L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 settembre 2016

Magneti Marelli - un altro pezzo importante dell'industria italiana si perde, competenze e ricerca, il governo tace

Chi sbuffa contro Fca di Marchionne per la vendita di Magneti Marelli

Valeria Covato SPREAD


L'approfondimento di Valeria Covato

Non solo economisti a favore della politica industriale hanno rimarcato i timori per la possibile cessione di Magneti Marelli a Samsung Electronics da parte di Fiat Chrysler Automobiles (Fca). Dopo l’allarme dello storico ed economista Giulio Sapelli e gli interrogativi di Federico Pirro, docente all’Università di Bari, anche un liberale pro mercato comeFabrizio Onida, docente di Economia internazionale all’università Bocconi di Milano, ha espresso alcune perplessità sulSole 24 Ore.
Malgrado la smentita del capo azienda Sergio Marchionne su una possibile cessione a breve termine, una conferma sui colloqui in atto con i coreani, e non solo, è giunta intanto dal presidente di Fca John Elkann, nel giorno in cui gli azionisti della holding del gruppo Exor hanno dato il via libera al trasferimento della sede in Olanda.

LA RIFLESSIONE DI ONIDA

Ha scritto l’editorialista del Sole 24 Ore di martedì 6 settembre Fabrizio Onida: “Il passaggio di controllo proprietario in mani straniere può essere occasione di crescita e rilancio competitivo di respiro internazionale, come nel felice (forse unico) caso di Ge-Nuovo Pignone, e nei casi assai meno eclatanti di Whirlpool-Indesit, Electrolux-Zanussi, Mohawk-Marazzi. Ma purtroppo può essere anche anticamera di un pesante ridimensionamento occupazionale e strategico, come in anni non lontani Alcatel-Telettra, Siemens-Italtel, Ge-Olivetti, Alstom-Fiat Ferroviaria, Abb-Elsag Bailey. Certo si può discutere se in questi e simili casi il capitale estero abbia almeno contribuito a salvare il salvabile: meglio ridimensionarsi che uscire del tutto dal mercato”, aggiunge l’economista Onida alla luce delle importanti acquisizioni di controllo totale o parziale di nostre aziende pubbliche e private molto ben posizionate che si sono verificate negli ultimi anni.
Per l’editorialista del Sole 24 Ore la domanda di fondo è: “Perché, in un Paese così ricco di capitali finanziari e capacità manageriali (che spesso esportiamo con successo), al momento del passaggio generazionale o di privatizzazioni di aziende che hanno fatto la storia del nostro migliore capitalismo, sembrano non esserci capitalisti di vecchia o nuova generazione in grado di raccogliere il testimone mantenendo sul nostro territorio la testa pensante per una futura crescita competitiva?”.

GLI INTERROGATIVI DI PIRRO

Citando alcuni casi sul comparto automobilistico in Europa, come lo Stato francese azionista di minoranza della Renault e il Land della Bassa Sassonia del 20% della Volkswagen, Federico Pirro, storico e docente all’Università di Bari, ha ricordato che in Italia l’Iri deteneva il controllo dell’Alfa Romeo fino alla sua cessione alla Fiat alla fine del 1986. Poi alcuni interrogativi su Magneti Marelli:
“Si potrebbe allora tornare ad una situazione simile? E, più in generale, lo Stato potrebbe rafforzare la sua presenza in comparti industriali di punta dell’industria italiana, essendo già azionista di maggioranza relativa di Eni ed Enel, di maggioranza di Finmeccanica, Fincantieri, Poste e Terna, e azionista ancora totalitario di Ferrovie dello Stato e di altre aziende? E sarebbe auspicabile che ciò accadesse?”, ha chiesto la firma di Formiche.net Pirro. A suo avviso, “sarebbe molto utile per il nostro Paese un persistente e saldo controllo pubblico di industrie strategiche, considerando la necessità che essa resti una grande potenzia industriale a livello mondiale”. Per Pirro bisogna anche dare atto al Governo Renzi che “pur valutando concretamente la possibilità di collocare sul mercato altre quote di Enel, Poste e di portarvi quanto prima le Ferrovie, pur conservando di tutte il controllo e la gestione, con le recenti acquisizioni in logiche di mercato da parte della Cassa Depositi e Prestiti e dei fondi azionari da essa partecipati, ha in qualche misura riavviato un percorso che, non considerando più un tabù il ritorno dell’azionariato statale in determinati comparti, potrebbe portare anche molto lontano nell’esclusivo interesse del Paese”.

L’APPELLO DI SAPELLI AL GOVERNO

Giulio Sapelli, storico ed economista, ha le idee chiare: la notizia della probabile vendita della Magneti Marelli da parte della Fca ai coreani di Samsung sarà un pessimo affare per l’Italia. Le ragioni Sapelli le ha spiegate in una intervista a Formiche.net. Perdita di occupazione: “Ho molti dubbi che la sede centrale continui ad essere a Corbetta”, e scomparsa di un segmento essenziale: “Magneti Marelli è leader nell’elettronica del movimento ed ha un valore industriale e tecnologico elevatissimo”.
Questi motivi sono bastati all’editorialista del quotidiano Il Messaggero per fare appello al governo attraversoFormiche.net: “A questo punto dovrebbe intervenire l’esecutivo, come accade negli altri Paesi. Chiedere di conoscere di cosa si sta discutendo e cercare di mantenere in Italia i capisaldi di un’azienda così rilevante per il nostro Paese. Ma è anche vero che da un punto di vista legale Fca non è più una società italiana, e non sarà così semplice farsi ascoltare”, ha concluso Sapelli.

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