L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 8 agosto 2016

Acqua pubblica - Alto Calore - il corrotto Pd ha demandato a De Stefano di far debiti e di vendere ai privati

«Alto Calore: come volevasi dimostrare!», la nota di Sinistra Italiana



Sinistra italiana ha costantemente evidenziato che l’accorpamento delle gestioni idriche esistenti ( GESESA, Alto Calore e successivamente Acquedotto Pugliese) fosse esclusivamente finalizzata a consegnare ai grandi gruppi privati il controllo delle risorse idriche irpine.

Le recenti dichiarazioni di Ferrari, amministratore delegato di GESESA, confermano in pieno questo intento e vanno dritte al sodo: la finalità dell’accorpamento non può essere quella di risanare i conti di Alto Calore. “È il controllo dell’acqua e delle sorgenti che ci interessa, baby”! De Stefano, che come tutti gli apprendisti stregoni, ha innescato la macumba pensando di poterne dirigere le operazioni si vede spiazzato e non può far altro che starnazzare.

Non occorre essere esperti di scienze strategiche per sapere che in vicende come queste al dunque, più che le chiacchiere contano le "divisioni" effettive che si possono schierare sul campo: le "divisioni" dell’Alto Calore sono scarse e male equipaggiate. De Stefano avrebbe dovuto risanare l’Alto Calore e non lo ha fatto; avrebbe dovuto difendere la gestione pubblica e invece ha brigato coi privati; avrebbe dovuto dimettersi e invece si è fatto riconfermare dai sindaci del Pd e di Scelta Civica.

Allo stesso modo Colucci continua ad agitarsi, in ossequio alla famosa direttiva della Marina borbonica " Facite ammuina", a nome di un ente scaduto e superato. La Regione? Non pervenuta! C’ e’ solo il continuo susseguirsi di proclami e di annunci: “faremo, diremo, vedremo”. Sulla scena tanti personaggi in cerca di autore, nel frattempo il tempo passa, i privati incombono e fanno la voce grossa, l’esito della privatizzazione si fa ogni giorno che passa più concreto.
Per contrastare questo disegno altra strada non vi è che quella di rilanciare dal basso (cittadini, forze sociali, movimenti, amministratori e sindaci responsabili) un movimento partecipato a difesa della gestione pubblica delle risorse idriche e per il rispetto del pronunciamento referendario.

Nessun commento:

Posta un commento