L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 settembre 2016

Rai - l'occupazione del Pd non ha fatto prigionieri e ora cordate contro cordate mentre noi dovremo pagare per una Tv pubblica

La Rai, un Pd in piccolo

A viale Mazzini la rappresentazione è puntuale. Ci sta tutto. La poltrona del capo nel mirino e in bilico. La lotta interna al Pd. Il groviglio del potere e le contraddizioni. Il cantonismo purificatore. E l’arrivo di atti formali che difficilmente porteranno soluzione 
e conclusione. Ancora una volta è lei, la Rai, a trasmettere 
- ma è il suo mestiere - il polso del Palazzo e poi del paese.

È NOTO CHE i rapporti tra il sottosegretario con delega 
alle Tlc, il gioviale Antonello Giacomelli, l’uomo che cura i dossier della tv pubblica e l’ad Antonio Campo Dall’Orto non sono cordiali come quelli fra Cip e Ciop. Da mesi la critica è pubblica su nomine e mancanza di progetto.

ORA I NEGROMANTI raiologi danno nuova interpretazione 
a questo fuoco amico. E ricordano con memoria lunga come Giacomelli, toscano e un tempo indicato come renziano, 
sia stato anche capo della segreteria politica di Dario Franceschini, il ministro che molti indicano come un possibile successore 
del premier.

NON CHE DALLE PARTI DI RENZI si stappi il Chianti sulle scelte 
di Campo Dall’Orto (CDO) entrato nel cono d’ombra. Ma dopo la riforma Rai che ha trasformato il dg in un ad, il capo di viale Mazzini ha fatto shopping compulsivo di manager esterni all’azienda.

LA CONTRADDIZIONE del potere renziano che ha dato i super poteri a CDO si materializza con il contro parere dell’Anac di Raffaele Cantone per il quale le 21 nomine esterne non sono state rispettose delle regole previste dal piano anticorruzione Rai. Come per esempio il job posting, la ricerca interna per l’assegnazione 
di una poltrona vacante.

APRITI CIELO? No, non spetta all’Anac, ma al ministero dell’Economia, valutare legittimità di procedure e requisiti Rai società a cavallo tra servizio pubblico e mercato. Intanto il Parlamento ha votato il tetto agli stipendi di Viale Mazzini, quei 240 mila euro l’anno che ogni tanto rispuntano e poi vengono opportunamente inabissati.

RISULTATO? UNA SITUAZIONE TRAGICOMICA. I direttori come Daria Bignardi, Ilaria Dallatana, Gabriele Romagnoli dovranno andare a casa, chiedere risarcimenti milionari o passare un esame? E da CDO (che intasca circa 600 mila euro l’anno) in giù, gli over 240 mila dovranno ridare il surplus delle buste paga già intascate?

L’UNICO DAVVERO in difficoltà sarebbe Genséric Cantournet, capo della sicurezza, afflitto da due dettagliucci, non può ricoprire il ruolo perché non è italiano come prevede la legge ma, incredibile dictu, 
è stato selezionato dalla società di cacciatori di teste che era guidata da suo padre (scoop del “Fatto”)! Riforma Rai, proprio sicuri?

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