L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 11 agosto 2016

L'Italia prossimo presente - Energia Pulita, industria e agricoltura sono i tre pilastri del paese

L'Italia produce più energia di quanta ne consumi, ma continua a importarla
Dai dati del primo semestre si rafforza il paradosso che vede il Paese disporre di un surplus di elettricità ma che non riesce a vendere ai partner Ue. In calo la produzione da rinnovabili, scesa dal 43% di un anno fa al 41,7%, per piogge più scarse e una minore radiazione solare
di LUCA PAGNI

10 agosto 2016


MILANO - Cala in Italia la produzione di energia da fonti rinnovabili, in controtendenza rispetto al resto d'Europa. E sempre rispetto alle principali nazioni del continente, continuiamo a importare più elettricità di quanta ne esportiamo, nonostante un eccesso di produzione che sarebbe disponibile per essere "venduta" e che invece rimane inutilizzata.

Sono i paradossi del sistema elettrico nazionale, così come emergono dai dati del primi semestre dell'anno, se confrontati con lo stesso periodo dell'anno scorso. E se il calo delle rinnovabili, può essere almeno in parte imputato alle fonti idrolettriche, visto che nella prima parte del 2016 ci sono state precipitazioni inferiori alle medie, il secondo fenomeno è imputabile alla mancanza di un quadro completo di regole europee.

Paradosso export. In pratica, cosa succede? L'Italia ha il parco di centrali a gas più efficente d'Europa. ma il calo della domanda (dovuta alla crisi economica), unita al successo delle rinnovabili comporta a un utilizzo ridotto degli impianti, che lavorano solo poche ore al giorno. Abbiamo quindi, un quantità di energia che saremmo in grado di produrre per l'esportazione nei paesi confinanti: soprattutto quando ci sono momento di "picco", ovvero richiesta di energia superiore alla media. Perché in altre nazioni, come la Francia, la Svizzera, la Germania, la Slovenia dispongono di centrali nucleari che garantiscono l'equilibrio del sistema con un flusso di energia costante, ma che non sono "flessibili", non sono in grado di aumentare la produzione quando ci sono rischieste improvvise. Esattamente il contrario di quello che fanno le centrali a gas.

Invece, per mancanza di regole comuni tra le società di trasmissione dell'elettricità dei vari paese, tra le Borse elettriche e tra le autorità di controllo, l'Italia è limitata nelle esportazioni. Ma continua a importarne più di tutti. Lo si vede bene dal documento elaborato da Assoelettrica relativo ai dati del primo semestre. "E' una questione che ci trasciniamo da tempo - spiega il presidente di Assoelettrica Simone Mori - se facciamo un confronto tra l'Italia con i principali paesi Ue è evidente come tutti riescano a destinare una parte dell'energia prodotta all'esportazione mentre noi non ce la facciamo, anzia abbiamo un saldo negativo. In parte è dovuto al fatto che altri hanno energia nucleare che ha un prezzo di produzione più basso, ma un parte è dovuto al fatto che la Ue a parole vuole accelerare la creazione di un mercato unico dell'energia ma, nei fatti, l'insieme delle regole da armonizzare tarda ad essere approvata".

Frenata rinnovabili. Tra gennaio e giugno del 2016, la produzione complessiva di elettricità fa fonti rinnovabili è scesa - rispetto alla produzione conplessiva - dal 43% dello stesso periodo di un anno fa. al 41,7%. Mentre la produzione da fonte rinnovabile è salita dal 57 al 58,3%. Il che è dovuto in particolare alle minori piogge che hanno ridotto la capcità degli invasi
delle dighe. In calo anche la produzione da fotovoltaico, perché nei primi sei mesi dell'anno cì'è stata una minore radiazione solare, mentre è salita la produzione da eolico. Complessivamente il peso degli incentivi sulla bolletta è stato di 6,6 miliardi.

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