L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 luglio 2016

Roma - Acea - pare che i giochetti per fare profitti sulle spalle dei romani sia finito e i ladri piangono

29/07/2016 09:45

CAMPIDOGLIO

La bomba d’acqua della Raggi su Acea. Stop agli aumenti in bolletta. Ed è caos

Approvato il primo assestamento di Bilancio targato Movimento 5 Stelle

Raggi Comune
Un’uscita «bomba» quella del sindaco Raggi su Acea spa, programmata proprio quando era in corso il Consiglio di amministrazione per l’approvazione della semestrale - con un utile di 149,5 milioni - e poco dopo la volontà resa pubblica dei francesi di Suez ad aumentare la propria quota in Acea dall’attuale 12,5% al 23,3% acquisendo azioni dal gruppo Caltagirone. «Stop agli aumenti della bolletta dell’acqua», ordina la Raggi. «Siamo riusciti a fermare l’aumento della bolletta dell’acqua deciso dall'Autorità dell’Energia per il 2016: se non lo avessimo fatto, avremmo avuto da subito un incremento della tariffa del 4,9%; ebbene - scrive il sindaco - il M5S questo aumento lo ha fermato avanzando una proposta che soddisfa anche i soci privati di Acea, un’azienda che deve rimanere in salute e che può farlo indirizzando i propri piani nell’esclusivo interesse dei cittadini. Così Roma fa valere il suo 51%. Certo, lo stop per quest’anno non ci basta: vogliamo vederci chiaro e avvieremo da subito un’interlocuzione con l’autorità per l’energia elettrica e il gas per esaminare e intervenire sulla tariffa». Una promessa che sa di minaccia, niente affatto gradita a piazzale Ostiense: costerà una «stangata» posticipata agli utenti la decisione dei sindaci dell’Ato 2 di bloccare per quest’anno l’aumento del 4,9% della tariffe dell’acqua previsto già per il periodo 2016-2019. La dilazione dell’aumento, secondo quanto comunicato da Acea nella relazione alla semestrale, è stato infatti compensato dal riconoscimento di un onere finanziario. In pratica, sui mancati introiti che si determineranno in virtù della dilazione dell’aumento della tariffa, ad Acea viene riconosciuto un interesse che sarà poi caricato sugli utenti a partire dalle bollette del 2017, che saranno così più salate rispetto a quanto era già previsto dagli aumenti concordati. Un vero e proprio braccio di ferro che probabilmente si risolverà solo con il cambio dei vertici della partecipata più preziosa, e virtuosa, di Roma Capitale. Il risultato della partita insomma, per quanto il Pd gongoli attaccando il primo cittadino, è già scontato. A capirlo, forse, solo il gruppo Caltagirone. Un punto a segno dunque per la grillina al comando del Campidoglio e per i 5 Stelle che ieri pomeriggio hanno incassato anche il via libera dell’Assemblea capitolina all’assestamento di Bilancio in una seduta di Consiglio record. Anche in questo caso infatti il risultato è, e sarà da qui a fine consiliatura, "noiosamente" scontato: 29 voti favorevoli, ovvero la maggioranza bulgara pentastellata contro i 16 contrari di un’opposizione raramente così compatta. La prima manovra finanziaria a 5 Stelle non presenta né sorprese né sconvolgimenti. Le principali cifre del documento, presentato dall’assessore capitolino al Bilancio, Marcello Minenna, segnalano un saldo di finanza pubblica positivo a 1,8 milioni di euro; 800 milioni di cassa; 200 milioni di spazio di finanza pubblica che, quest’anno per la prima volta, la gestione commissariale del debito storico non ha concesso al Campidoglio; 70 milioni di euro è invece il totale delle voci di spesa «fantasma», ovvero ferme da troppo tempo (oltre tre anni) e quindi sottoposte a monitoraggio; 21 milioni pagati dal Comune per il lodo Roma Tpl, ma che in realtà avrebbe dovuto saldare la gestione commissariale; 90 milioni (45 nel 2017 e 45 nel 2018) che si prevede di poter mettere a disposizione per il salario accessorio, come utilizzo del fondo di passività. La vera partita sulla gestione delle complesse casse capitoline comincerà tuttavia a settembre, quando la giunta metterà a punto il primo vero assestamento politico oltreché economico. Al centro un nodo decisivo da sciogliere, la gestione del debito commissariale. Su questo Minenna nel suo intervento in Aula ieri è stato lapidario: «Non nascondo che ritengo che si debba avere una gestione integrata della finanza della città di Roma anche perché altrimenti si finisce in rivoli burocratici che non fanno bene a nessuno». Critiche, per quanto impotenti, le opposizioni.
Susanna Novelli

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