L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 settembre 2016

Massoneria - gli obiettivi sempre oscuri, la dissimulazione come strategia, gli iscritti non si ha da sapere

«Fuori i nomi dei massoni», ma il Grande Oriente dice no all’antimafia
Lo scorso 3 agosto davanti alla commissione parlamentare Antimafia il gran maestro del Grande Oriente d'Italia, Stefano Bisi, non ha consegnato l'elenco degli iscritti. La commissione potrebbe anche procedere, tramite i poteri d'inchiesta, al sequestro












FRANCOIS NASCIMBENI/AFP/Getty Images
29 Settembre 2016 - 14:23

Lo scorso 3 agosto, a due settimane dall’operazione “Mammasantissima”, che daReggio Calabria è arrivata fin dentro ai gangli del Parlamento, arriva a sedersi davanti alla commissione parlamentare antimafia Stefano Bisi, gran maestro del Grande Oriente d’Italia (GOI). Nell’inchiesta portata avanti dalla procura di Reggio Calabria tra i destinatari delle attenzioni dei pm ci sono l’ex deputato del Psdi Paolo Romeo, già agli arresti dal 9 maggio scorso; l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra; l’avvocato Giorgio De Stefano, anche lui già detenuto; Francesco Chirico, ex dipendente della Regione e cognato del boss Orazio De Stefano; e il senatore di Gal Antonio Stefano Caridi.

LE AUDIZIONI CON LE COMUNIONI MASSONICHE

La presenza di Bisi davanti all’antimafia non è casuale: il lavoro degli investigatori calabresi e siciliani negli ultimi tempi ha spesso incrociato la massoneria. Vale per “Mammasantissima”, così come per la caccia al superlatitante Matteo Messina Denaroda Castelvetrano, dove la concentrazione di logge massoniche in rapporto alla popolazione è la più alta di tutto il Paese. Proprio lì due assessori appartengono proprio a una loggia del Goi, la “Francisco Ferrer 908”. D’altronde bastano i numeri del Goi, che non è altro che una delle comunioni massoniche in Italia, per comprendere la portata degli iscritti. Li sciorina lo stesso Bisi in apertura di audizione, dopo i dovuti distinguo tra logge palesi e coperte: «23.052 fratelli iscritti all'anagrafe, oggi presenti in tutto il territorio nazionale, divisi in 850 logge, i nuclei che formano il Grande Oriente d’Italia».

Il gran maestro del Goi è stato il primo a rispondere all’invito della commissione riguardo l’ascolto delle logge italiane: «siamo prontissimi - ha detto Bisi - a collaborare con la Commissione antimafia e con tutti gli organi giudiziari che ci possono chiedere informazioni». Negli ultimi anni assicura lo stesso Bisi, nel Grande Oriente dal 1982, «abbiamo attuato da tempo delle procedure di fortissimo controllo per chi vuole entrare in una loggia e per chi c’è già», assicurando poi che «logge segrete e fratelli “all’orecchio”, come si diceva un tempo, nel Grande Oriente d'Italia non ce ne sono assolutamente».

LA LISTA DEGLI ISCRITTI: IL DUE DI PICCHE DEL GRAN MAESTRO E I POTERI DELLA COMMISSIONE

Obiettivo della commissione è quello di acquisire gli elenchi degli iscritti alle comunioni massoniche. E da Bisi in persona incassano il primo due di picche. Alla domanda del presidente Rosi Bindi il gran maestro è chiaro oltre ogni ragionevole dubbio: «Se ci sono fratelli che in qualche modo possano deviare dalla strada maestra, vengono presi provvedimenti. Certo, da qui a dire che pubblichiamo tutti i nomi ce ne corre. La legge della regione Toscana, in epoca post-P2 – fu una legislazione d'emergenza – chiedeva a tutti gli amministratori pubblici di dire a quali associazione appartenessero. Era una legge - chiude Bisi - contro i massoni, ma, secondo me, oggi è diventata una legge contro il diritto alla riservatezza che ognuno ha».

Su questo punto e sui risultati di queste audizioni si gioca forse la partita più importante della commissione antimafia di questa legislatura. Dopo il primo rifiuto si passa a una seconda fase: la stessa commissione invierà una lettera formale alle comunioni massoniche per ottenere gli elenchi. Queste avranno facoltà, e non è escluso che di questa facoltà ne facciano uso, di respingere al mittente la richiesta. A quel punto si scenderà allo scontro: la commissione parlamentare antimafiaricorrendo ai poteri che ha potrebbe farli sequestrare portando la magistratura dalla sua parte. Tuttavia la pubblicità degli elenchi non è assicurata, perché le liste potrebbero rimanere anche nei segreti cassetti della stessa commissione. Eventualità quest’ultima che potrebbe portare le comunioni massoniche ad accettare la cessione degli elenchi.

In teoria, per avere i nomi degli iscritti alla massoneria facenti parte della pubblica amministrazione la strada dovrebbe essere semplice. Lo sottolinea anche unasentenza del consiglio di Stato di tredici anni fa: «Il dipendente della pubblica amministrazione può anche essere iscritto a una loggia massonica (non deviata) ma deve sempre e comunque comunicarlo preventivamente, altrimenti rischia il licenziamento, e a nulla vale appellarsi al diritto alla privacy perché, in ogni caso, prevalgono i princìpi della trasparenza e del buon andamento della pubblica amministrazione».

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