L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 6 settembre 2016

Germania - gli euroimbecilli fanno finta di non capire. Ne destra ne sinistra ma volontà di uscire fuori da questa melma dell'Euro

Alternativa per la Germania/1. Nazionalpopulisti negli slogan e oltre destra e sinistra per gli elettori

Pubblicato il 5 settembre 2016 da Niccolò Nobile


Alternativa per la Germania

Un doppio focus sulla crescita in Germania del partito nazionalpopolare Alternativa per la Germania

L’equilibrio del sistema politico tedesco ha a lungo rappresentato uno dei tanti – ad onor del vero – fiori all’occhiello della Germania. Un bipolarismo quasi perfetto tra CDU\CSU ed SPD, alle quali di volta in volta si sono affiancati partiti minori, negli ultimi venti-trent’anni solamente il FDP (liberali) o i Verdi. Tuttavia qualcosa sembra essere mutato. Se il governo di Angela Merkel è certamente uno dei più stabili tra quelli europei, è indubbio che la CDU, fortezza del centrodestra tedesco fondata da Konrad Adenauer, stia perdendo colpi: da ormai tre anni vige il governo di una grande coalizione che comprende, uniti al governo, i due partiti democristiani e i il partito socialdemocratico, mentre i liberali, pagando il cocente insuccesso elettorale, ne sono rimasti esclusi. Oggi, le elezioni nel land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, non fanno che confermare una possibile futura débâcle elettorale su grande scala del partito democristiano tedesco.

Meclemburgo lander storicamente socialdemocratico

Tuttavia, bando agli allarmismi. Il Meclemburgo non è, come invece è stato descritto da più parti, una roccaforte della CDU. Ex regione della DDR, dal 1998 è stata retta ininterrottamente da governi socialdemocratici, seppur a più riprese in coalizione coi cristiano-democratici. Nel corso delle elezioni amministrative, tra il 1998 e il 2011, la distanza, calcolata in punti di percentuale, tra i due maggiori partiti tedeschi, se è attestata ad un minimo di 2 (2006) punti fino ad un massimo di 12 (2011), sempre a favore dell’SPD. Alle ultime elezioni politiche (2013) il voto popolare ha invece premiato il premiato il partito di Angela Merkel, ma, dall’altro canto, non ci si può certo riferire al Meclemburgo come un feudo cristiano-democratico. Ciò che realmente sorprende è che a sorpassare, seppur garantendosi uno strettissimo margine, il partito della Eiserne Kanzlerin, oltre alla scontatissima SPD, sia stato un partito fino ad oggi lasciato in secondo piano, la conservatrice ed euroscetticaAlternative für Deutschland.

I conservatori dell’Afd

Alternativa per la Germania è un partito complesso, che gli schemi, ideologici e tendenzialmente manichei della politica italiana, difficilmente possono inquadrare. Non si tratta né di un gruppo di neonazisti né di leghisti d’oltralpe né tanto meno di una filiale germanica del Front National. Si tratta di un partito che ha superato a destra, in termini di politica economica e sociale la CDU, raccogliendo parte cospicua del sostegno che fino a poco tempo fa premiava quest’ultima o il FDP. Dall’altra parte non bisogna sottovalutare l’apporto, fornito in termini di voto, degli ex elettori dell’estrema sinistra (Verdi, Die Linke), i quali si ritrovano nell’euroscetticismo dell’AfD e la cui voce è forte soprattutto nei territori della ex DDR. Afd: un partito conservatore, dunque, su temi quali il matrimonio omosessuale e l’immigrazione, populista nei toni, eppure non certo estremista nei fatti.

Fino a poco tempo fa, quando la dirigenza fondatrice venne scalzata da Frauke al congresso di Essen del luglio 2014, AfD era infatti nota come il partito dei professori. Bernd Lucke, il fondatore ed ex presidente del partito, è docente di macroeconomia presso l’Università di Amburgo, mentre, tra i membri di maggior conto, Hans-Olaf Henkel è presidente del Bundesverband der Deutschen Industrie, omologa della Confindustria italiana, e Wilhelm von Gottberg è vicepresidente del Bund der Vertriebenen, l’unione dei rifugiati tedesco-orientali, oltre che ex dirigente della CDU.AfD non respinge l’Unione Europea, l’adesione alla quale sarebbe irrinunciabile, tuttavia propone politiche economiche meno flessibili, austerità nei bilanci e dunque la formazione di macro unioni monetarie. Si tratta di una posizione che, oggi, porrebbe quegli stati dell’UE di per sé finanziariamente svantaggiati, tra i quali è doveroso annoverare il nostro paese, in una posizione ancora più sgradevole, privandoli del sostegno economico che, obbiettivamente, una direzione finanziaria comune permette. Per dirla tutta: le politiche economiche à la Schauble, tanto criticate dai populisti nostrani di destra e di sinistra, sarebbero un bel ricordo. Allo stesso tempo questo partito, frutto dell’alleanza tra il liberismo più intransigente e il movimentismo populista, batte l’incudine su temi che persino in Germania divengono ogni giorno più scottanti: la disgregazione della famiglia naturale ma, soprattutto, le politiche inerenti all’immigrazione e all’integrazione delle masse di migranti, le quali ci pongono una sfida che è ancora tutta da risolvere. E forse da comprendere.

Nubi sul futuro della Cdu

Quale sarà il futuro per la CDU? Una virata a destra per contenere il successo dell’AfD o un’alleanza con questo partito anomalo? E quale il futuro del partito di Petry? Si tratterà di una cometa evanescente nel solco dei voti di protesta oppure finirà per lasciare un segno durevole nella politica tedesca e, a quel punto, di quella dell’Europa tutta? Staremo a vedere.

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