L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 9 agosto 2016

#RomaPulita - i servi cominciano ad avere comportamenti difformi, questi per esempio adulano e poi vogliono privatizzare

Se la Raggi vuole farcela, affidi a terzi la gestione di Ama e Atac

 di Edoardo Narduzzi 

La vittoria di Virginia Raggi ha preso in contropiede quel minimo di poteri forti che hanno qualche ruolo nella capitale. Roma governata da un sindaco del M5s era un'ipotesi esclusa dai più, almeno fino al momento dell'esito del primo turno elettorale. Poi il ballottaggio è stato un cappotto 70 a 30 in favore del nuovo sindaco e a svantaggio del candidato ex rutelliano del Pd.
Ora la Raggi gode di un privilegio unico per un sindaco di Roma: ha una maggioranza monocolore e monopartito in consiglio comunale. Ha, quindi, i numeri per far passare con i soli voti del M5s qualsiasi delibera. Ecco spiegato perché non ha alcuna convenienza a farsi schiacciare nell'angolo della non azione dalle polemiche politiche legate alla conservazione di equilibri del passato, come le recenti polemiche sulla gestione della raccolta dei rifiuti certificano.
Ama e Atac sono due aziende fallite da tempo. Non solo sul piano finanziario, perché schiacciate da un fardello di debiti e di nuovi disavanzi annuali che le hanno già trasformate in società «liquidande», ma perché fallite culturalmente essendo da anni gestite dalla politica come aree di parcheggio (in Ama ci sono ancora dirigenti in aspettativa «politica» nominati negli anni 90) o come bacino di politiche clientelari per le varie Parentopoli di turno. In aziende dove la meritocrazia non ha mai avuto alcun ruolo e dove gli interessi politici e sindacali l'hanno fatta sempre da padrone il turnaround ha la stessa probabilità di successo di una vittoria a basket della nazionale portoghese contro il Dream team Usa.
La Raggi ha però la possibilità di spiazzare i suoi nemici cambiando addirittura il campo di gioco. Ama e Atac possono uscire dal perimetro di azione diretta del comune di Roma ed essere affidate a soggetti terzi con contratti di servizio ben redatti e dettagliati che ne disciplinano compiti e obiettivi. Non un'unica multiutility comunale, che sarebbe un mostro societario, ma due affidamenti in gestione, anche a termine con contratti da rivedere nel tempo, a gruppi in grado di risanare le due municipalizzate. Un gruppo forte nella gestione dei rifiuti per Ama e magari le privatizzande Fs per Atac. Due contesti che dispongono di energie e competenze manageriali capaci di realizzare il turnaround. Non sarebbe una privatizzazione tradizionale ma un'operazione di affidamento in gestione.
Cosi la Raggi si sottrarrebbe allo stillicidio di attacchi dei gruppi di potere che tengono bloccata Roma da troppi lustri e offrirebbe, perfino agli osservatori internazionali, una strategia di azione innovativa da valutare. E se la Raggi risanasse Ama e Atac allora sarebbe difficile per chiunque dubitare che il M5s non è ormai pronto anche per il governo nazionale.

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