L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 8 agosto 2016

Migranti che diventano invisibili, un governo che l'accetta

Ecco i migranti-fantasma, arrivano e spariscono

Sono gli stranieri irreperibili, che non finiscono nelle statistiche. Nel 2016 sono già 139
Maria Sorbi - Dom, 07/08/2016 - 13:47

C'è un aspetto dell'accoglienza ancor più inquietante dei continui arrivi, inestimabili.



E perfino dei bivacchi e delle condizioni precarie in cui i profughi vivono in città. È il numero degli immigrati «che spariscono». Quelli che nelle statistiche vengono classificati come irreperibili. Arrivano in stazione Centrale, finiscono nel calderone della sistema della prima accoglienza, presentano domanda per essere riconosciuti come rifugiati e poi, puff, diventano invisibili e fanno perdere le loro tracce. Finendo chissà dove. Ma di fatto scomparendo dai registri delle prefetture, delle commissioni e perfino da quelli dei volontari nei centri di accoglienza.

A Milano gli irreperibili sono 139 solo nel 2016. Un numero che va ad aggiungersi ai 2.275 clandestini presenti sul territorio. Di tutte le domande di asilo politico (3.964) analizzate dall'inizio dell'anno, tante sono state rifiutate (più della metà) per motivi legati soprattutto ai paesi di provenienza degli immigrati. Una volta appurato che questi 2.275 immigrati non stavano scappando né da guerre né da regimi dittatoriali, è stato impossibile riconoscerli come rifugiati.

I clandestini (negli ultimi otto mesi in Lombardia ne sono stati identificati 3.475 e in Italia sono 30.367) rappresentano un costo notevole. Non solo per vitto e alloggio, ma anche per le spese legali. A denunciare il fenomeno è l'assessore regionale alla Sicurezza e Immigrazione Simona Bordonali: «Non se ne parla mai, ma gli avvocati sono tutti a carico dello Stato, cioè delle nostre tasche. E la mole di pratiche è talmente alta che si intoppa il fluire del lavoro nei tribunali». Ogni istanza costa 500 euro e rimane aperta, in media, un paio di anni. Significa che in Lombardia le spese legali per i clandestini che sperano di essere riconosciuti come rifugiati e profughi ammontano a 1,7 milioni di euro e in Italia superano di un pezzo i 15 milioni. A Milano la spesa ammonta a 1,1 milione di euro. Un trend preoccupante soprattutto perché ormai consolidato e perché purtroppo i rimpatri eseguiti sono pochissimi. Questo significa che per la città e per la regione girano centinaia di clandestini che non sono più nei centri di accoglienza e che non possono lavorare. Assieme agli irreperibili rappresentano un bacino succoso dove le organizzazioni criminali possono attingere per pescare bassa manovalanza e adepti da impiegare nei compiti più bassi, senza alcuna garanzia e seguendo solo le regole del più bieco sfruttamento. Una soluzione a tutto questo potrebbe arrivare solo da un'accelerata nelle pratiche di rimpatrio. «Non dovremmo nemmeno iniziare le pratiche per chi arriva dai paesi senza guerra - suggerisce l'assessore Bordonali - Senza accollarci i costi di persone che non ne hanno diritto, potremmo garantire i diritti a chi ne ha davvero».

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