L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 settembre 2016

Comune di San Lazzaro - la consorteria mafiosa-massonica politica del Pd non demorde ma sa benissimo quello che ha fatto

LE REAZIONI
Colata di Idice e pressioni al sindaco,
la difesa: «Tutti fatti noti e già smentiti»


Il presidente nazionale di Legacoop sui rapporti con i pm: «Nessun problema di natura politica»


Il progetto (bocciato) del maxi insediamento edilizio a IdiceBOLOGNA - Tutte accuse, quelle contenute negli avvisi di fine indagini, già smentite dai diretti interessati. Si difendono così i vertici di Legacoop accusati dal sindaco di San Lazzaro Isabella Conti di pressioni indebite e minacce per lo stop alla Colata di Idice. La mancata costruzione della new town interessava due cooperative, l’imolese Cesi e la bolognese Coop Costruzioni. E per entrambe poi, colpite dalla crisi dell’edilizia, si è aperta la strada della liquidazione coatta.

A intervenire, al posto della presidente Rita Ghedini e del direttore generale Simone Gamberini, sono i loro legali. «L’avviso di conclusione delle indagini preliminari riporta frasi e concetti già contenuti negli esposti a suo tempo presentati da Isabella Conti, già smentiti in modo del tutto convincente e documentato da Rita Ghedini e Simone Gamberini nel corso del loro interrogatorio», scrivono in una stringata nota gli avvocati Luca Sirotti e Maddalena Rada. «Vedremo l’intero fascicolo di indagine ed insisteremo perché questa vicenda prenda la strada che merita, ovvero l’immediata chiusura», aggiungono.

Sgombra invece il campo da retro letture il presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti. E ce n’è bisogno in questa fase molto delicata per il mondo cooperativo bolognese. D’altronde due anni fa fu uno dei suoi più importanti manager, il presidente di Granarolo Gianpiero Calzolari, durante un’assemblea proprio di Coop Costruzioni, a lamentarsi perché «qui appena uno alza un dito si apre un fascicolo ». Altri tempi, la Colata di Idice non era ancora venuta a galla, anche se il rapporto tra cooperative e magistrati era già tesissimo. Ora, però, con questa delicata inchiesta in corso (che per forza di cose va a far luce nei rapporti tra cooperatori, amministrazioni e Pd), il leader nazionale di Legacoop vuole essere chiaro: «Non credo — dice — che ci sia un problema di natura politica».

Un problema d’immagine con la notizia del fine indagine per i due dirigenti, quello invece potrebbe crearsi in vista di un importante appuntamento di Legacoop che si terrà nei prossimi giorni. A Palazzo Re Enzo dal 7 al 9 ottobre andrà in scena la «Biennale dell’economia cooperativa» con Ghedini e Gamberini a fare da padroni di casa. Ci saranno ospiti come il premio Nobel Joseph Eugene Stiglitz, l’economista Jean Paul Fitoussi, l’ex premier Romano Prodi, diversi ministri del governo Renzi e l’Alto rappresentante per gli affari esteri Federica Mogherini. E pure don Luigi Ciotti di Libera, che disse al termine di un incontro con la Conti (a inizio 2015, quindi subito dopo le denunce): «Anche qui a Bologna c’è un sistema come quello mafioso».
29 settembre 2016

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