L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 giugno 2016

Sistema Bancario - giusto intervenire massicciamente, nazionalizzare, le banche devono restare italiane, a prescindere di quello che dicono gli euroimbecilli di Bruxelles

Brexit e banche italiane, i rumor su piano Renzi dopo il bagno di sangue  
27 giugno 2016, di  
 Alessandra Caparello
 
ROMA (WSI) – La Brexit fa paura specie in Italia dove, a ritrovarsi in equilibrio precario, è ancora una volta il sistema bancario. Nella giornata di venerdì, all’annuncio del risultato shock del referendum inglese che ha decretato l’uscita della Gran Bretagna dal Regno Unito, i titoli bancari italiani sono crollati, con Unicredit e Intesa SanPaolo che sono scivolati oltre -20%.
Da qui l’allarme del premier Matteo Renzi che, stando alle indiscrezioni riportate dalla stampa, avrebbe riunito con una certa urgenza i suoi per trovare una soluzione ad un problema enorme per l’Italia, ossia mettere sotto sicurezza le banche, già afflitte da una carenza di capitale e da 200 miliardi di sofferenze.

Come fronteggiare tutto ciò? Le armi a disposizione sono poche e scarse. Se a dover finire sotto osservazione fosse il Monte dei Paschi di Siena, nonostante stia cercando di rialzarsi dopo anni di mala gestio, non sarebbe ancora in grado di fronteggiare tutto e trovare un partner per uscire dal pantano, considerando anche che il fondo Atlante oggi non ne ha le forze.

Per questo la soluzione tampone a cui starebbe pensando il Governo guidato da Renzi, come riportano oggi vari quotidiani, potrebbe essere quella di prevedere un intervento diretto dello Stato. Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano, il Governo potrebbe assumere partecipazioni nelle banche in difficoltà emettendo nuovo debito pubblico pari a circa 40 miliardi di euro.

Secondo il quotidiano il primo ministro Renzi sarebbe già in trattative con la Commissione Ue per definire le possibili misure a sostegno degli istituti di credito in difficoltà.

Secondo altri quotidiani come Corriere della Sera, l’Italia starebbe cercando di attuare una deroga per eventi eccezionali alla direttiva Brrd (“Bank Recovery and Resolution Directive”), che impedisce gli aiuti di Stato nella gestione delle crisi bancarie. Come riporta La Stampa:
“Renzi, in qualche maniera, magari facendo asse con il presidente francese Francois Hollande, potrebbe porre la questione nel summit con Angela Merkel, chiedendo una sospensione temporanea dei divieti imposti dalla Brrd. Una garanzia comune europea dei depositi nell’ambito dell’Unione bancaria è prevista, ma è bloccata dalla Germania.Per questo è giunto il momento per il nostro esecutivo di battere i pugni e imporre una soluzione adeguata”.
Insomma, soluzioni delicate che hanno come finalità garantire la stabilità del sistema bancario e tutelare i risparmiatori in un momento così particolare e inedito venutosi a creare con la Brexit.
Peccato, tuttavia, che le voci invece di sostenere il mercato abbiano alimentato un nuovo bagno di sangue sulle quotazioni delle banche italiane, con il sottoindice di riferimento dStoxx Europe 600 Banks che ha ceduto fin quasi -6%. 

Ad alimentare i rumor su nuove misure in vista per il settore bancario italiano anche Bloomberg, che parla di una possibile iniezione di ben 40 miliardi di euro nelle banche da parte del governo, fornendo capitali o facendosi garante. Si parla di discussioni in corso, che non si sarebbero ancora tradotte in una decisione finale.

Nessun commento:

Posta un commento