? Fabrizio Barca nel suodossier per la riorganizzazione del partito a Roma prima ha inseritoTestaccio tra i circoli definiti “dannosi” per poi rividerne il giudizioneanche un mese dopo.
TOR BELLA MONACA, DOPO LO SCANDALO DELLE TESSERE FALSE IL PD NON LE MANDA

Tor Bella Monaca. Non si conosce il numero degli iscritti perché dopo lo scandalo delle tessere false, il commissario Matteo Orfini ha ordinato di non mandarle più. Nonostante abbia nominato da tempo un sub commissario, Gennaro Migliore che avrebbe dovuto dedicarsi solo a Tor Bella Monaca il circolo definito “dannoso” è stato lasciato a se stesso. Nel quartiere di edilizia popolare con migliaia di case occupate, un tasso alto di disoccupazione altissimo, problemi di tossicodipendenza e disagio giovanile, il sub commissario si è visto solo una volta. Pochi ex militanti del Pd si ricordano il suo nome. A Tor Bella Monaca dal 2013 è successo di tutto. L’ex presidente del Municipio Marco Scipioni del Pd è stato allontanato dal partito perché considerato vicino ad esponenti finiti nell’inchiesta “Mafia Capitale”, i militanti divisi tra correnti sono arrivati più volte alle mani, sono stati rubati gazebo per evitare che venissero organizzare le primarie. Tor Bella Monaca abbandonata al primo turno ha votato per i Cinquestelle che hanno in un circolo giovanile con tanto di murales il loro quartier generale. “Qui non è venuto più nessuno del Pd. Il candidato deve stare sul territorio se vuole il voto, altrimenti? Non lo becca”, la sentenza è di un simpatizzante che frequenta la sezione tra i palazzoni di via dell’Archeologia.

Viaggio nel Pd romano, Tor Bella Monaca: dove non mandano più le tessere Non si conosce il numero degli iscritti perché dopo lo scandalo delle tessere false, il commissario Matteo Orfini ha ordinato di nonmandarle più. Nonostante abbia nominato da tempo un sub commissario,Gennaro Migliore che avrebbe dovuto dedicarsi solo a Tor Bella Monaca ilcircolo definito “dannoso” è stato lasciato a se stesso. 


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