L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 giugno 2016

Roma - Virginia Raggi, la cosa più bella che ci poteva capitare

L’intervista. Buttafuoco: “Virginia, restituisci Roma alla bellezza”
 
Pubblicato il 24 giugno 2016 da Antonio Rapisarda*
Categorie : Le interviste Politica
Pietrangelo Buttafuoco
Pietrangelo Buttafuoco

«Virginia Raggi? La prima volta che l’ho vista è stata in metropolitana. Correva trafelata per andare ai suoi appuntamenti elettorali. E ho notato che si muoveva da sola, senza codazzo. Sceso alla stessa fermata mi sono accorto che raggiungeva i suoi collaboratori. Una scena che mi ha fatto riflettere perché contrastava sicuramente con la campagna elettorale degli altri…». Per Pietrangelo Buttafuoco, scrittore e giornalista, la linea A della metro di Roma è tutt’altro che un “non luogo”, per dirla con Marc Augé. Rappresenta, invece, l’indizio per comprendere dove vanno a finire le storie.
Qual è la morale di quella “scoperta” in metro?
Rappresentava l’essenza di quello che sta succedendo. Perché la maggior parte dei professionisti della politica la vita normale degli altri non la fa. Nessuno capisce di scuola perché la maggior parte ha i figli nelle scuole private; nessuno capisce i problemi della sanità perché la maggior parte va nelle strutture private; nessuno ha idea del traffico perché viaggiano sempre con gli autisti….
La vita reale, con la vittoria di Raggi, si è presa una rivincita sull’ottimismo renziano?
Sì. Una grande soddisfazione. Questo duello, come quello di Torino, è quello che ha permesso alla stragrande maggioranza di italiani non di sinistra di togliersi davanti l’ipoteca del partito di “centro storico” più che di centrosinistra.
Virginia Raggi ha scelto di farsi chiamare sindaco. E non sindaca o sindachessa. Iniziamo bene, no?
Certo. Il linguaggio non è mai innocente. Speriamo che sostituisca quanto prima Rousseau con Platone. Se c’è una figura che mi spaventa, nella storia e nell’identità della nostra cultura, è proprio lui. Dato che è a fondamento di tutti i totalitarismi e di tutte le più pericolose utopie. Se Marx si fosse formato su Platone invece che su Rousseau non avrebbe determinato l’inferno dei soviet.
Queste “femmine” che a Roma e a Torino mettono a posto i “maschi” che cosa rappresentano?
È una cosa salutare, bella. La donna ha per sua natura un radicamento nella realtà, la fedeltà alla terra, molto più forte di quanto lo possa avere il maschio. A maggior ragione quello de-virilizzato con cui facciamo i conti. Proprio la Raggi, poverina, ha dovuto fronteggiare due momenti imbarazzanti: uno è stata la lettera del suo ex marito; l’altra il post di Roberto Giachetti su facebook. Ma che idea si faranno le donne di questi poveri maschi?
Raggi è la prima donna alla guida della città eterna, ridotta allo sbando. Sfortunata…
La prima cosa da fare era togliere questo equivoco: la sinistra, che non ha in animo l’emancipazione sociale degli ultimi ma soltanto quello di essere autoconsolatoria. Poi si ricomincia. Adesso siamo come nei momenti di autogestione a scuola: quando ci si mette a posto degli insegnanti e si organizzano le giornate. Dobbiamo vedere se i 5 Stelle sapranno essere migliori degli insegnanti.
Il profilo dei due neosindaci è diverso rispetto al ruspante grillismo delle origini. Evoluzione della specie o marketing politico?
Hanno vinto perché hanno scelto bene, sia con Appendino che con Raggi. È un’ovvia intelligenza della politica. Altrettanto ovvio e fondamentale è dare un vaffa al “vaffa”, per cominciare a fare politica. E poi hanno fatto quello che non è mai riuscito a Silvio Berlusconi. Se togli Berlusconi si scioglie Forza Italia. Invece Grillo si è eclissato e questi vincono di più….
Questa Raggi che rottama il renzismo che cosa rappresenta per lo storytelling del premier?
Intanto va a supplire l’imbecillità della destra. Poi riguardo al cosiddetto storytelling del premier…ha presente quando Mussolini va dal re e gli dice “Maestà le porto l’Italia di Vittorio Veneto”? Ecco spostando l’asse temporale lei ha detto: “Maestà vi porto la realtà italiana”.
La destra ha compiuto un suicidio politico riversando il proprio consenso sui 5 Stelle?
I leader non spostano nemmeno un voto. È l’elettorato di sua spontanea iniziativa che si muove. Ha ragione Giovanni Toti: l’elettorato di centrodestra, si metta il cuore in pace Berlusconi quando pensa di tornare con il patto del Nazareno, tra un grillino e Renzi sceglie il grillino.
La destra morirà grillina?
No. Ma deve stare ferma un giro, anche due. È dovuta andare lì per mancanza. Se non si tolgono di mezzo tutti, ma proprio tutti, la destra non la puoi rifare. Non puoi di certo partire da quella del Bar sport. Dove pensavano di andare? A ubriacarsi di una festa di piazza? La piazza non diventa mai palazzo. A meno che…
A meno che?
Dio ce ne scampi. Mi riferivo alla Rivoluzione russa, non è l’esempio adatto.
“Virginia, fai una cosa di destra”. Ad esempio?
Restituire Roma alla bellezza. Pulirla.
*Da il Tempo

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