L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 settembre 2016

Pensioni - in arrivo l'elemosina per comprarsi qualche voto

RIFORMA PENSIONI, BORGHI: "E' UN PROVVEDIMENTO DI FACCIATA. MI TORNA IN MENTE AMATO..."
29 settembre 2016 ore 12:46, Adriano Scianca





"E' un provvedimento di facciata, era meglio pensare ai giovani". CosìClaudio Borghi, economista ed esponente della Lega Nord, giudica la riforma delle pensioni su cui governo e sindacati avrebbero appena trovato la quadra. E, parlando con IntelligoNews, aggiunge: "Con le mance non si risolveranno i problemi di questo Paese".

Cosa pensa dell'accordo governo-sindacati sulle pensioni?

«Io credo che stiamo sbagliando costantemente bersaglio. Non è questione di elargire un po' più di soldi ai pensionati. Se uno deve fare un'elargizione per mettere in circolo un po' di soldi, in teoria dovrebbero essere più gratificati i giovani. I pensionati sono, chi più chi meno, tutelati da un sistema pensionistico piuttosto generoso. Non mi risulta ci sia un pensionato che prende meno rispetto ai contributi che ha versato. Un giovane disoccupato sta messo peggio. Numeri alla mano, peraltro, i pensionati scopriranno che non ci hanno guadagnato più di tanto. Alla fine la somma tra prelievi ed elargizioni è zero. Se aumento prelievi su case, risparmi, terreni, il gettito fiscale aumenta in modo più che proporzionale rispetto alle spese e alla fine vediamo che il conto è pari. Si tratta di provvedimenti di facciata. Nessuna piccola mancia cambierà il destino di questo Paese. E, comunque, anche nelle mance c'è sempre qualche buco da cui poi si riprendono i soldi».

Provvedimenti di facciata, dice. Qualcuno aggiungerebbe: “Provvedimenti elettorali”. È d'accordo?

«Sì, ma non stupisco, è qualcosa che hanno fatto più o meno tutti. Mi ricordo del governo Amato che fece qualcosa di simile. È un espediente da praticoni della politica».

Si parla molto della “pensione social”. Secondo lei è un provvedimento sostenibile?

«La cosa giusta dovrebbe essere che tutti ricevono i contributi che hanno versato correttamente rivalutati. Viceversa, se non li ho versati per diversi motivi, non ultimo il fatto che potrei essere un evasore (ce ne sono molti che prendono la minima ma vanno in giro in Bmw) non vedo perché lo Stato deve incrementare il mio assegno. Se invece faccio degli interventi mirati, allora è diverso. Se io sono povero – che è differente dall'avere una pensione minima – allora si può dare un incremento sociale, ma non dando soldi a pioggia, per tutti». 

Sempre più spesso vediamo l'Inps occuparsi di bonus, voucher etc. Non è che si sta snaturando la missione di questa istituzione?

«Penso proprio di sì. Ci sono sempre delle supplenze di enti che non dovrebbero essere chiamati a fare ciò che fanno. Se le regole fossero semplici (ciascuno ha la proprietà dei suoi contributi e di quelli può disporre liberamente) tutte queste invenzioni svaniscono, perché io posso decidere di andare in pensione quando voglio. Non capita mai che io rimango senza reddito. È come se ogni cittadino avesse una specie di conto nell'Inps».

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