L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 1 luglio 2016

Porcellum bis è una porcata e il sistema elettorale è determinando per indicare chi deve vincere

Ainis: meglio ripensare l’Italicum, che frantuma le opposizioni

MontecitorioAttenzione, segnala Michele Ainis su Repubblica di oggi, l’Italicum rischia di dare all’Italia un sistema elettorale e istituzionale monopolare, cioè con un polo solo al comando e le opposizioni messe in un cantuccio anche se conquistano quasi gli stessi voti del partito di maggioranza. E si tratterebbe di due opposizioni dei tre poli che si contendono il potere oggi, due opposizioni che sommate sarebbero maggioranza. Se non vi contentate di questa mia libera interpretazione (forzatura?) del pensiero di Ainis, leggete il testo integrale su Repubblica, da cui traggo alcuni brani indicativi.
Per arrivare all’Italicum, Ainis parte dalla Brexit che impartisce una lezione: “L`Europa ha regole che l`allontanano dai popoli, sicché i popoli se ne allontanano. Come peraltro era già accaduto nel 2005,
quando un doppio referendum – in Francia e in Olanda – respinse una Costituzione europea vergata con la penna d`oca del burocrate. Perché le buone leggi, diceva Montesquieu, (…) dipendono dal carattere dei popoli, dalle loro tradizioni, dalla geografia del territorio che li ospita, perfino dal clima. Sono figlie d’un vissuto collettivo, devono perciò riflettere le continue evoluzioni della vita”.
Dalle regole europee che non piacciono a tutti gli europei, ecco le nuove regole dell’Italicum che non piaccio a tutti gli italiani. “Quali istituzioni – si chiede Ainis – stiamo progettando? E in che guisa s`adattano al nostro corpaccione? Dopo le ultime elezioni comunali, con il successo del Movimento
5 Stelle, abbiamo scoperto d`avere un corpo tutto nuovo. (…) I 5 stelle erano già il primo partito alle
politiche del 2013, benché il Pd in alleanza con Sel si fosse messo in tasca il premio di maggioranza
confezionato dal Porcellum. E al 2013 risale per l`appunto la nuova geografia politica italiana, sempre confermata nelle elezioni successive: tre grandi minoranze, armate l`una contro l`altra. Destra, sinistra, 5 Stelle, separate da pochi punti percentuali”.
Dunque, sottolinea Ainis, siamo in “un sistema tripolare, dove oltretutto ciascun polo inalbera concezioni opposte della democrazia. Monarchica (sia pure con un re in declino) la destra; presidenzialista la sinistra;
radicale quella dei grillini” (…). Dopo i 45 anni del proporzionale, tangentopoli e il maggioritario, adesso, scrive Ainis, “le asprezze del maggioritario diventano ancora più ruvide, più dure. La riforma costituzionale sottrae alle minoranze lo spazio di manovra del Senato. E l`Italicum consegna lo scettro del comando a un gigante contornato da una folla di nanetti. Perché frantuma le opposizioni, consentendo l`accesso in Parlamento a chiunque rastrelli il 3% dei consensi. Perché rende autosufficiente il vincitore, dato
che il premio di maggioranza va alla lista, non alla coalizione. E perché infine chi perde il ballottaggio non ottiene nessun premio di consolazione, col risultato che qualche voto in meno può costare la metà dei seggi. In breve, abbiamo inventato un maggioritario al cubo. In un`altra stagione, magari potrebbe funzionare. Qui e oggi, è meglio ripensarci, come chiede un fronte sempre più esteso di parlamentari,
anche all`interno del Pd”.

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