L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 11 agosto 2016

Renzi non incanta, è noioso e i suoi giochetti sono stati scoperti solo la Strategia della Paura può salvarlo, forse

Il regime piddino-renziano si consolida? di Eugenio Orso
Posted on 10 agosto 2016

Contrariamente alle speranze dei pochi, veri oppositori di questo regime collaborazionista della Nato e della troika, completamente sottomesso alle City finanziarie (o alle banche, se si preferisce, per semplificare) il governo Renzi regge ancora e fida nella prevalenza del Sì al referendum costituzionale, nello “sdoganamento” della sua legge elettorale in ottobre (costituzionale o incostituzionale, questo è il dilemma), in un controllo ferreo della Rai per diffondere senza ostacoli la sua propaganda e le sue menzogne. I parlamentari si possono comprare e i giornalisti, in maggioranza vili pennivendoli legati ai loro privilegi, si possono controllare con la paura (di perdere il posto e i soldi) e le minacce (vedi gli sms dell’aggressivo premier agli stessi).

Anche se lo “share” di Renzi, del suo governicchio e del piddì non è più quello di un tempo, cioè dell’epoca delle europee – lo abbiamo notato alle comunali – la cosa ha poca importanza, perché il combinato disposto della riforma costituzionale e del controllo dei media, a partire dalla televisione pubblica, potrà portare a un “effetto Erdogan” (perdonate la battuta …), senza che si rendano necessari colpi di stato di dubbia natura destinati a fallire, e senza voltafaccia improvvisi nelle alleanze internazionali, vietatissimi alla debole e sottomessa Italia.

Quanto alle alchimie politiche in parlamento, per dare una maggioranza all’esecutivo, non ci saranno ostacoli insormontabili, vista la grande quantità di transfughi del cosiddetto centro-destra e la periodica “compra” di parlamentari, che ormai è una prassi consolidata e un malcostume metabolizzato. Persino il fallito Bersani, subito dopo le elezioni politiche del 2013, si era messo in testa di fare “scouting” alle camere, corrompendo i neoparlamentari grillini.

Ieri l’altro, otto di agosto, la corte di cassazione ha validato, in pratica, le cinquecentomila firme raccolte dai “comitati” per il Sì, facendo un favore al piddì e a Renzi, perché il No non ha goduto di un simile risultato. Avendo a disposizione, il governo, sessanta giorni per fissare la data del referendum confermativo, potrà “combinarla” a suo vantaggio con quella della cosiddetta legge di stabilità (la finanziaria), fra la fine di novembre e i primi di dicembre, e sperare di portare a casa il maltolto, con la vittoria disinformata del Sì.

Agli inizi d’ottobre (sembrerebbe il 4 del mese) ci sarà l’ostacolo della legge elettorale nota come Italicum, perché la corte costituzionale dovrà pronunciarsi, dati i ricorsi riguardanti liste bloccate e premio di maggioranza al ballottaggio, ma probabilmente, grazie a intese “sotterranee” fra il governo e la “crema” della magistratura, anche questo scoglio potrà essere doppiato.

Se così fosse, per Renzi, il governo e il piddì non dovrebbero esserci problemi soverchi, anche se i ridicoli e posticci oppositori interni all’entità subpolitica collaborazionista della Nato e della troika, come Boccia, chiedono un congresso straordinario, ovviamente dopo il referendum costituzionale. Campa cavallo …

Quello che potrà cambiare le cose, però, è l’eccesso di servilismo del piddì nei confronti dei padroni sopranazionali, per conto dei quali l’entità governa l’Italia, che l’ha spinto a concedere agli Usa di utilizzare le basi aeree in territorio italiano (Sigonella) per bombardare la Libia. E’ ovvio che il paese sarà nel mirino dei tagliagole islamosunniti, che potranno sbizzarrirsi nelle stragi come in Francia, in Belgio o anche di più.

Come ho già scritto nell’articolo “Unità nazionale” fondata sulla paura [link:http://pauperclass.myblog.it/2016/08/06/unita-nazionale-fondata-sulla-paura-eugenio-orso/] gli effetti destabilizzanti, peraltro voluti e desiderati dalle élite finanziarie occidentali che manovrano il piddì, potrebbero richiedere una nuova soluzione per governare l’Italia, chiamando in campo temporaneamente il “partito di riserva” a cinque stelle (in trepida attesa della chiamata alle camere) e, con buona probabilità, mettendo da parte Renzi.

La richiesta, dal basso, di “governabilità” e “sicurezza” per sfuggire alla mattanza e alla destabilizzazione – anche senza le elezioni politiche anticipate – potrebbe portare a un’”Unità nazionale” fondata su paura e ricatto e a un governo “d’emergenza” del piddì, senza Matteo Renzi (comunque vada il referendum costituzionale), appoggiato dall’esterno dal cinque stelle. Più difficilmente ci sarà un governo tributario della Nato e della troika, dalla cui stretta il partito di Grillo e Di Maio non vuole liberarsi, con piddì e grillini impegnati direttamente, che si divideranno i ministeri, perché ciò ridimensionerebbe un po’ troppo il consenso del “partito di riserva”.

Come si nota, due sono le ipotesi per il prossimo futuro:

1) Nessun attentato jihadista di rilievo, in territorio italiano, con persistenza di Renzi e dell’attuale governo.

2) Attentati devastanti islamosunniti in Italia che diffonderanno paura e instabilità, con un nuovo governo del piddì, partecipato e almeno appoggiato dall’esterno dal cinque stelle, senza passare per le politiche. “Unità nazionale” fondata sulla paura e sul ricatto, a tutto vantaggio dei dominanti finanziari che vogliono mantenere il controllo sull’Italia, con qualsiasi mezzo.

Il dato certo è che il piddì, a meno di sorprese clamorose ed eventi oggi totalmente imprevedibili, ancora per un po’ sarà al governo – con o senza Renzi – e manterrà il suo ruolo di perno del collaborazionismo filo-atlantista e troikista.

Il cinque stelle, invece, o continuerà a giocare il ruolo di falsa opposizione, sperando nella chiamata delle élite finanziarie al governo, oppure avrà un posticino al sole, in condizioni drammatiche fra le stragi jihadiste sunnite, sostenendo un governo “d’emergenza” del piddì.

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