L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 28 settembre 2016

De Benedetti ha sempre scaricato sul pubblico tutte le sue iniziative che non riuscivano Ma sul prossimo presente della crisi mondiale non ha torto

De Benedetti: “Nuova grave crisi economia metterà a rischio democrazie”

28 settembre 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – “Siamo alla viglia di una nuova, grave crisi economica”. Un presagio funesto è quello che fa l’ingegnere Carlo De Benedetti nel corso di un’intervista al Corriere della Sera. L’ingegnere ed editore italiano ha sottolineato che la crisi economica che si abbatterà presto metterà in pericolo la democrazia.

“L’Occidente è a una svolta storica: è in gioco la sopravvivenza della democrazia, anche a causa della situazione economica e finanziaria (…) La democrazia nasce con il declino delle monarchie e della nobiltà e con l’ascesa della borghesia. Anche in Italia la democrazia si afferma dopo la guerra, quando si è creata una classe media. Oggi proprio la progressiva distruzione della classe media mette a rischio la democrazia; senza che si sia risolto il problema della stagnazione. Peggiorato dalla folle scelta europea dell’austerity in un periodo di piena deflazione, il che equivale a curare un malato di polmonite mettendolo a dieta”.

Nella lunga intervista al quotidiano, De Benedetti fa il punto anche sulleelezioni Usa e non esclude una vittoria di Trump – “per il mondo occidentale,una tragedia. Il protezionismo americano aggraverebbe la nostra crisi” – e sulla situazione politica europea e quella italiana.

“In Francia non si può escludere che diventi presidente Marine Le Pen (..) In Italia, sulla base dei sondaggi, i Cinque Stelle oggi potrebbero vincere le elezioni (…) Non ci voglio pensare”.
Infine un accenno al referendum costituzionale visto che qualche mese fa, dalle stesse pagine del Corriere, l’ingegnere De Benedetti aveva affermato di voler votare No se Renzi non avesse cambiato la legge elettorale.

“Lo confermo (…) Se ci fosse vera volontà politica, ci si potrebbe accordare per una nuova legge elettorale; ma al momento vedo solo tattica. I Cinque Stellevogliono il proporzionale puro, e non mi stupisce: un movimento populista è sempre contro qualsiasi forma di maggioritario (…) Se vincesse il no, Renzi dovrebbe dimettersi il giorno dopo. Anche se non credo che lascerà la politica. E per fortuna, perché ha dimostrato di avere energia e qualità”.

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