L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 12 agosto 2016

Libia - Siria - Turchia - Ucraina

Quattro interrogativi geopolitici di cruciale importanza di Eugenio Orso
Posted on 12 agosto 2016


Come forse qualcuno ha compreso, io non sono un esperto di Geopolitica e di Relazioni Internazionali, con le iniziali maiuscole perché si tratta di cose molto serie e di discipline riconosciute.

Tuttavia, in questo frangente storico tali materie acquistano un’importanza esiziale, alla presenza di un conflitto di classe a senso unico, in occidente, che non è un vero e proprio conflitto verticale, in cui l’alto e il basso della piramide sociale si combattono – con tutte le implicazioni del caso, come accadeva nel novecento – ma semplicemente un attacco delle strapotenti élite finanziarie neocapitaliste ai diritti e ai redditi delle classi dominate, che appaiono inerti e prive di difesa.

Se la Geopolitica e la Guerra neoimperialista del grande capitale finanziario diventano cruciali nel determinare il nostro futuro, osservando “il campo di battaglia”, che oggi è in pieno fermento in tre continenti, non posso evitare di pormi alcune domande d’importanza cruciale:

1) In Libia, le milizie “islamosunnite moderate” di Misurata e altre forze, per conto del governo Serraj imposto dall’esterno (Onu, Usa, Ue e altri), stando a quanto strombazzano i media, stanno per liberare completamente Sirte e sconfiggere lo stato islamico, con l’aiuto di commando inglesi sul terreno e di qualche bombardamento aereo americano. La finalità di queste operazioni militari, supervisionate e appoggiate dall’occidente neocapitalista, è veramente quella di spazzar via gli islamisti sunniti di al-Baghdadi dalla Libia, oppure di consentirne il riposizionamento, nel quadro della “guerra infinita al terrore”, per perpetuare la minaccia e continuare con la destabilizzazione, investendo anche l’Europa? 

2) In Siria, la battaglia di Aleppo potrebbe entrare nella fase finale, pur fra mille difficoltà per i governativi di Assad, le milizie alleate e i Russi. Le maggiori probabilità, allo stato attuale delle cose, sono quelle di una vittoria sul campo del legittimo governo siriano, appoggiato dalla Federazione Russa e dall’Iran, anche se i tempi potranno non essere brevissimi. La battaglia di Aleppo ha un grande valore strategico e anche simbolico, perché gli sconfitti non sarebbero solo al-nusra, l’esercito della conquista e le altre bande di tagliagole che hanno insanguinato per più di cinque anni la Siria, ma soprattutto i loro sponsor dell’Asse del Male, Usa, Nato, la scodinzolante Ue, le monarchie islamosunnite del Golfo, la Turchia, Israele. Guarda caso, nel momento in cui i mercenari delle élite neocapitaliste, dopo aver perso oltre cinquemila elementi fra morti e feriti, rischiano il collasso, infuria la solita tempesta mediatica, contro Assad, la Russia (e l’Iran), con accuse di aver utilizzato il cloro nei bombardamenti, con la pelosa e interessata pietà per gli abitanti senz’acqua e senza luce, per i bambini uccisi, eccetera. Mobilitato anche l’inutile e vile Onu, a partire dai burattini Ban Ki-moon e Staffan de Mistura, che promuove un’inchiesta sull’utilizzo del cloro per accertare crimini di guerra, naturalmente a senso unico, onde mettere sotto accusa la Resistenza governativa siriana. Ciò che si vuole, nonostante le apparenze di “ingerenza umanitaria”, è imporre una tregua – o peggio, una no-fly zone – per rifornire e riarmare i tagliagole jihadisti superstiti, mettendoli in grado di “contrattaccare” ancora. Non dimentichiamo che esiste un piano di spartizione della Siria condiviso da molti stati-canaglia, dagli Usa all’Arabia saudita, dalla Turchia a Israele. Riuscirà l’Asse del Male a guida statunitense a impedire che la Resistenza governativa siriana, appoggiata dalla Russia, dall’Iran e da Hezbollah, vinca in modo chiaro e netto la battaglia di Aleppo? 

3) L’infame ottomano islamosunnita Erdogan sembra che abbia compiuto un rapido voltafaccia, a trecento e sessanta gradi, dopo il fallimento dell’ambiguo golpe del 15 di luglio, apparentemente rivolto contro di lui. All’interno, le epurazioni, dall’esercito alla magistratura e alla pubblica istruzione procedono spedite e consolidano il potere del miserabile sultano. L’incontro con Putin, coronato da successo e dalla progressiva rimozione delle sanzioni russe alla Turchia, dovrebbe aver ufficializzato la svolta nella politica internazionale turca, tanto che si riparla di Turkish Stream. Putin è un grande statista che deve avere, nel suo ruolo, un po’ di pelo sullo stomaco – l’ha dimostrato una volta di più stringendo la mano di Erdogan! – ed è interessato a indebolire la minaccia, per la Russia, l’Europa e il mondo intero, rappresentata dalla Nato. Per quanto mi riguarda, Putin non ha fatto nulla di sbagliato e non ha tradito nessuno (tantomeno il popolo russo), incontrando Erdogan. La domanda che mi pongo, però, è la seguente: Erdogan sta cessando di rifornire, attraverso il confine turco con la Siria, i tagliagole “moderati” annidati ad Aleppo, nell’Idlib e nell’estremo nord della provincia di Latakia, e lo stato islamico ancora insediato a Raqqa, oppure sta facendo una sorta di doppio gioco, prostrandosi davanti a Putin, ma continuando a sostenere, da brava pedina dell’Asse del Male, i terroristi in Siria? 

4) In ultimo la situazione in Crimea e nel Donbass ucraino ridiventata incandescente. La ripresa della tensione fra la Russia e l’Ucraina di Poroshenko, che ha tentato sabotaggi nella Crimea liberata e sfondamenti nel Donbass, è soltanto una tensione passeggera determinata dalle difficoltà interne del regime ucraino, che non farà saltare gli accordi di Minsk 2 (garanti Merkel e Hollande!), oppure rappresenta la riapertura del fronte dei Balcani profondi, nel quadro dell’aggressione dell’Asse del Male alla Russia, prima delle presidenziali americane di novembre?

Lascio agli esperti di Geopolitica e Relazioni Internazionali (e alla vostra capacità d’analisi) la risposta alle mie domande …

Nessun commento:

Posta un commento