L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 luglio 2016

Il Politicamente Corretto - 18 - Costanzo Preve

18. La religione olocaustica è una religione esclusivamente europeo-occidentale, ed i pellegrinaggi guidati ad Auschwitz sono l’equivalente della Virgen de Guadalupe in Messico e della Casa di Confucio in Cina. Ma vediamo meglio. Un inciso, inutile in un mondo normale, ma necessario sotto la spada di Damocle del Politicamente Corretto. Parlare di religione olocaustica non ha nessun rapporto con il giudizio sull’antisemitismo europeo moderno e sui progetti razzisti e sterministici di Hitler e dei suoi alleati, più o meno “buoni”, recalcitranti o entusiasti. Su entrambi i punti il mio giudizio storico e morale è incondizionatamente negativo, il che significa che non mi pongo sulla strada scivolosa della contestualizzazione, della relativizzazione, eccetera. Naturalmente, non fu un Male Assoluto, ma non certo per cercare ipocrite giustificazioni, ma per il semplice fatto che non esistono mali assoluti, e tutti i mali compiuti da uomini sono sempre relativi all’epoca ed ai soggetti che li hanno compiuti. Ad esempio Hiroshima, che per me fu un male ancora peggiore di Auschwitz, perché non lasciò scampo alle sue vittime innocenti (almeno ad Auschwitz un Primo Levi poté uscirne vivo), non fu neanch’essa un male assoluto, insieme con alcune altre decine di mali del novecento (Hiroshima, Nagasaki, genocidio degli armeni, giapponesi in Cina 1937, USA in Iraq 2003, Congo 1998-2008, eccetera). La religione olocaustica, inoltre non ha neppure nulla a che fare con il cosiddetto “negazionismo”. Il Politicamente Corretto interdice legalmente qualunque controversia sulle modalità e sul numero degli sterminati da Hitler 1939-1945, per cui si tratta dell’unica controversia storiografica illegale della storia contemporanea. Qui il contesto religioso dell’interdizione del tabù della bestemmia è evidente. In proposito io non ho nulla da dire, non sono uno storico, non sono un contemporaneista, non ho studiato il problema, e posso fare solo dichiarazioni aprioristiche. Mi basta essere contrario in via di principio al razzismo, all’antisemitismo moderno ed allo sterminismo. Delle modalità dei numeri si occupino gli storici contemporaneisti, e smettano di fare dell’ideologia identitaria travestita da contemporaneistica. Sigmund Freud ha proposto in Totem e Tabù una stimolante ipotesi, per cui il sentimento religioso nasce dall’elaborazione ulteriore di un complesso di colpa per un crimine precedentemente compiuto (nel suo caso, l’uccisione del padre ed il banchetto cannibalico delle sue spoglie). Questa ipotesi non mi sembra affatto verosimile, ma si applica molto bene al senso di colpa olocaustico. Gli europei ed i tedeschi hanno massacrato gli ebrei, e dovranno pagare per sempre per questo crimine, trasformando l’olocausto in religione espiatoria a tempo indeterminato, accettando per sempre l’occupazione militare di basi americane simbolicamente investite del compito di far sì che mai più i cattivi europei irresponsabili possano ricadere in Hitler (o facsimili) o in Stalin (o facsimili), ed in questo modo condannando all’irresponsabilità ed alla subordinazione infernale (infernale perché è per sempre – solo il purgatorio è a tempo determinato, ma se lo fosse, direi che sessant’anni 1945- 2005 dovrebbero essere sufficienti) tutte le generazioni di europei nate ampiamente dopo il 1945. Che cosa ne penso? Ne penso tutto il male possibile. L’idea di responsabilità collettiva, totalmente estranea allo spirito ed alla lettera della filosofia greca (che era centrata sull’anima dell’individuo singolo, psychè), è una ripugnante eredità assiro-babilonese, o meglio ne è una contorta secolarizzazione. Sono nato nel 1943. Non mi sento affatto, e non sono, minimamente responsabile del cosiddetto Olocausto. Se faccio l’operazione mentale artificiale di spostarmi retroattivamente nel tempo, sarei stato contro, ed anzi spero che avrei avuto il coraggio di oppormi attivamente. Il popolo tedesco non è affatto responsabile dell’olocausto, ma soltanto chi vi ha attivamente partecipato lo è. Il popolo americano non è responsabile per Hiroshima, ma solo la sua classe dirigente criminale lo è. Il popolo ebraico non è affatto responsabile per gli atti criminali del nazismo sionista, ma solo i nazisti sionisti lo sono. Accettando la religione olocaustica e l’irrazionale principio assiro-babilonese della responsabilità collettiva gli europei hanno accettato di poter essere ricattati per sempre. Questa idolatria dovrà essere abbattuta, e sostituita (ed è possibile farlo, purché lo si voglia) da una riconsiderazione razionale della storia del novecento, senza mali assoluti e senza demoni, in cui si arriverebbe comunque alla totale inaccettabilità di ogni tipo di razzismo e di sterminismo. Ma è appunto questo approccio razionale che non si vuole. La religione olocaustica è quindi bivalente, in quanto serve sia all’asservimento simbolico dell’Europa, chiamata ad espiare per sempre, sia alla giustificazione indiretta delle atrocità razziste del sionismo colonialistico. Vi è però un terzo aspetto, generalmente meno compreso. Il capitalismo ha superato da tempo lo stadio ascetico-weberiano dell’accumulazione e lo stadio freudiano della necessità del Super-Io paterno baffuto, barbuto e peloso con completamento amoroso materno in busto stretto a stecche di balena soffocanti, ed in questo modo ha soltanto più una fondazione individualistica e consumistica. Il vecchio Dio monoteistico può essere quindi detronizzato, e lasciato soltanto ai seguaci di Padre Pio e San Gennaro. Non c’è più famiglia, ma solo omo e etero. Non ci sono più professori, ma soltanto prof chiamati a fare gli intrattenitori sociali e gli specialisti nelle Tre I (inglese, impresa, informatica). Non ci sono più identità, ma fantocci televisivi intercambiabili che si pronunciano nei talk-show per individui del tutto passivizzati. In questa società in cui è vietato vietare qualunque cosa, e la sola cosa vietata è il battersi per una società diversa, la vecchia religione invasiva dei costumi familiari e sessuali deve essere smantellata e delegittimata (pensiamo all’alluvione di libercoli dedicati a dimostrare l’inesistenza scientifica di Dio ed a provare che Cristo era un poveraccio come tutti gli altri, soltanto un po’ più estremista, illuso e fanatico). La religione olocaustica è invece in sé perfetta, perché non richiede normatività familiare e sessuale, ma richiede soltanto elaborazione interminabile del senso di colpa per una responsabilità collettiva di tipo assiro-babilonese.
Avverto il lettore. Quanto detto, ovviamente, non ha nulla a che fare con il cosiddetto “antisemitismo”. Ma questo non conta niente. Chiunque dica oggi qualcosa del genere verrà infamato ed isolato come antisemita, in modo che, attraverso una serie di passaggi simbolici fortemente preconsci, gli venga caricata addosso la responsabilità ideale di Auschwitz. Molti ebrei illuminati lo hanno capito (Shahak, Finkelstein, Atzmon, Shamir, Pappe, eccetera), ma essi vengono subito isolati con l’etichetta odiosa ed assurda di “ebrei che odiano se stessi”. A breve termine, non c’è assolutamente niente da fare. Dobbiamo tenerci addosso questa peste.

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