L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 giugno 2016

Sistema Bancario - Nazionalizzazione subito insieme alla Banca d'Italia e a calci nel sedere tutti i manager incapaci e servi che invece di aiutare gli imprenditori italiani hanno giocato con la finanza ottenendo 200 miliardi di sofferenza

Sistema bancario italiano da salvare urgentemente, altro che “sano”…

Come scrivono oggi (29 giugno) molti commentatori autorevoli, il sistema bancario italiano  è seriamente a rischio per via di sofferenze e crediti deteriorati in genere. In proposito riporto di seguito un passaggio chiaro dell’intervento di Luigi Zingales su Il Sole 24 ore di oggi. “L’unica certezza è che tutte le alternative per salvare il sistema […]
Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
29 giugno 2016

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Come scrivono oggi (29 giugno) molti commentatori autorevoli, il sistema bancario italiano  è seriamente a rischio per via di sofferenze e crediti deteriorati in genere. In proposito riporto di seguito un passaggio chiaro dell’intervento di Luigi Zingales su Il Sole 24 ore di oggi.

“L’unica certezza è che tutte le alternative per salvare il sistema bancario italiano sono state già esplorate senza successo. E che il tempo stringe. L’incertezza sul reale valore dei crediti deteriorati nei bilanci delle banche sta producendo una crisi generalizzata di fiducia nel sistema bancario, che potrebbe avere effetti devastanti. Per evitarla rimane solo un intervento diretto dello stato nel capitale delle banche. Non è una raccomandazione che ripeto a cuor leggero, ma a mali estremi, estremi rimedi. E certo i mali oggi sono estremi.”

E’ difficile commentare le parole di Zingales, che parlano da sole e suonano così definitive da concedere appunto pochissimo spazio ad aggiunte.
Quel che si può commentare è che la narrazione dei governi italiani tra il 2008 (crisi del sistema bancario americano) e oggi è sempre stata di segno opposto. Non che gli addetti ai lavori non sapessero che la situazione era precaria, ma i governi e i relativi ministri dell’economia hanno sempre e solo ribadito che grazie al nostro modo di gestire i risparmi, le banche italiane sarebbero rimaste fuori dal contagio e costituivano un sistema sano.
E non è che quando Banca Etruria e le sue defunte sorelle (tra le quali vanno incluse la Veneto e la Vicenza, se non vogliamo prenderci in giro) sono esplose, nessuno sapesse che il problema era ben più profondo, soltanto che nemmeno in quei giorni qualcuno che avesse un ruolo di governo l’ha detto. Si ricordano invece frasi del tutto rassicuranti, almeno per i comuni cittadini.
Oggi si scopre che siamo alla canna del gas e si fa finta che la cosa sia risaputa. Non è così e non vengano a raccontarci, i governanti bugiardi, che la colpa è della Brexit. Questa sta solo diventando la scusa per tirar fuori una verità scomoda con la quale dobbiamo fare i conti. Lo Stato dovrà immettere ingentissime somme nel sistema bancario italiano. Questo ci viene detto oggi e ci spiega come mai improvvisamente Renzi sia diventato il terzo invitato all’anomalo vertice italo-franco-tedesco degli ultimi giorni.
L’Europa non può permettersi che il sistema Italia salti e allora cerca di rafforzarne l’immagine e concede al governo italiano una flessibilità che fino a pochi mesi fa sembrava una chimera. La brexit ha solo rafforzato la convinzione che l’Italia vada assecondata e salvata nella maniera meno dolorosa e spudorata possibile. In pratica l’Europa (che è la Germania, non giriamoci intorno) sta sostenendo il governo Renzi, che vuole ancora alla guida del nostro paese per poter continuare a gestirne le mosse strategiche.
A ottobre prossimo ci sarà però il passaggio del referendum sulle riforme costituzionali e la Merkel fiuta il rischio di trovarsi di fronte a un grillino Presidente del Consiglio italiano. Dal suo punto di vista questo significherebbe perdere il controllo della road map nostrana, con imprevedibili conseguenze per l’euro e l’Europa Unita in generale.
Ed ecco che il rischio banche nelle dichiarazioni di queste ore sta diventando “europeo”, in modo che si possa intervenire fingendo di non farlo solo per l’Italia.
Altro che “fuori dalla crisi”…

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