L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 luglio 2016

euroimbecilli, come farsi male da soli, si puniscono per ubbidire agli Stati Uniti

Putin dopo le sanzioni punta il dito contro la Nato

putinSi ritorna al punto di partenza nei rapporti tra Europa e Russia. La questione ucraina non è stata risolta, l’Europa ha rinnovato le sanzioni a Mosca per altri sei mesi e Putin di contro ha prorogato l’embargo nei confronti dei prodotti alimentari europei e occidentali fino al 2017.
Oggi infatti il Consiglio europeo ha dato il via libera definitivo alle sanzioni economiche riguardanti settori specifici dell’economia russa fino al 31 gennaio 2017. Introdotte inizialmente per un anno il 31 luglio 2014, in risposta alle azioni della Russia in Ucraina, tali misure sono state poi rafforzate nel settembre 2014. Riguardano il settore finanziario, dell’energia, della difesa e dei beni a duplice uso. Il 19 marzo 2015 il Consiglio europeo ha convenuto di far dipendere la durata delle sanzioni dalla piena attuazione degli accordi di Minsk, che doveva avvenire entro il 31 dicembre 2015. Dal momento che a tale data gli accordi non erano stati pienamente attuati, il Consiglio ha prorogato le sanzioni fino al 31 luglio 2016. Dopo averne valutato l’attuazione, il Consiglio ha deciso di rinnovare le sanzioni per un ulteriore periodo di sei mesi, fino al 31 gennaio 2017.
Una decisione contro la quale si stanno alzando le voci di confederazioni italiane, come la Coldiretti, preoccupata per le ritorsioni economiche e le conseguenze sull’export e il made in Italy. Lo scorso anno infatti le esportazioni italiane verso Mosca sono letteralmente crollate (-34%), passando dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 del 2015. Anche per questo, il Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ha chiesto più volte il superamento delle sanzioni, abolendo il sistema dell’automatismo e introducendo quello dell’allegerimento progressivo in proporzione ai passi avanti fatti da Mosca sulla questione ucraina.
Da parte del Cremlino, dopo vari tentativi di disgelo sul fronte europeo, Putin non solo ha risposto con la stessa carta ponendo l’embargo verso i prodotti occidentali, ma inizia anche a puntare il dito contro la Nato.
“Non ci faremo sopraffare dalla furia militaristica, sembra che vogliano provocare la nostra corsa alle armi, per farci spendere energie che dobbiamo invece investire in questioni di carattere socioeconomico”, ha affermato il presidente russo parlando delle troppe azioni militari Nato vicino ai confini russi, durante la riunione biennale degli ambasciatori e degli inviati speciali a Mosca.
Vladimir Putin sa bene però che non può mettersi di traverso all’Alleanza Atlantica senza scoprire almeno uno dei suoi nervi scoperti, la Turchia. Non è un caso infatti che da Mosca è stato deciso di ristabilire la cooperazione con la Turchia con un decreto scritto, in cui Putin chiede di prendere misure per cancellare il divieto ai voli charter di operare sulle rotte Russia-Turchia e anche il ritiro delle limitazioni legate alla vendita di pacchetti turistici. La decisione è stata presa dopo una lettera di scuse formali da parte di Erdogan per l’abbattimento del volo jet Su-24.

Nessun commento:

Posta un commento