L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 28 settembre 2016

Il 4 dicembre con il nostro sommesso NO mandiamo via Renzi

L’ultima partita di Matteo Renzi

27.09.2016 - Rocco Artifoni
(Foto di Fabio Cimaglia)

Finalmente il Governo ha fissato la data del referendum costituzionale: domenica 4 dicembre 2016. Il Presidente del Consiglio dei ministri avverte: «La partita è adesso e non tornerà. Non ci sarà un’altra occasione per il cambiamento».

Ancora una volta Matteo Renzi dimentica che la Costituzione ha subìto ben 15 revisioni dal 1948 ad oggi. In particolare le ultime 12 modifiche sono state effettuate negli ultimi 27 anni. Non c’è quindi un rischio di immobilismo: semmai il problema è che questi cambiamenti sono troppi, perché le Costituzioni sono scritte per durare secoli. Ad esempio, il fatto che nel 2016 si proponga di modificare ancora il Titolo V della seconda parte della Costituzione, già ampiamente cambiato nel 2001, dimostra che non si è stati molto avveduti nella precedente revisione. Di conseguenza, sorge spontaneo il dubbio che anche questa sia una revisione di corto respiro, come lo sono tutte quelle approvate a colpi di maggioranza.

La Costituzione per sua natura richiede anzitutto condivisione. Di fronte alla Costituzione il Presidente del Consiglio dei Ministri dovrebbe anzitutto mostrare più rispetto, per la storia tragica da cui è stata generata e perché tutti hanno il dovere di osservarla. La Costituzione non è il premio per chi gioca meglio una partita della politica. La Costituzione è la regola del gioco che consente a tutti di giocare la partita della cittadinanza.

La vera partita della Costituzione è la sua attuazione. Nel 2016 siamo ancora nel primo tempo e non stiamo giocando bene, poiché la squadra è alquanto divisa ed è incerta sugli obiettivi da raggiungere. In realtà, ogni giorno è un’occasione per cambiare politica, per realizzare la giustizia e per attuare la solidarietà. Di questo dovrebbe preoccuparsi il Governo, che invece ha confuso il referendum costituzionale con il giudizio universale sul proprio operato. È il caso di ricordarlo: alla fine i Governi passano, mentre le Costituzioni restano.

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