L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 luglio 2016

Giglio magico e il corrotto Pd bugiardi e marci

Non è (solo) la Rai: ecco gli stipendi d'oro dei Paperoni delle aziende pubbliche
Tra società note e altre sconosciute ai più, i manager pubblici delle partecipate dal Ministero dell'Economia non hanno nulla da invidiare a Campo Dall'Orto & co.
di Luca Rinaldi

25 Luglio 2016 

Non solo l’amministratore delegato e direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto, che si porta a casa 650 mila euro all’anno (il suo omologo alla BBC Tony Hall ne porta a casa 540 mila). Presidenti e amministratori delle 23 società partecipate dal Ministero dell’Economia non si discostano poi molto dalla retribuzione di Dall’Orto. Per scoprirlo è sufficiente spulciare il documento allegato al Documento di economia e Finanza (Def) dello scorso febbraio, in cui sono riportati i compensi agli amministratori delle società partecipate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (ultimi dati aggiornati al 2014), come lo è la Rai.

Ripartiamo dunque dai numeri di viale Mazzini, dove a saltare subito all’occhio rispetto alla struttura a «trazione renziana» è il compenso dell’ex presidente Anna Maria Tarantola che si portava a casa quasi 288 mila euro, mentre oggi Monica Maggioni tocca quota 370 mila. Allora a fare il direttore generale c’è Giorgio Gubitosi, che da 640 mila euro si porta lo stipendio a 240 mila, applicando la legge 89 del 2014 che prevede «il limite massimo ai compensi degli amministratori con deleghe e alle retribuzioni dei dipendenti delle società controllate dalle pubbliche amministrazioni all’importo di 240.000 euro annui». Poi però marcia indietro con l’emissione di un bond da 350 milioni che toglie il tetto agli stipendi. Il resto è storia di questi giorni.

Degli inutilizzati e delle consulenze d’oro dai 200 mila ai 320 mila euro a testa. Poi ci sono tutti gli altri delle partecipate. Il più ricco di tutti agli ultimi dati a disposizione (2014) è Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia che incassa 599.613 euro l’anno, con una parte fissa a 383 mila euro. L’anno precedente lo stesso toccava quota 950 mila euro, poi anche lui, come gli altri manager della Pubblica amministrazione è finito in mezzo alla «tagliola» dello stipendio fino al livello del compenso spettante al primo presidente della Corte di cassazione.

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/07/25/non-e-solo-la-rai-ecco-gli-stipendi-doro-dei-paperoni-delle-aziende-pu/31280/

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