L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 settembre 2016

Implosione europea - Zingales sa perfettamente che una politica fiscale comune e l'abbandono dell'austerità sono due fughe in avanti e che stanno maturando i tempi per implodere

Luigi Zingales: "Quella contro l'austerity è una battaglia persa"
Su Repubblica di ieri l'analisi sulla possibile fine dell'austerity a livello globale per il cambio delle politiche di bilancio determinato dalle scadenze elettorali. Parla l'economista della University of Chicago: "Anche i tedeschi dovrebbero però capire che senza una politica fiscale comune l'euro non è sostenibile e si può pensare al divorzio"

di EUGENIO OCCORSIO
25 settembre 2016


Luigi Zingales ROMA. 

"Il problema non è qualche punto decimale di flessibilità, ma la vera struttura dell'unione monetaria". Luigi Zingales, economista della University of Chicago, riporta il dibattito sull'austerity al problema centrale per l'Italia, la stagnazione indotta dalla rigidità tedesca. "Senza una politica fiscale comune l'euro non è sostenibile: o si accetta questo principio o tanto vale sedersi intorno a un tavolo e dire: bene, cominciamo le pratiche di divorzio. Consensuale, per carità, perché unilaterale costerebbe troppo, soprattutto a noi".

Però da qualche apertura del "falco dei falchi", Wolfgang Schaeuble, era sembrato di intravvedere qualche apertura.
"Come tutti i politici, anche Schaeuble è sensibile al ciclo elettorale. Avvicinandosi le elezioni in Germania, è disponibile a ridurre il surplus di bilancio tedesco abbassando le imposte. In più, Schaeuble vuole evitare una crisi in Italia nell'imminenza delle elezioni tedesche, quindi è possibile che sia disponibile a concedere qualche decimale di flessibilità in più per aiutare elettoralmente Renzi. Ma il vero problema non è la flessibilità, bensì la struttura incompleta dell'unione monetaria".

Cosa dovrebbe fare l'Italia per sbloccare l'austerity di marca tedesca?
"Di certo smetterla di elemosinare decimali da spendere a scopi elettorali rendendosi poco credibile. Dovrebbe invece iniziare una battaglia politica a livello europeo. Dire chiaramente che alle condizioni attuali l'euro è insostenibile. O introduciamo una politica fiscale comune che aiuti i paesi in difficoltà o dobbiamo recuperare la nostra flessibilità di cambio. Tertium non datur. Il rischio per gli italiani è quello di finire come la rana in pentola: se la temperatura aumenta lentamente non ha la forza per saltare fuori e finisce bollita. Il nostro Paese non cresce da vent'anni. Quanto ancora possiamo andare avanti? Certo, la battaglia per completare l'unione monetaria o scioglierla è tremendamente difficile".

Nel resto del mondo la politica sarà invece più espansiva?
"Sì. Nell'America di Obama lo è già stata e lo sarà ancora di più qualsiasi sia l'esito delle elezioni: con Trump salirà la spesa in sicurezza, armamenti, magari ridurrà le tasse com'è nel suo programma, Hillary sarà più attenta alle iniziative sociali, per i giovani, per le scuole. In ogni caso il deficit salirà. Anche il Regno Unito dovrà espandere il bilancio per contrastare gli effetti di Brexit. E il Giappone di Abe sta usando ogni mezzo per sostenere la domanda interna".

Perché la Germania rimane una sostenitrice così tenace dell'austerità fiscale?
"Perché le conviene che questa situazione continui all'infinito. È difficile che qualcuno cambi idea se non gli conviene, a meno che non sia costretto a farlo. I tedeschi temono di pagare il conto delle spese altrui e su questo non hanno tutti i torti. Per questo è necessaria una politica fiscale comune che non sia un semplice trasferimento dal Nord 
al Sud, ma un meccanismo bilanciato di aiuto reciproco nei momenti di difficoltà. Il ministro Padoan ha fatto bene a lanciare la proposta di un'assicurazione europea sulla disoccupazione: purtroppo questo non sembra essere il tema centrale della politica europea dell'Italia".

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