L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 giugno 2016

Siria&Parigi&Bruxelles - il terrorismo, manovrato, usa diverse strategie

Attentato a un reporter siriano: si è sempre battuto contro l'Isis

Ahmad Abdelkader è tra i fondatori Raqqa has been slaughtered silently. L'agguato ha le stesse modalità con cui l'Isis ha ucciso un altro reporter
Ahmad Abdelkader

Ahmad Abdelkader

globalist 14 giugno 2016
 
Due giorni fa ad Urfa in Turhia colpi sparati di pistola hanno raggiunto alla testa e al torso Ahmad Abdelkader, uno dei fondatori di Raqqa has been slaughtered silently (Rbss), reporter che quotidianamente con il suo lavoro racconta gli orrori dello Stato Islmico. Il giornalista da un anno e mezzo ha lasciato il gruppo per lavorare con un altro collettivo di media indipendenti, Eye on Homeland. Operato d’urgenza a Urfa, Abdelkader è in condizioni stabili:le immagini del suo corpo insaguinato hanno fatto il giro del mondo e turbato molti rappresentati dei media siriani.

Abdelkader lavorava con Naji Jerf, il padrino dei citizen journalist siriani, il 34nne ucciso a dicembre nella stessa maniera per le strade di Gaziantep, sempre in Siria. Qualche mese prima, sempre a Urfa a morire era stato il fratello di Abdelkader, Ibrahim, che si era rifugiato oltreconfine per sfuggire all’Isis che lo ricercava a Raqqa. Ibrahim era stato decapitato nel suo appartamento di Urfa da un commando di miliziani del Califfato.

Ahmad Abdelkader negli ultimi mesi, dopo le due drammatiche morti, aveva fermato il suo rapporto di collaborazione con Rbss, ma ogni giorno portava avanti il suo lavoro di Jerf, pur di essere sempre nel mirino dell’Isis. “Siamo tristi, ma non molliamo”, ha detto ieri notte parlando a Repubblica AbdelAziz Al Hamza, portavoce del gruppo e anche lui costretto all’esilio dallo Stato islamico.

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