L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 settembre 2016

Rai - noi paghiamo un canone ma non abbiamo un servizio pubblico e loro hanno redditi enormi

Rai, Monica Maggioni: “Il tetto agli stipendi dei dirigenti? Pericoloso”

Media29/09/2016 1 giorno fa - Mario Basso

Monica Maggioni
Ha dell’incredibile la faccia di gomma della Maggioni. Ieri, infatti, il Cda della Rai ha approvato un documento in cui si prevede un tetto di 240 mila euro alle retribuzioni, ma con eccezioni che riguardano “un numero preciso e figure precise” di figure apicali.

E chi saranno mai queste figure “precise”? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, diceva qualcuno molto più scafato di noi. Tuttavia, è la sfrontatezza della presidente della Rai a lasciarci perplessi. «Dire che c’è un tetto per cui nessuno può guadagnare un euro in più di 240 mila euro sarebbe molto, molto, pericoloso». Pericoloso per chi, di grazia?

«In questa commissione – ha spiegato ieri, appunto, in Commissione Vigilanza – ci era stato detto di procedere verso una rideterminazione delle retribuzioni, è stato fatto un lavoro significativo. Il nostro obbligo è garantire all’azienda un futuro, una tenuta e di rimanere dove è, auspicabilmente migliorare, in termini di preminenza sul mercato. Ci deve essere un tetto a 240 mila euro ma non posiamo, come azienda, vivere di quel tetto in modo indistinto e indiscriminato e allo stesso tempo vivere come prima quando ognuno poteva fare quello che voleva. È stata individuata una linea molto virtuosa che l’azienda potrebbe applicare e che corrisponde al fatto che si tratta di una azienda editoriale ibrida che deve rimanere sul mercato, che quindi ha bisogno di figure apicali, poche pochissime, ma coerenti con i valori di mercato anche se significativamente al di sotto. Perché sennò nel tentativo di dire che la Rai va tenuta come una pubblica amministrazione si fa quella che può sembrare una azione efficace ma che in futuro si tradurrà in una marginalizzazione di questa azienda».

Tradotta in parole povere, gli alti profili professionali costano. Per carità, è giusto così. Peccato, però, che la Rai pulluli di risorse strapagate che continuano a far fare all’azienda figure da peracottaro, ma – in virtù del loro essere “speciali” – stanno saldamente al loro posto.

Ma chi sono i fortunati per i quali, al momento, non si applica il tetto di 240 mila euro in quanto profili di alto livello che meglio al mondo non ce n’è? Ovviamente il Dg Campo Dall’Orto, ma anche il direttore del Tg1 Mario Orfeo. Per i contratti a tempo determinato fino a 3 anni è previsto un aumento del tetto del 30%.

Per le figure “corporate”, invece, sono state identificate 10 posizioni che possono avere un’indennità di funzione fissa di 50 mila euro oltre allo stipendio di base. Tra queste ci sono lo Chief financial officer (direttore finanziario) Raffaele Agrusti, lo Chief technology officer Valerio Zingarelli, l’amministratore delegato di Rai Pubblicità Fabrizio Piscopo, il direttore delle Risorse umane Paolo Galletti, il direttore della comunicazione Giovanni Parapini e il capo degli affari legaliPierpaolo Cotone.

E che non glielo vogliamo dare un maxi stipendio a questi piccoli geni?

Soldi meritatissimi. Come meritati sono stati i 350mila euro che la Rai ha speso per “aggiornare” i loghi delle tre reti, questione sollevata da L’Ultima Ribattuta (LEGGI QUI) ribadita da L’Espresso che ha contattato direttamente i cervelloni Rai per avere conferma sui costi. Intanto il sindacato interno, lo SNAP, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale.

Nessun commento:

Posta un commento