L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 8 agosto 2016

Grano, industriali bugiardi la qualità costa e quello importato costa molto ma molto di meno, è una questione di soldi e basta. Un vero governo decreterebbe di assorbire prima tutto il grano italiano

In piazza 5mila trattori a difesa del grano italiano

BRUTO CHIAPPETTA
AGOSTO 7, 2016



Il territorio toscano è da sempre vocato alla produzione di cereali - granoduro, grano tenero, orzo, mais, farro ed altri cereali minori - e infatti, su una superficie agricola di circa 755mila ettari, oltre 130mila ettari, in media, vengono coltivati ogni a cereali e, in particolare, di questi 80-85mila ettari sono coltivati agrano duro e circa 15-25mila a grano tenero. Perchè i dieci milioni di euro per il Piano cerealicolo nazionale, promessi nel DL Enti locali, non hanno acquietato gli animi? "Non è un caso - spiega Coldiretti - se nei primi quattro mesi del 2016, secondo un'analisi elaborata su dati Istat, gli arrivi di grano in Italia sono aumentati del 10 per cento". Eppure, con il ricavato di quel quintale di grano è possibile acquistare non più di cinque chili di pane o 6-7 chili di pasta: quelle pagnotte e quei pacchi di pasta che sono stai messi lì, a evidenziare un dato che non è solo matematico.

Oggi in Italia il grano duro per la pasta - continua Coldiretti - viene pagato anche18 centesimi al chilo mentre quello tenero per il pane è sceso addirittura ai 16 centesimi al chilo, su valori al di sotto dei costi di produzione che mettono a rischio il futuro del granaio Italia. Coldiretti (con il presidente nazionale Roberto Moncalvo) ha guidato la protesta di migliaia di produttori, che con i loro trattori hanno pacificamente occupato il lungomare Nazario Sauro a Bari, dove si sono radunati oltre 5mila agricoltori.

COSA DICONO GLI INDUSTRIALI - Ma se per Coldiretti "fare pasta con grano100% italiano si può, come testimoniato dalla rapida proliferazione di marchi che garantiscono l'origine italiana", così non la pensano gli industriali. "Il prodottoitaliano è stato colpito da una speculazione da 700 milioni di euro, a tanto ammontano le perdite subite dai produttori per il crollo dei prezzi rispetto allo scorso anno" denuncia Coldiretti, che parla di 300mila posti di lavoro a rischio.

Col Governatore è intervenuto anche l'assessore alle Risorse Agroalimentari Leo di Gioia: "La Regione è vicina agli agricoltori, che stanno ponendo un tema reale: il fatto che non sia più remunerativa l'attività agricola, soprattutto quando si coltivano alcuni prodotti come il grano che hanno per motivi di mercato delle fluttuazioni di prezzo incomprensibili e non giustificabili".

Le importazioni di grano estero di qualità salvano il mito della pasta italiana, dal gusto all'occupazione di 120 aziende pastarie e di 300 mila aziende agricole.

Secondo l'Associazione, senza importazione di grano estero di qualità, gliagricoltori, paradossalmente, rischierebbero di vendere all'industria meno grano, cioè solo quello che raggiunge i parametri qualitativi della materia prima previsti dalla legge di purezza; il resto, senza il blend con grano estero di alta qualità, potrebbe essere venduto solo per l'alimentazione animale, con una perdita dei ricavi per gli agricoltori di circa il 50%. "Se saremo capaci di spiegare che il granopugliese ha caratteristiche sia organolettiche che di qualità superiori e che i trasformatori hanno bisogno dell'immagine del grano pugliese per non essere travolti essi stessi dalla concorrenza - ha concluso Emiliano - potremo riunificare questa comunità in occasione di un evento positivo come la sovraproduzione per limitare leimportazioni dall'estero".

Nessun commento:

Posta un commento