L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 29 luglio 2016

Strategia della Paura - l'Isis è molto ma molto ben diretta dagli ... occidentali e i musulmani sono strumenti da utilizzare. Eliminare l'opposizione, eliminare alternative a questo sistema economico

"EMULATORI PSICOPATICI": LA SOLITA COGLIONERIA OCCIDENTALE

28/07/16 
Nel giro di qualche settimana abbiamo assistito ad un susseguirsi di attacchi terroristici che hanno afflitto l'Europa, nello specifico la Francia e la Germania. Quello più grave è avvenuto a Nizza, da parte di un franco-tunisino, con la morte di oltre 80 persone, tra cui molti nostri connazionali. L'ultimo invece è avvenuto a Roeun, in Normandia, dove un prete di ottantasei anni é stato sgozzato all'interno di una chiesa.
Ma la scia di sangue è stata ben più lunga: prima di Roeun c'è stato l'attacco di Ansbach, in Germania, dove un rifugiato siriano ha cercato di far esplodere uno zaino in mezzo alla folla ad un concerto, riuscendoci parzialmente, provocando dodici feriti. Ancor prima, a Monaco di Baviera, un diciottenne ( iraniano-tedesco) ha fatto strage di coetanei in un'area commerciale, causando 9 morti e decine di feriti. Tutto ciò avveniva immediatamente dopo la macellazione con un macete di una donna incinta da parte di un richiedente asilo, per un "amore" non corrisposto.
Per la stampa - e per i media in generale - si possono considerare attacchi terroristici solo gli episodi di Nizza, di Ansbach e di Roeun, ossia quelli ufficialmente rivendicati dal Califfato o con evidenti connessioni degli attentatori con l'Isis, gli altri sono da annoverarsi tra i casi di emulazione ad opera di persone labili, con forti problemi psichici o semplicemente con una situazione generale di disagio nella propria vita. Tutto qui.
È evidente che il ragazzo sofferente di bullismo non sia un attentatore affiliato all'Isis, è evidente che il rifugiato che uccide con un macete una donna incinta non sia un jihadista, ma forse c'è qualcosa di più inquietante dietro i loro moventi privati, un messaggio tra le righe che la nostra società non vuole leggere, che in maniera semplicistica sottovaluta, nasconde ed evita, palesando la solita coglioneria.
Coglioneria occidentale, quella stessa che ha portato avanti, per anni, un sistema migratorio insostenibile per la nostra società. La stessa coglioneria che crede nell'integrazione utopica, che se non avviene è perché siamo troppo insensibili nei confronti degli stranieri, perché non siamo in grado di comprendere la loro cultura, di metterli a loro agio, perché è così che si fa integrazione. A questa coglioneria occidentale sfugge che per integrarsi serva avere necessariamente un lavoro, quindi un sostentamento economico, ovvero la possibilità di affittarsi un appartamento dignitoso e - in generale - di poter fare bene o male quello che fanno tutti gli altri, cose semplici del vivere quotidiano, come fare la spesa al supermarket, prendersi un caffè al bar, comprarsi un giornale, avere una tv, uno smartphone ecc: così ci si sente parte di una società, così si ha l'opportunità di immergersi in un'altra cultura, farsi delle amicizie, provare uno stile di vita nuovo, così si può capirlo, accettarlo e magari amarlo. Così ci si integra, tutto il resto è utopia.
Ma tornando agli attentati sminuiti come follie di psicopatici, sfugge alla solita stampa governativa e political correct che tutti questi psicopatici siano figli di stranieri con vari problemi privati: tunisini, iraniani, afgani, siriani ecc. Che sia una coincidenza?
Guarda caso chi emula l'Isis ha origini arabo-musulmane.
Sarà mica che l'immigrazione incontrollata e questa finta accoglienza istighi all'odio le persone che giungono in Europa, convinti di aver trovato "El Dorado" e poi finiti ai margini della società? Sarà mica che in fondo la maggior parte di loro, proprio a causa delle difficoltà economiche, abbia un certo piacere a leggere di attacchi contro l'occidente, perché magari pensa "gli sta bene"? ...che poi non riuscirebbe a perpetrare un omicidio o una strage è un altro discorso, fatto sta che se ne compiace quando sono altri a farlo. Perché? Perché vive male, si sente sfruttato e ha ragione a sentirsi così, perché la verità è che l'occidente cerca schiavi ed i nuovi schiavi vengono col barcone o semplicemente dai paesi più poveri: perché sono loro che per due euro all'ora accettano i lavori che gli occidentali non accettano più, non perché non vogliono fare lavori umili, ma perché vogliono farli dignitosamente. L'economia globalizzata ha bisogno di nuova mano d'opera rigorosamente "low cost" e l'ha trovata altrove. Ma di questo, magari, parleremo meglio un'altra volta...
Ricapitolando: il mondo utopico multiculturale e la teoria delle porte aperte ha fallito, prima lo capiremo e metteremo in atto una gestione intelligente dei flussi migratori e prima risolveremo il problema terroristico e della sicurezza pubblica in generale.
L'Isis non è un'organizzazione di matti, è gente preparata, che ha studiato, che sa che buona parte degli stranieri che vivono in occidente vive una situazione di disagio. È consapevole del fatto che il forte impatto mediatico delle azioni terroristiche dei suoi "cani sciolti" può portare ad un effetto a catena con azioni emulatrici da parte di terzi, una sorta di sfogo per i loro problemi, per i problemi che la nostra società non è in grado di risolvere, per i problemi che ci rendono odiosi ai loro occhi: che sia il bullismo sofferto a scuola, che sia lo status di rifugiato non ancora concesso, che sia la donna che non si sottomette all'uomo, che sia il lavoro che manca, la vita precaria e la dignità persa.
Non sono semplici "emulatori psicopatici", sono delle armi a comando remoto nelle mani dell'Isis, sono uno strumento di terrore che si aggiunge al terrore di prima mano.
L'occidente - e l'Europa nello specifico - deve capire che esiste un esercito di aspiranti jihadisti - o potenziali tali - che già sono sul nostro territorio e che rappresentano il vero rischio per la nostra sicurezza. Dobbiamo prendere atto di questo e del fatto che la nostra società non è in grado di assorbire tutta questa gente, perché non è in grado di dare un lavoro a tutti e, come detto in precedenza, non può migliorare la vita di queste persone, integrarli, farsi amare come modello di società, ma che così può solo farsi odiare!
È coglioneria definirli "emulatori", sono in realtà delle bombe ad orologeria che stanno iniziando a scoppiare. Sveglia!
Carmine Savoia

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