L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 settembre 2016

Implosione europea - solo degli euroimbecilli possono credere che la Germania possa accettare una politica fiscale comune, è un'altra fuga in avanti

Soldi
Zingales: “Contro austerity battaglia persa, se Europa è questa meglio uscire”

Parla l'economista della University of Chicago

29 Settembre 2016 - Se da un lato il presidente della Bce Mario Draghi – in audizione al Parlamento europeo – ha difeso le politiche di austerity attaccando a testa bassa quei paesi che chiedono flessibilità ma non tagliano la spesa, dall’altro persino alcuni ortodossi della scuola di Chicago, i cosiddetti ‘Chicago Boys’, inziano a porre il problema in termini diversi. E’ il caso di Luigi Zingales, economista della University of Chicago a suo tempo convocato da Oscar Giannino per il suo movimento ‘Fare per evitare il declino’ in un intervista a La repubblica ha posto l’accento, come molti prima di lui, sull’architettura dell’Unione Europea.

“Il problema non è qualche punto decimale di flessibilità, ma la vera struttura dell’unione monetaria – esordisce Zingales -, senza una politica fiscale comune l’euro non è sostenibile: o si accetta questo principio o tanto vale sedersi intorno a un tavolo e dire: bene, cominciamo le pratiche di divorzio. Consensuale, per carità, perché unilaterale costerebbe troppo, soprattutto a noi”.


UNA BATTAGLIA POLITICA – “Ciò che dovrebbero fare i paesi nella situazione dell’Italia – prosegue l’economista – è smetterla di elemosinare decimali da spendere a scopi elettorali rendendosi poco credibili. Dovrebbero invece iniziare una battaglia politica a livello europeo. Dire chiaramente che alle condizioni attuali l’euro è insostenibile. O introduciamo una politica fiscale comune che aiuti i paesi in difficoltà o dobbiamo recuperare la nostra flessibilità di cambio. Tertium non datur. Il rischio per gli italiani è quello di finire come la rana in pentola: se la temperatura aumenta lentamente non ha la forza per saltare fuori e finisce bollita. Il nostro Paese non cresce da vent’anni. Quanto ancora possiamo andare avanti? Certo, la battaglia per completare l’unione monetaria o scioglierla è tremendamente difficile”.

GLI INTERESSI TEDESCHI – Zingales non nasconde che la Germania insista sull’austerità coatta anche e soprattutto per interessi propri: “Le conviene che questa situazione continui all’infinito. È difficile che qualcuno cambi idea se non gli conviene, a meno che non sia costretto a farlo. I tedeschi temono di pagare il conto delle spese altrui e su questo non hanno tutti i torti. Per questo è necessaria una politica fiscale comune che non sia un semplice trasferimento dal Nord al Sud, ma un meccanismo bilanciato di aiuto reciproco nei momenti di difficoltà. Il ministro Padoan ha fatto bene a lanciare la proposta di un’assicurazione europea sulla disoccupazione: purtroppo questo non sembra essere il tema centrale della politica europea dell’Italia”.

Nessun commento:

Posta un commento